PETR DEMJANOVIC OUSPENSKY.
...
.
...
LA QUARTA VIA.
Parte 4.
...
.
...
Titolo originale: THE FOURTH WAY. 1957.
Traduzione di: PAOLO VALLI.
1974. Casa Editrice Astrolabio, Ubaldini Editore, ROMA.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
LA QUARTA VIA.
...
.
...
Discorsi e dialoghi secondo l'insegnamento di G. I. GURDJIEFF.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
Desidero darvi un po’ di materiale nuovo su cui riflettere. Ricordate il punto di partenza quando venne spiegata l’idea delle triadi? È stato detto che ogni azione, ogni manifestazione è il risultato del congiungimento di tre forze. Questo è il principio; ora dobbiamo cercare di comprendere come cominciare a studiarlo.
Nello studio delle triadi e delle tre forze bisogna essere molto attenti e andar adagio, usando i principi dati nel sistema e cercando di applicarli e ampliarli quando ciò è possibile. Sono da evitare in modo particolare fretta e invenzione. Il primo punto nella comprensione del significato di triadi sta nel ricordare che le manifestazioni di energia, ogni tipo di azione, nel mondo, nell’attività dell’uomo, all’interno della macchina umana e negli eventi esteriori, consistono sempre in triadi.
Abbiamo parlato di sei diverse triadi comprensibili dalla mente umana, ciascuna rappresentante una diversa combinazione di forze. Allo scopo di limitare il problema, di non farlo troppo complicato al principio, considereremo solamente l’attività umana.
Qui però ci imbattiamo in una difficoltà. Non abbiamo mai pensato all’attività stessa come differente. Conosciamo la differenza tra legno e metallo, per esempio, e non li confonderemo. Ma non comprendiamo che un’azione può essere altrettanto differente dall’altra che due oggetti diversi. Per noi, nel pensiero ordinario, le azioni sono le stesse, soltanto che uno comincia con uno scopo e ottiene un risultato, mentre un altro comincia con un altro scopo e ha un risultato diverso. Pensiamo soltanto a moventi, scopi e risultati, ma non alle stesse azioni.
...
.
...
D. Allora il movente è meno importante di quanto pensiamo?
...
.
...
R. Esso non determina l’azione. Potete avere un tipo di scopo, ma la vostra azione può essere di un tipo differente. Ciò accade spessissimo. La gente comincia a far qualcosa mirando a un certo scopo, ma le sue azioni sono tali che nemmeno per caso questo scopo può essere raggiunto. È necessario coordinare scopo e azione, altrimenti non otterrete mai quello che volete.
Questo è quanto dobbiamo comprendere in relazione alle nostre azioni e dobbiamo cercare di trovare diverse categorie di azioni. Quando cominciamo a osservare l’attività umana da questo punto di vista, ricordando che esistono tipi di azione differenti, indipendentemente da risultati, intenzioni, emozioni, materiale, ecc., cominceremo ad accorgercene.
Non è la capacità di vedere che manca, ma la conoscenza di questo principio che per noi è nuovo. Non possiamo cominciare immediatamente a cercare tutte e sei le diverse triadi che possono essere trovate nell’attività umana, perché esse diverranno confuse nella nostra mente. Dobbiamo trovare standard per due, tre o quattro tipi, quanti più ne possiamo vedere.
Osservate le vostre stesse azioni e quelle delle persone attorno a voi: vi accorgerete di certe differenze. Questo è buon materiale per pensare. Tutte le assurdità della vita dipendono dal fatto che la gente non comprende che alcune cose possono essere fatte solamente con un tipo di triade. Essa usa una triade sbagliata, un tipo sbagliato di azione, e rimane sorpresa che i risultati non sono quelli che voleva.
Per esempio, non è bene cercare di insegnare con le percosse, o cercare di persuadere con le mitragliatrici.
Trovate i vostri propri e migliori esempi dell’uso sbagliato delle triadi e vi accorgerete che determinati risultati possono essere ottenuti soltanto mediante un’azione appropriata. Osservate voi stessi e la vita in generale; se rivolgete questo studio su voi stessi, vedrete, per esempio, che se desiderate sapere qualcosa o cambiare qualcosa in voi e se affrontate questo problema in una maniera formatoria, non otterrete mai nulla. Il pensare formatorio è un esempio di un’azione che non porta alla comprensione.
...
.
...
D. Potete darci un esempio di attività umane differenti?
...
.
...
R. Ecco due esempi semplici allo scopo di comprendere l’idea. Per costruire una casa, occorre sforzo in ogni momento, ogni singolo mattone deve essere sistemato con un certo sforzo; nessuna triade passa in un’altra triade senza sforzo. Alla fine la casa è costruita e ammobiliata. Allora, se volete bruciarla, non fate altro che strofinare un fiammifero, metterlo in contatto con qualcosa di infiammabile e la casa è bruciata.
Se andate più a fondo in ciò, vi accorgerete che queste sono due attività diverse. Non potete costruire la casa con la stessa attività con cui la bruciate. Nel secondo caso, una triade passa nell’altra senza alcuno sforzo, automaticamente, dopo il primo sforzo iniziale di strofinare un fiammifero.
Esempi del terzo tipo di triade, nella nostra esperienza, possono essere trovati soltanto nel lavoro consapevole, non in quello identificato, o in qualche attività che abbia una peculiare qualità sua propria che non può essere imitata da altri, quale la creazione artistica.
Gli sforzi di ricordare se stessi e di non identificarsi appartengono a questa categoria. Se riflettete su ciò, comprenderete che allo scopo di dipingere, per esempio, un buon quadro occorre usare una triade diversa da quella che si sarebbe usata per costruire una casa o da quella usata per bruciare una casa; è necessario qualcos’altro.
Un’altra triade può essere chiamata invenzione, scoperta, arte. Se pensate a queste quattro attività diverse, esse vi forniranno materiale per osservare e confrontare. Cercate di vedere perché e in che maniera sono diverse.
...
.
...
D. Non scorgo la distinzione tra arte e costruire una casa.
...
.
...
R. In un caso è necessaria solamente energia, solamente sforzo; nell’altro occorre qualcosa di più, una certa conoscenza o capacità di invenzione.
...
.
...
D. Avete messo gli sforzi per ricordare se stessi assieme all’arte?
...
.
...
R. Sì, è la stessa triade. Semplice, cieco sforzo, come nel lavoro fisico, non sarà di aiuto nel ricordare se stessi. E non lo sarà nemmeno lo sforzo nel senso di invenzione, adattamento, aiuto.
...
.
...
D. Trovo difficile pensare analogie a queste attività.
...
.
...
R. Naturalmente, perché non siete abituati a pensare in questa maniera. È una maniera di pensare completamente nuova. Voi cercate di pensare nella maniera ordinaria, logica, formatoria, e ciò non è sufficiente. È necessario pensare non alle parole, ma ai fatti. Se trovate quattro tipi differenti, in cosa differiscono? Differiscono nella forma dello sforzo.
...
.
...
D. L’attività formatoria è distruttiva?
...
.
...
R. Non è distruttiva da sé, solamente difettosa. Le attività però che cominciano con emozioni negative sono sempre distruttive, non possono essere nient’altro. Molto spesso la gente non se ne rende conto.
...
.
...
D. Non vedo come posso mai essere sicuro in quale categoria situare un’attività.
...
.
...
R. Ne sapete abbastanza per cominciare. Per ogni risultato esiste un certo metodo. Metodi diversi danno risultati diversi. Se avete un blocco di legno, dovete trattarlo in maniera diversa da come trattate un uomo ammalato. Non ha importanza il situarli in categorie differenti. L’esempio è il principio dell’intera cosa. Cerchiamo di fingere che le cose siano più difficili di quanto sono, ma in realtà sappiamo tutto su di esse. Sappiamo che l’assassinare è un’attività e lo scrivere poesie è un’attività diversa. Non possiamo assassinare con successo servendoci dello stesso tipo di energia usata per scrivere poesie.
...
.
...
D. Esistono anche diversi tipi di pensiero paralleli a diversi tipi di attività?
...
.
...
R. Sì, certamente. Ogni tipo di attività ha la propria maniera di pensare, anche se noi non ne siamo consapevoli. Ma cosa accade se la gente agisce in una maniera e pensa in un’altra? A volte le due coincidono, ma spesso si trovano in un rapporto sbagliato tra loro.
...
.
...
D. Ma azione non è risultato di pensiero? Pensiero giusto non significa sempre azione giusta?
...
.
...
R. No, niente affatto. Si può pensare giustamente e agire in maniera sbagliata. Comprendere è una cosa; volontà e scopo, sforzo e decisione, sono un’altra: sono due gradi diversi della cosa. Si può dire che il pensiero giusto è un passo verso l’azione giusta, ma ciò non significa ancora che l’azione è giusta.
...
.
...
D. Come ci si può preparare a usare la triade giusta?
...
.
...
R. Nei momenti di sforzo, o subito dopo, vi potete render conto che esso è uno sforzo sbagliato, che non potete ottenere da esso ciò che volete. Per ogni scopo preciso, esiste uno sforzo corrispondente. Se vi sorprendete a usare uno sforzo sbagliato, ciò significa che esso sta nella triade sbagliata. Potete non essere capaci di usare la triade giusta, ma potete impedire l’uso di una triade sbagliata.
Ciò che è nuovo in questa idea delle attività è che esse sono differenti in se stesse. Per noi azione è azione. Per ora è sufficiente comprendere che i risultati delle azioni che vedete nella vita – specialmente se non ci piacciono o li troviamo difettosi – sono spesso dovuti a triadi sbagliate impiegate per raggiungere un dato scopo.
Se comprendiamo ciò, comprenderemo che mediante una data attività siamo destinati ad arrivare soltanto dove arriviamo e in nessun’altra parte. Per arrivare in qualche altra parte dovremmo servirci di un’attività diversa. Ma attualmente non possiamo scegliere, perché non sappiamo.
...
.
...
D. Si può imparare quali azioni usare?
...
.
...
R. Sì, certamente. Potete imparare dal lavoro. Il lavoro-scuola può esser fatto soltanto in una maniera. Perciò provate una maniera, un’altra maniera, una terza maniera e, prima o poi, arriverete alla maniera giusta. In condizioni ordinarie non potete vedere i risultati delle vostre azioni, esistono troppe possibilità di autoinganno; mentre nel lavoro-scuola non potete ingannare voi stessi. O ottenete qualcosa o non l’ottenete, e potete ottenere qualcosa solamente in un modo.
Esistono altri metodi per apprendere i diversi tipi di azione, mediante la comprensione intellettuale, ma per farlo dobbiamo attendere. Vorrei che prima comprendeste meglio il principio generale. Vedete, sforzo, scopo, motivazione, entrano tutti nella parola ‘azione’ e nell’idea di azione, quindi le azioni sono collegate con il movente, ma non nella maniera che credete voi.
Un certo tipo di risultato può essere ottenuto solamente mediante un’azione appropriata; tuttavia anche il movente determina l’azione. Il movente è a volte importante, ma con i migliori moventi possibili si possono fare le peggiori cose possibili, in quanto usiamo uno sforzo sbagliato e uno sforzo sbagliato produrrà un risultato sbagliato. Supponete di voler costruire qualcosa e di usare il tipo di sforzo che può essere impiegato solamente per distruggere; allora, invece di costruire, distruggerete soltanto, pur con le migliori intenzioni.
Vi ho dato qualche esempio, cercate di trovare paralleli. Cercate di pensare, per esempio, che né l’azione che costruire una casa né l’azione che la brucia può dipingere un quadro; mentre l’azione con cui dipingete un quadro non è necessaria per costruire una casa: per far ciò è richiesto uno sforzo molto più semplice.
Soltanto pochi individui possono dipingere buoni quadri, mentre chiunque può partecipare alla costruzione di una casa. Poi lo stesso sforzo che è necessario per costruire una casa non è sufficiente per inventare, diciamo, un nuovo tipo di campanello elettrico. E l’azione mediante cui inventate un campanello elettrico non produrrà un buon quadro.
Tipi diversi di azione significano triadi diverse, ma per il momento è meglio lasciar stare le triadi e non pensare a quale azione significa quale triade, in quanto ciò vi farà perdere soltanto il significato dell’idea. Dovete cercare semplicemente di vedere le differenze. Per ignoranza o impazienza la gente usa spesso triadi sbagliate e spiega il suo insuccesso con la sfortuna, o con il demonio, o con il caso.
...
.
...
D. Quando si fa una certa azione, si dovrebbe cercare di pensare a come questa particolare azione regge il confronto con gli esempi che avete menzionato?
...
.
...
R. Dovremmo pensare mediante la comprensione emozionale se l’azione corrisponde al nostro scopo. Allora, in parte con la mente, in parte emozionalmente, possiamo renderci conto se la strada su cui ci incamminiamo può o non può portare al risultato desiderato. A volte possiamo sentirlo. Allora possiamo o fermarci o cercare di farla in un’altra maniera.
Per esempio, state parlando con qualcuno, cercando di persuadere questa persona che avete ragione circa qualcosa e che essa ha torto. Più discutete, più essa è convinta di aver ragione. Fermatevi, e all’improvviso potrete accorgervi che questa persona vi comprende. Ciò accade spessissimo. Più discutete, più per essa è difficile comprendere. Oppure potete addirittura far finta di essere d’accordo con lei e in tal modo farle comprendere ciò che volete. Questo è soltanto un esempio, ma potrete trovarne da voi parecchi.
...
.
...
D. Suppongo che in un caso come questo dovremmo essere capaci di sapere se discutere o essere d’accordo?
...
.
...
R. Se non vi identificate, ve ne accorgerete. Il discutere è una maniera di persuadere, dire di sì un’altra. Generalmente ciò che ci impedisce di vedere quale metodo usare è identificazione. È una questione di approccio. Alcuni approcci sono giusti, altri sbagliati. Se continuate a osservare, ve ne accorgerete.
...
.
...
D. Per quanto riguarda la legge del tre, la si può osservare nella vita quotidiana?
...
.
...
R. Sì, nello studio di voi stessi lo potete, ma con pazienza. Vedrete che il sistema sostiene sempre la parte della terza forza tra desiderio di cambiare e inerzia. Se avete un rifornimento sufficiente di terza forza, riuscite. Nel lavoro la prima forza è desiderio di imparare e decisione di lavorare, la seconda è resistenza.
Più lavoriamo, più cresce la resistenza. Solamente con l’ausilio del sistema possiamo vincere la resistenza. È una questione di consapevolezza e volontà. Bene, cercate di parlare di qualcos’altro. Non possiamo aver fretta in questo problema delle diverse azioni. In realtà esso è attualmente oltre le nostre possibilità di comprensione, ma se procediamo lentamente, possiamo ricavarne qualcosa. Quasi ogni idea nel sistema è una prova. Se si può superare una prova, si può procedere.
...
.
...
Vi prego di fare qualsiasi domanda vi piaccia e io cercherò di rispondervi. Parecchie cose vengono dimenticate e divengono insignificanti perché non ricordiamo il punto di partenza. Ma al momento in cui colleghiamo le cose col principio, vediamo perché siamo venuti, dove stiamo andando e cosa vogliamo ottenere. Ci rendiamo conto di cosa abbiamo ottenuto dal sistema e ci accorgiamo di non potere ottenere di più perché il materiale che abbiamo non è stato sufficientemente digerito.
Dobbiamo ricordare sempre il punto di partenza, rammentare che esso è collegato non soltanto con le parole ma anche con la ricerca del miracoloso. Il sistema non avrebbe alcun significato se non ci fosse alcuna ricerca del miracoloso. Mi sorprende, per esempio, che non fate più domande sulla separazione tra ‘io’ e (per me) ‘Ouspensky’, in quanto ci debbono essere parecchie cose che non vi sono ancora chiare.
Parlando, scrivendo, pensando al lavoro o alla gente nel lavoro, uno deve sempre chiedersi: “Chi sta parlando?”, “Chi sta scrivendo?”, “Chi sta pensando?”. Se lo fate, allora dopo poco tempo sarete capaci di distinguere chi sta parlando e comincerete a riconoscere le differenti voci.
Dovete conoscere la vostra falsa personalità e scoprire le sue caratteristiche, i suoi aspetti, le sue manifestazioni e voci. Dovete sapere in che cosa consiste. Qualche volta potete realmente sentire quando parla la falsa personalità. Non vale più la pena procedere senza ciò, perché non farete altro che girare attorno nello stesso circolo e tornare sempre allo stesso punto. Quando potete essere certi che essa è veramente ‘voi’, potete parlare. Dovete ormai già conoscere la falsa personalità e diffidarne.
...
.
...
D. Se lo facciamo, ciò aumenterà il nostro progresso nel lavoro?
...
.
...
R. Nulla può essere garantito. Dovrebbe essere importante farlo senza questione di futura ricompensa, perché l’idea di separazione è già in sé sufficientemente importante.
...
.
...
D. Come posso mettere maggior pressione nel mio lavoro per destare il mio desiderio di combattere la falsa personalità?
...
.
...
R. Cogliete un momento in cui la vostra falsa personalità vuol fare qualcosa o non vuol fare qualcosa, e fermatela. Allorché scoprite un conflitto tra voi ed essa, dipenderà da voi come agirete. Se essa comincia a lottare, ciò crea una tempesta emozionale. Se non c’è lotta, le emozioni dormono. Tutte le cose vengono per mezzo di attrito: attrito fra il posto in cui cresce l’‘io’ e la falsa personalità.
Il lavoro su di sé comincia dal momento in cui si sente questa divisione tra ciò di cui uno si fida in se stesso e ciò di cui uno non si può fidare. Quello di cui uno si può fidare è creato interamente dal lavoro. Prima era semplicemente un posto vuoto, ma se uno comincia a lavorare, qualcosa comincia a solidificarsi.
Però, ripeto, uno la può conoscere meglio e fidarsene maggiormente soltanto se conosce la propria falsa personalità, altrimenti la falsa personalità si confonderà con essa e pretenderà di essere l’‘io’ reale, o il principio dell’‘io’ reale.
...
.
...
D. La falsa personalità è una sorta di maschera?
...
.
...
R. Gli individui portano questo o quel tipo di maschera e credono di essere esattamente come quella maschera mentre in realtà sono completamente diversi. Ciascuno di noi ha varie maschere, non ha una sola. Osservate le vostre maschere e quelle delle altre persone. Cercate di rendervi conto che in circostanze diverse potete avere maschere diverse e notate come le cambiate, come le preparate e così di seguito. Chiunque ha maschere, ma cominciate dalle vostre.
Non studiamo mai le maschere, quindi dobbiamo studiarle; è utilissimo. Molto spesso cominciamo ad acquisire maschere in età giovanissima; persino da scolaretti ci mettiamo una maschera con un insegnante e un’altra maschera con un altro insegnante.
...
.
...
D. È una sorta di autoprotezione, o è imitazione?
...
.
...
R. È una sorta di autoprotezione, e tuttavia non soltanto questo. A volte, come dite voi, ha a che fare con l’imitazione. Potete vedere cinquanta o a volte cinquecento persone che portano la stessa maschera.
...
.
...
D. Se si toglie la maschera, cosa si trova sotto?
...
.
...
R. Questo non è così facile. Troverete che dietro questa maschera c’è un’altra maschera. O, se non lavorate, questa non può essere tolta; cresce con la faccia. Ma se lavorate, questa maschera non è affatto necessaria e, senza di essa, la vita è molto più facile. C’è meno menzogna.
...
.
...
D. La maschera non è qualche volta un ideale per cui uno vive? A volte vi fa apparire migliori di quanto siete in realtà.
...
.
...
R. Qualche volta migliori. Questo è perché ho detto che non è solamente una protezione. Vedete, vogliamo conoscere noi stessi. Allorché troviamo qualcosa in noi che non conosciamo, dobbiamo studiarlo. Crediamo di conoscerci, e ora ci accorgiamo che tutto quanto conosciamo sono maschere, e maschere che cambiano. Cosa siano, come sono venute, quale sia il loro scopo: questo è un altro problema. Dobbiamo studiare le maschere in sé, non la teoria delle maschere. Cerchiamo sempre di rifugiarci nelle teorie: le teorie sono sicure.
...
.
...
D. È possibile vedere la falsa personalità come un tutto?
...
.
...
R. È possibile, ma non immediatamente. È necessario lavorare, studiarla in voi stessi e in altri, a poi poco a poco, la vedrete come un tutto, ma per lungo tempo la vedrete soltanto da un lato o da un altro lato. Anche questo però è meglio che niente. Dovete comunque rendervi conto e non dimenticare mai che essa esiste. Questo è il primo scopo delle scuole. Se la falsa personalità rimane in cima, non potete ottenere nulla: essa prenderà tutto per sé.
...
.
...
D. A proposito delle diverse voci, noto che la mia voce cambia con emozioni diverse e con persone diverse.
...
.
...
R. Chi ha orecchie per udire può udire parecchi cambiamenti di voce. Ogni centro, ogni parte del centro, ogni parte di una parte del centro ha una voce diversa. Ma sono pochi quelli che hanno orecchie per udirle. Per quelli che le possono udire è facile distinguere parecchie cose. Per esempio, se dite la verità, è una voce, se mentite è un’altra voce, se basate le cose sull’immaginazione, ancora un’altra. Non ci può essere assolutamente errore.
...
.
...
D. Vi riferite all’intonazione?
...
.
...
R. Sì, e anche al suono reale della voce. Se vi allenate nell’ascoltare, il centro emozionale può avvertire la differenza.
...
.
...
D. Avete parlato della possibilità di una separazione sbagliata. Cosa intendevate con ciò?
...
.
...
R. Supponete che chiami ogni cosa che mi piace ‘io’ e ogni cosa che non mi piace ‘Ouspensky’: questa sarebbe una separazione sbagliata. L’‘io’ da cui osservo è un punto, non ha ancora esistenza materiale, è solamente l’embrione dal quale l’‘io’ può crescere. Se gli do un’esistenza materiale, ciò è sbagliato.
...
.
...
D. Non bisognerebbe dargli un certo peso?
...
.
...
R. Sì, ma solamente in rapporto al lavoro. Chi ricorda lo scopo, chi vuol lavorare è ‘io’, e il resto è ‘Ouspensky’.
...
.
...
D. Sento di non aver nulla in me di cui mi possa fidare. Se ho un momento di comprensione, la falsa personalità sembra prenderselo e la parte di me che ha compreso se n’è andata. Di cosa mi posso fidare?
...
.
...
R. Questa sensazione di non potersi fidare di se stessi appare in diversi momenti del lavoro: come una delusione, come una scusa, oppure viene nella forma reale. Ma ciò accade in seguito; attualmente essa è percezione di meccanicità. Per il lavoro sono necessari un certo tempo e una certa costanza. Ora dovete fare quello che potete; col tempo sarete capaci di misurare i risultati del vostro lavoro.
...
.
...
D. La vanità è un elemento essenziale della falsa personalità?
...
.
...
R. È una delle caratteristiche della falsa personalità in un senso o nell’altro. In alcune persone essa può essere la caratteristica principale, e allora è molto ovvia e visibile, ma spessissimo queste caratteristiche si trovano dietro altre cose e non appaiono.
...
.
...
D. Se il lavoro contro la falsa personalità è un processo, ciò significa che uno può andare su e giù?
...
.
...
R. Sì, e dovete comprendere in voi stessi il potere e l’importanza della falsa personalità; allora comprenderete che spessissimo le persone non hanno nient’altro, o anche se hanno qualche possibilità questa è soffocata dalla falsa personalità. La falsa personalità decide tutto. Nella vita ordinaria la falsa personalità controlla ogni momento, tranne forse i momenti in cui uno legge o pensa a qualcosa.
Ma quando uno lavora e il centro magnetico comincia a crescere, accade a volte che la falsa personalità possa sparire per dieci o quindici minuti e possa dare al centro magnetico un’opportunità di manifestare se stesso. Ecco come scompare la falsa personalità. Non scompare interamente, se ne va semplicemente per un po’ di tempo. Questo è quanto dobbiamo cercare di fare: farla sparire per un po’ di tempo.
...
.
...
D. Soltanto mediante la separazione si può lavorare sull’identificazione?
...
.
...
R. Soltanto. Senza la percezione della differenza tra ‘io’ e falsa personalità tutti gli sforzi rinforzeranno soltanto il lato più debole. Come ho detto, questa separazione è la base di tutto il lavoro su se stessi. Se quest’idea non viene compresa, non si può ottenere nulla; in ogni caso bisogna cominciare da questo. Ecco la reale differenza tra persone nel lavoro e non nel lavoro.
Le persone che non sono nel lavoro pensano di essere quello che sono. Le persone nel lavoro comprendono già di non essere ciò che sembrano essere. Questa separazione deve attraversare parecchie fasi, ma deve cominciare.
...
.
...
D. Quando vedo quale pallone di falsa personalità sono io, la cosa che debbo fare è cercare di vedere come sono diventato così?
...
.
...
R. Dovete studiare voi stessi. Solamente una cosa può aiutarvi a cambiare la vostra posizione e questa è conoscervi meglio. Ciò implica parecchie cose. Esistono parecchi gradi e profondità di percezione e comprensione. Quando si comprende a sufficienza si farà qualcosa, si sarà capaci di star fermi e lasciare che le cose procedano da sole. Cercate di rendere più concreta la vostra domanda: cos’è che avete cercato di fare e cos’è che trovate di non poter fare? Poi potremo discuterne. Può darsi che voi cominciate dalla cosa sbagliata, in una maniera sbagliata.
...
.
...
D. È possibile trovare la responsabilità in noi stessi?
...
.
...
R. Certamente. Ma in relazione a cosa? Cominciate un certo lavoro; avete una responsabilità verso questo lavoro: almeno dovreste averla. Ma chi? Se chiamate ogni cosa ‘io’, dovreste ormai sapere che esistono parecchi ‘io’; alcuni hanno responsabilità, altri non l’hanno, perché non hanno nulla a che fare con questo lavoro. Vedere ciò è solamente una questione di osservazione.
...
.
...
D. Mi accorgo che tutto ritorna al problema di come comprendere maggiormente.
...
.
...
R. Sto cercando di spiegare, per prima cosa, come dovreste studiare voi stessi. Dovete scoprire il vostro ostacolo particolare che vi impedisce di comprendere. Quando lo avete trovato, dovete combatterlo. Ciò richiede tempo, non può essere trovato immediatamente, sebbene in alcuni casi sia talmente chiaro che è possibile scorgerlo quasi immediatamente. Ma in altri casi occorre lavorare prima di poterlo vedere.
...
.
...
D. Il lavoro di gruppo sarà di aiuto in questo? 
...
.
...
R. Non dovete porre troppe speranze nel lavoro di gruppo perché, anche se questo è utile per mostrare parecchie cose, per sperimentare, per provare, ecc., nel lavoro di gruppo si è in un’atmosfera artificiale, in circostanze artificiali. Nel momento in cui si esce dal gruppo, ci si trova in circostanze naturali. Quindi il lavoro di gruppo può indicare la strada, ma il lavoro deve avvenire in circostanze ordinarie. Qual è l’utilità di essere ottimi in un gruppo e di divenire identificati e macchine nel momento in cui si esce dal gruppo? Sarà completamente inutile.
...
.
...
D. Se qualcuno in una scuola ha una caratteristica pessima, quale un cattivo carattere, gli viene data assistenza speciale per superarla?
...
.
...
R. Solamente quando uno ha studiato e impiegato tutti i metodi generali egli arriva alle caratteristiche speciali. È necessario situare questa caratteristica, trovarne la causa. Le cause possono essere differenti. Qualche caratteristica cattiva può essere talmente forte da andarsene per ultima: non si può dire in precedenza. Se cominciate a lottare con gli ostacoli nell’ordine sbagliato, non otterrete risultato. Nondimeno è necessario tener conto di questo.
...
.
...
D. Se c’è un’emozione negativa, la osservate e le resistete, essa cambia?
...
.
...
R. Ciò dipende dall’emozione. Nella maggior parte dei casi viene semplicemente rimandata. Non sappiamo come resistere. C’è una chiave speciale per ogni emozione. Dobbiamo trovare il passe-partout, e per farlo, è necessario prima conoscere la macchina.
...
.
...
D. Se uno si sente depresso o irritato, quali passi può fare contro ciò?
...
.
...
R. Prima egli deve cercare di ricordare se stesso e, in secondo luogo, rammentare che il depresso non è lui stesso ma un quadro immaginario di se stesso. Il progresso dell’uomo comincia dal momento in cui questi si rende conto che chi è lui è una cosa e il suo quadro immaginario di se stesso un’altra cosa. Quando si accorge di essere più piccolo, più debole di quello che pensava, che è tutto falso, egli è sulla via dello sviluppo. Non ha praticamente nulla, ma quanto basta per svilupparsi.
...
.
...
D. Dato che non ho ‘io’ permanente, se cerco di non identificarmi con un ‘io’, mi identifico con un altro?
...
.
...
R. Dovete comprendere che vi sono state date determinate idee nella stessa maniera con cui le ha spiegate il signor Gurdjieff, vale a dire gradualmente, dando prima un aspetto di un’idea, poi un altro. Parecchie cose sono prima spiegate in maniera elementare, poi vengono aggiunti maggiori particolari. Quando parliamo di un uomo che non è nel lavoro, diciamo che egli non ha ‘io’.
Se un uomo comincia a studiare e a fare sforzi, ciò significa già un certo stato; egli ha un centro magnetico e il centro magnetico è il principio dell’‘io’. Egli quindi non ha più il diritto di dire di non avere alcun ‘io’. Naturalmente non può dire di avere un ‘io’ completo e permanente, ma egli deve già avere una linea di azione, e questa deve significare un ‘io’. Questo non è ancora pienamente consapevole, ma cresce.
...
.
...
D. Qual è il tipo di cose che dobbiamo cercare nel tentare di separare la falsa personalità dal resto di noi stessi?
...
.
...
R. È necessario comprendere le caratteristiche della falsa personalità: ciò che la crea. Potete essere capaci di scorgerla nei barlumi che ricordate dell’età cui potete attribuire il principio della falsa personalità. Esistono due cose permanenti in noi: i respingenti e le debolezze o caratteristiche della falsa personalità.
Ognuno ha una, due o tre debolezze particolari, e ognuno ha determinati respingenti che sono particolarmente importanti, perché entrano in tutte le sue decisioni e in tutte le sue comprensioni delle cose. Questo è quello che è permanente in noi, ed è una fortuna per noi che non ci sia nulla di più permanente, perché queste cose possono essere cambiate. I respingenti sono artificiali, non sono organici, vengono acquisiti principalmente mediante imitazione. 
I bambini cominciano a imitare i grandi e a creare respingenti, altri sono scioccamente creati dall’educazione. Le caratteristiche o debolezze possono a volte essere scoperte, e se si conosce una caratteristica e la si ricorda, si possono trovare momenti in cui si può agire non da questa caratteristica.
Ciascuno ha parecchie caratteristiche ma due o tre sono particolarmente importanti perché entrano in ogni situazione soggettivamente importante nella propria vita; ogni cosa passa attraverso di loro, tutte le percezioni e tutte le reazioni.
È difficilissimo rendersi conto di cosa ciò significhi perché noi ci siamo talmente abituati da non notarle; siamo troppo in queste caratteristiche, non abbiamo sufficiente prospettiva.
...
.
...
D. La caratteristica principale deve necessariamente essere cattiva?
...
.
...
R. Essa è debolezza principale; sfortunatamente non possiamo pensare che la nostra caratteristica principale sia forza, in quanto non abbiamo forza.
...
.
...
D. Come può essere debolezza se non c’è non-debolezza?
...
.
...
R. Essa significa meccanicità. Siamo meccanici e particolarmente ciechi; questo è perché esse sono debolezze principali, in quanto non possiamo vederle. Altre cose, che non sono debolezze, possiamo vederle.
...
.
...
D. Cosa chiamereste una debolezza? Giudicate in base a modelli etici?
...
.
...
R. No. Come ho detto, una debolezza è una cosa in cui siete più meccanici. Naturalmente, le cose a riguardo delle quali siete assolutamente indifesi, in cui siete maggiormente addormentati, maggiormente ciechi, sono destinate ad essere le vostre principali debolezze, in quanto esistono gradi in ogni cosa. Se non esistessero gradi nelle vostre qualità e manifestazioni sarebbe difficilissimo studiare.
Possiamo studiarci solamente per effetto di questi gradi. Persino le caratteristiche non sono sempre le stesse; a volte vengono espresse più precisamente e a volte, in casi rari, esse si mostrano a noi un po’, e soltanto in questa maniera. Possono essere scoperte.
Ma è difficile vedere le caratteristiche in se stessi. Vi renderete meglio conto di cosa significhi essere più meccanico o meno meccanico se prendete un altro esempio, diciamo la malattia. Se siamo ammalati, diveniamo immediatamente più meccanici; non possiamo resistere al mondo esteriore e alle cose in esso nemmeno quanto resistiamo in condizioni ordinarie.
...
.
...
D. Dite che non abbiamo altro che debolezze. Indubbiamente il desiderio di essere liberi non è una debolezza, vero?
...
.
...
R. Ci può essere un tipo o un altro di desiderio. Supponete che uno si renda conto della propria debolezza, desideri liberarsene, e nonostante ciò non desideri imparare i metodi per liberarsi di questa debolezza. Questa sarebbe una seconda debolezza che aiuta e protegge la prima.
...
.
...
D. Anche se uno fa sforzi costanti?
...
.
...
R. Ancora una volta ciò apparterrà all’altro lato di voi, a quello che io chiamo ‘voi’. Questo ‘voi’ non è un potere o una forza, è semplicemente una combinazione di certi desideri: desideri di liberarvi di qualcosa. Se vi rendete conto che qualche cosa è sbagliata, e formulate un desiderio di liberarvene, allora, se potete tenere la mente fissa su essa per un tempo sufficientemente lungo, ciò diviene un certo piano di azione; e se questa linea d’azione è prolungata sufficientemente può ottenere risultati.
Soltanto è necessario aggiungere ancora che occorrono diverse linee d’azione per ottenere risultati, non soltanto una linea. Dobbiamo lavorare contemporaneamente su una cosa, su un’altra cosa e su una terza cosa. Se lavoriamo unicamente su una linea non arriveremo in nessun luogo.
...
.
...
D. Non ho compreso quando voi una volta avete detto che non possiamo cambiar nulla ma che dobbiamo agire in maniera diversa.
...
.
...
R. Cercate di pensare; mentre noi rimaniamo ancora come siamo, dobbiamo agire in maniera diversa. Non potete cambiare immediatamente, il cambiamento è lento. Ma dovete fare parecchie cose, e se le fate in modo sbagliato, non cambierete mai. Il fatto che siete una macchina non è una scusa, sebbene la gente se ne serva: “Sono una macchina, non posso cambiare nulla”, e così continua a far tutto come prima.
Prima di venire al lavoro, voi spiegavate ogni cosa col caso. Ora arrivate alla conclusione che domani sarà lo stesso di oggi a meno che non cambiate. Non potete cambiare, ma dovete ‘fare’. Quindi è necessario comprendere su quali linee dovete fare le cose differentemente.
Ognuno ha due o tre cose particolari in cui è abituato ad agire in una determinata maniera e in cui deve cercare di agire differentemente. Queste cose non sono le stesse per persone diverse. Ricordate quanto ho detto circa conoscenza ed essere? L’idea è di cambiare l’essere esattamente in quel punto in cui è difficile ad ogni persona. Una persona deve comprendere determinate caratteristiche ed evitarle, un’altra deve comprendere ciò che le manca e cercare di acquisirlo, e così via. Questo è il motivo per cui è necessaria la scuola. Abbiamo bisogno che parecchie cose ci vengano costantemente rammentate.
...
.
...
D. Come posso fare l’uso migliore dei momenti in cui sento la miracolosità del sistema?
...
.
...
R. Fate più sforzi regolari, non sforzi occasionali. Sapete perché parlo sempre di questo? Perché è autoinganno ritenere che uno possa destarsi senza lavoro lungo e speciale. Dobbiamo renderci conto di quanto ciò sia difficile. Pensare, non pensare; parlare, non parlare; sentire, non sentire: tutto ci tiene addormentati. Ora parliamo teoricamente di ciò, ma il lavoro non può essere teorico.
Il fatto che si è addormentati deve divenire una percezione permanente, occorre sentirlo emozionalmente. Ma da sé questa percezione non ci risveglierà: sono necessari sforzi speciali per destare se stessi per un solo momento.
...
.
...
D. Non è necessario essere piuttosto svegli per formulare il proprio scopo?
...
.
...
R. Questa è un’altra faccenda. Rendersi conto e comprendere sono possibili in una sorta di dormiveglia; proprio come uno può trovare la strada di casa propria, così possiamo trovare la strada per il nostro scopo. Il risveglio è un processo lungo.
...
.
...
D. L’esitazione tra due scopi differenti è un segno di sonno?
...
.
...
R. In parte di sonno e in parte di incompleta comprensione. Quando uno sa ciò che è più importante non ha esitazione. Quello a cui dobbiamo pensare ora sono i metodi: come destarci, quali forme di lavoro sono le migliori. Ma a che serve parlare di metodi di risveglio se uno non si rende pienamente conto del fatto del sonno? Cosa ne pensate, cosa sentite circa lo stato in cui siete, avete qualche osservazione?
Questo è importantissimo, perché esistono parecchie cose delle quali possiamo parlare seriamente soltanto se non abbiamo dubbi su questo punto. È necessario quindi riflettere su questo stato e sui suoi diversi effetti e conseguenze.
Se prendete un giorno della vostra vita e cercate di esaminarlo, vi accorgerete che ci sono parecchie cose che non avreste fatto se non foste stati addormentati, in quanto esse erano inutili o sbagliate; oppure che avete fatto altre cose piuttosto che quella particolare cosa, perché per quella particolare cosa era necessario essere desti. Tutte queste conversazioni, sistemi, teorie possono essere di aiuto. Solamente se contemporaneamente lavorate su voi stessi.
...
.
...
D. Uno si rende conto del pericolo di essere addormentato, ma ha qualcosa che compensi la crescente paura della sgradevolezza apportata dal risveglio?
...
.
...
R. Se sono addormentato e non lo so, i pericoli sono esattamente gli stessi; se, quindi, comincio a scorgere i pericoli, ciò è meglio che non scorgerli, perché allora posso evitarli.
...
.
...
D. Mi accorgo che quando scopro un metodo per costringermi a ricordare me stesso, questo funziona per poche volte e poi svanisce.
...
.
...
R. Dovete sempre cambiare questi metodi; non funzionano a lungo: ciò è parte del nostro stato. Prendetelo come un fatto. Non c’è bisogno di analizzarlo. Più le cose sono nuove e inattese, meglio funzioneranno. Questo è collegato col principio fondamentale di tutta la vita mentale e fisica. Noi osserviamo, nel senso ordinario, solamente il cambiamento delle nostre associazioni. Non avvertiamo le associazioni permanenti; notiamo soltanto i cambiamenti.
Quindi, quando vi siete abituati ad essi, dovete creare qualche tipo di allarme; poi vi abituate a questo allarme ed esso non funziona più. Se fate suonare permanentemente la vostra sveglia, la sentirete solamente quando smette di suonare.
...
.
...
D. Il rendersi conto di essere addormentati, crea la sua propria forza per il risveglio?
...
.
...
R. Se uno si rende conto di essere addormentato, deve studiare mezzi e metodi per svegliarsi, ma ciò deve cessare di essere una parola; deve divenire un fatto basato sull’osservazione. Soltanto allora è possibile parlare di ciò con maggior precisione e maggior praticità. Allorché uno si rende conto di essere addormentato, in quel momento egli è già semidesto, ma ciò non dura a lungo; nel momento successivo qualcosa comincia a cambiare nella sua testa ed egli è trascinato di nuovo nel sonno. Questa è la ragione per cui non ci si può svegliare da soli, perché sono necessari metodi elaborati: uno deve essere scosso ripetutamente.
...
.
...
D. E chi è che scuote?
...
.
...
R. Questo è il problema. Un certo numero di persone che vuole destarsi si deve mettere d’accordo che quando una di loro è addormentata, qualcun’altra deve essere sveglia e deve dare gli scossoni. Ma fare un accordo del genere richiede sincerità; quelle persone debbono realmente volere svegliarsi e non debbono essere arrabbiate o offese quando ricevono gli scossoni.
...
.
...
D. Che genere di scossoni intendete?
...
.
...
R. Scossoni comuni. Uno trova un modo; un altro, un altro modo. Sono necessari anche gli allarmi, ma è ancor più necessario ricordare di cambiarli il più spesso possibile. Se uno sta comodo, egli è addormentato, ma se si mette in una posizione scomoda, ciò l’aiuta a destarsi. Le cose piacevoli aiutano soltanto il sonno.
...
.
...
D. Uno può trovare i propri allarmi?
...
.
...
R. Ci può provare, ma è necessario che abbia cambiamento costante, variazioni, e scelga le cose che lo desteranno. Altrimenti ci possiamo svegliare per un secondo, decidere di rimaner svegli e immaginare di essere svegli mentre in realtà stiamo facendo tutto ciò in un sogno, con allarmi sognati. Ecco perché è necessario il controllo costante e la costante verifica che essi ci destino veramente e che non creino semplicemente nuovi sogni, o che semplicemente non li sentiamo più.
Non c’è ragione di prendere una cosa troppo grande; ma se uno cerca di prendere una piccola abitudine e di controllarla, questa può servire da allarme, però soltanto per circa una settimana. La settimana successiva sarà necessario trovarne un’altra, forse qualcosa in relazione con le persone con cui si vive o qualcosa del genere. Bisogna trovare nuovi allarmi.
...
.
...
D. Mi accorgo di essere più conscio di me stesso quando sto solo, perciò cerco di vedere il minor numero possibile di persone.
...
.
...
R. No, no, dovete cercare di ricordare voi stessi in tutte le condizioni. Se ricordate voi stessi quando siete soli, dimenticherete voi stessi quando siete con gli altri, e se ricordate voi stessi in mezzo alla gente, dimenticherete voi stessi quando siete soli. Se vi limitate a una serie di circostanze, perdete immediatamente.
Il miglior momento per cercare di ricordare voi stessi è allorché le circostanze sono più difficili, e le circostanze più difficili non sono quando potete scegliere di star soli o non soli, ma quando non avete scelta. E perché le circostanze più difficili sono le migliori? Perché allora il ricordare se stessi dà i migliori risultati. In circostanze facili, se decidete di star soli o non soli, potete ottenere qualche risultato; ma se vi trovate in una situazione difficilissima e riuscite ancora a ricordare voi stessi, i risultati saranno davvero incommensurabili.
...
.
...
D. Esiste una qualche azione, oltre al ricordare se stessi, che può esser fatta per scoraggiare il considerare interiore?
...
.
...
R. Fatela, e ciò ve lo mostrerà. È sempre la stessa cosa: se considerate non potete ricordare voi stessi. Se volete smettere di considerare dovete ricordare voi stessi. Senza ricordare voi stessi non potete smettere di considerare.
...
.
...
D. Il ricordare noi stessi ci aiuta a superare cose quali una salute precaria?
...
.
...
R. Non so nulla di ciò. Questa è una faccenda che riguarda il medico, non noi. Ci viene detto che esso produce determinati effetti chimici, ma non immediatamente. Noi lo possiamo studiare soltanto psicologicamente; non ne conosciamo la chimica, ma possiamo dire che ci sentiremo diversi. Parlando in generale, posso dire che ogni che volta uno cerca di studiare il sistema da un punto di vista utilitario, questo fallisce. Il sistema non è fatto per queste cose. In alcun casi il ricordare se stessi può produrre un risultato fisico che non si aspetta, ma se uno cerca di lavorare per questo risultato, esso non avverrà.
...
.
...
D. Ma la salute fisica non è importante?
...
.
...
R. Indubbiamente uno deve cercare di essere più o meno sano, quindi se uno è ammalato, deve consultare un medico. La questione della salute è importante, ma non potete metterla assieme a quella della consapevolezza. Usare queste idee nell’interesse della salute sarebbe proprio futile, anche se del tutto inaspettatamente esse possono aiutare.
...
.
...
D. La consapevolezza richiede attenzione diretta e volontà?
...
.
...
R. Tutte queste cose: attenzione, consapevolezza, unità, individualità, volontà, sono gradazioni diverse della stessa cosa. Noi le dividiamo, ma sono la stessa cosa. Possiamo averle per brevi momenti, ma non riusciamo a tenerle. Se osservate voi stessi per un tempo sufficientemente lungo, scoprirete momenti praticamente di ogni cosa. Ma soltanto momenti. Nostro scopo è aumentare questi momenti, rafforzarli, fissarli, come si fissa una fotografia.
...
.
...
D. Come si dovrebbe farlo?
...
.
...
R. Tutto il lavoro porta nella stessa direzione. Trovare nomi per le cose che non possediamo non aiuterà. È necessario fare qualcosa a proposito di ciò.
...
.
...
D. I momenti di attenzione dipendono dall’assenza di distrazione?
...
.
...
R. La distrazione c’è sempre, soltanto che noi dovremmo controllarla. Se ci affidiamo alle circostanze, il lavoro avverrà nelle parti emozionali dei centri, non in quelle intellettuali. Se avviene nelle parti intellettuali, esso richiede attenzione diretta. I nostri centri stanno là, completamente sviluppati, in attesa di essere impiegati, ma noi non usiamo le loro parti superiori.
...
.
...
D. Al fine di raggiungere stati superiori occorre sacrificare qualche altra cosa oltre “tutta la stupidaggine”?
...
.
...
R. Forse ‘stupidaggine’ è una buona parola. Ma quando la sacrificate, questa per voi non è stupidaggine. Obiettivamente può essere stupidaggine ma se vi accorgeste che è stupidaggine non ci sarebbe sacrificio.
...
.
...
D. In me esiste un conflitto, e sebbene so quello che voglio, ciò non fa alcuna differenza. Continuo a fare cose che per me sono cattive.
...
.
...
R. Ciò significa che voi sapete soltanto. Essere capaci di ‘fare’ è diverso. La conoscenza da sola non vi dà abbastanza potere per fare ciò che volete. Dovete accumulare l’energia lentamente, principalmente mediante la lotta con l’immaginazione, con l’espressione di emozioni negative, col parlare, ecc. Ciò vi darà la possibilità di fare quello che è meglio per voi.
...
.
...
D. Se si avesse un atteggiamento diverso nei riguardi delle cose, le nostre emozioni sarebbero diverse, non credete?
...
.
...
R. Quali atteggiamenti diversi? E quali cose? Come posso rispondere? Esistono milioni di cose nel mondo e milioni di atteggiamenti diversi. Vedete, questa è una domanda pratica; non può essere fatta in questo linguaggio. Cercate di vedere come la vostra domanda apparirebbe a un’altra persona, in quanto voi sapete cosa intendete per cose diverse e atteggiamenti diversi, mentre io non lo so.
...
.
...
D. Sto chiedendo in relazione ai giusti atteggiamenti come arma contro le emozioni negative. Un atteggiamento significa accettare o rifiutare?
...
.
...
R. Non è questione di rifiutare, è questione di comprendere. Quando parlo di atteggiamenti giusti o sbagliati in relazione a ciò, intendo atteggiamento verso le emozioni negative in genere, e le emozioni negative in genere sono un argomento di conversazione sul funzionamento della macchina. Quando parlate delle vostre proprie osservazioni o del vostro lavoro personale, dovete dire quali emozioni negative intendete: gelosia, paura, rabbia, ecc.
Non ci può essere generalizzazione, perché le emozioni negative sono differenti e gli atteggiamenti sono differenti. Su una potete dire una cosa, e su un’altra, un’altra cosa. Se prendiamo le emozioni negative tutte assieme, hanno una certa qualità comune, ma quando parlate delle vostre osservazioni personali, dovete prendere le cose su scala diversa, non parlare di atteggiamenti, emozioni negative, immaginazione, identificazione, come se fossero cose astratte, lontane diecimila miglia da voi.
È possibile usare questi termini per la spiegazione di caratteristiche generali, ma non potete usarli quando parlate del vostro proprio lavoro. Dovete fare un determinato lavoro personale. Venite con un certo scopo, volete ottenere qualcosa, e qualcosa dentro ve lo impedisce: tuttavia parlate di atteggiamenti, emozioni negative, considerare, ecc. Parlate di cose reali.
Questi termini possono trovarsi in un libro, e voi parlate come se prendeste frasi da un libro. Dovete comprendere che nel nostro sistema – o a dire il vero in qualsiasi sistema, sia esso riconosciuto o no – esistono tre linguaggi diversi, o tre modi di pensare: filosofico, teorico e pratico.
Quando dico “questa è teoria” o “questa è filosofia” in risposta a una domanda, ciò significa che il linguaggio è sbagliato. Non potete chiedere qualcosa in una maniera filosofica e attendervi una risposta pratica. Una domanda astratta non può avere una risposta concreta. Dovete comprendere che la differenza di significato tra queste parole ‘filosofico’, ‘teorico’ e ‘pratico’ è completamente contraria al significato ordinario che gli viene attribuito.
L’approccio filosofico è il più facile, quello teorico più difficile e più utile, e quello pratico è il più difficile e il più utile di tutti. Ci può essere conoscenza filosofica: idee molto generali; ci può essere conoscenza teorica: quando calcolate cose; e ci può essere conoscenza pratica: quando osservate e fate esperimenti.
Nel linguaggio filosofico non parlate tanto di cose quanto di possibilità; in altre parole, non parlate di fatti. Nel linguaggio teorico parlate di leggi; e nel linguaggio pratico parlate di cose sulla stessa scala di voi stessi e di ogni cosa attorno a voi, vale a dire di fatti.
Quindi, in realtà, è una scala diversa. Le cose possono essere prese su queste tre scale, e parecchie cose cambiano completamente a seconda della scala su cui sono prese: sono una cosa sulla scala filosofica, completamente diverse se prese sulla scala teorica, e sulla scala pratica di nuovo completamente diverse.
Cercate di trovare esempi. Alcune cose possono essere prese su tutte e tre le scale, alcune solamente su due, e alcune su una. Anche parlando con se stesso uno non deve confondere queste tre scale, altrimenti egli creerà maggior confusione di quanta ce n’è già e comprenderà sempre meno.
...
.
...
D. Uno sforzo per ricordare se stessi è pratico?
...
.
...
R. Può essere pratico, può essere teorico e può essere filosofico. 
...
.
...
D. La consapevolezza obiettiva sembra appartenere alla scala filosofica?
...
.
...
R. Esattamente il contrario; è praticissima. Ma se intendete per noi, allora indubbiamente la consapevolezza obiettiva è un’idea filosofica. Tuttavia è possibile lo studio della descrizione di barlumi di questo stato. Se uno studia queste descrizioni e cerca di trovare somiglianze, esso può divenire teorico.
...
.
...
D. Mi piacerebbe comprendere di più nei riguardi di questa divisione. Non so cosa è pratico.
...
.
...
R. Intendo ciò che potete fare: in tutti i sensi. Soltanto che ‘fare’ può essere su una scala o su un’altra. Fare è sempre più importante che pensare o parlare. Quindi, se assumiamo che filosofico è pensare, teorico parlare, e pratico fare, il pratico è più importante.
...
.
...
D. Cos’è pensare filosofico?
...
.
...
R. È pensare su scala grandissima. Una cosa può apparire bellissima su scala filosofica; la stessa cosa, presa su scala teorica, può essere una teoria assai ristretta e sciocca, e, presa praticamente, può essere un crimine. Quando per la prima volta ho sentito della divisione in filosofico, teorico e pratico, mi è stato detto che le scuole di conoscenza provenienti da menti superiori potevano essere divise in tre classi: le scuole pratiche erano le più alte, poi venivano le teoriche e infine le filosofiche. Ma ordinariamente noi intendiamo come pratiche cose come il giardinaggio, il fare scarpe, ecc. Per conoscenza teorica intendiamo la matematica, la geologia, ecc., e per conoscenza filosofica intendiamo quello che di solito vogliamo: la filosofia. Ma in base a questo sistema le scuole filosofiche sono meramente scuole preparatorie.
...
.
...
D. Quando per la prima volta sono venuto alle conferenze pensavo che la parola ‘scuola’ significasse una scuola di pensiero, ora sembra essere proprio come la scuola che frequentavo da ragazzo.
...
.
...
R. Esattamente. Non è una questione di pensare; è una questione di fare.
...
.
...
D. Non è in un certo modo anche questa una scuola di pensiero, in quanto il fare deve venire dal pensare?
...
.
...
R. Certamente ci deve essere una certa quantità di pensare, perché senza pensare non possiamo far nulla; ma pensare è solamente un processo ausiliario, non è lo scopo. In una scuola di pensiero è sufficiente pensare alla libertà, mentre noi vogliamo essere liberi, non siamo soddisfatti del semplice pensarci.
...
.
...
D. Questa scuola sarebbe di tutti e tre i tipi o soltanto di uno?
...
.
...
R. Penso sia meglio dire di tutti e tre. Essa ha tre lati. Inoltre, alcuni prendono il sistema filosoficamente, altri teoricamente ed altri ancora praticamente. Non dovete dimenticare che la stessa cosa può essere presa in maniere diverse.
...
.
...
D. Questo sistema è quindi collegato con la filosofia?
...
.
...
R. Non può esserne completamente libero. In qualche maniera essa è una forma legittima di pensare. Ma nel pensare allo sviluppo dell’uomo, al progresso dell’uomo, è meglio cercare caratteristiche psicologiche che caratteristiche filosofiche. Le caratteristiche psicologiche sono fatti, le altre possono essere immaginazione. Anche se l’intelletto dell’uomo può star trattando grandi problemi filosofici, il suo essere può trovarsi a un livello proprio basso. Mentre se un uomo è più conscio, possono svilupparsi tutti i suoi lati.
...
.
...
D. Chi valuta i valori psicologici?
...
.
...
R. Esistono precisi segni obiettivi mediante i quali si può giudicare: precisi modelli interiori. In un certo punto questi possono divenire obiettivi. Come ho detto, non cerchiamo caratteristiche filosofiche, ci servono caratteristiche psicologiche. È importantissimo comprendere questo. Le conclusioni filosofiche possono essere soltanto parole, retorica, ma sulle caratteristiche psicologiche non ci può essere errore: per noi stessi.
...
.
...
D. È ozioso usare il pensare filosofico?
...
.
...
R. Non necessariamente. Qualche volta esistono cose che potete prendere soltanto filosoficamente, altre soltanto filosoficamente e teoricamente. Ci sono cose a cui non abbiamo approccio pratico e per le quali dobbiamo trovare analogie. Sicché a volte ciò è perfettamente giusto. Ma esistono cose che potete prendere soltanto praticamente, perché soltanto così potete valutarle.
...
.
...
D. Avete parlato di “pensare in nuove categorie”. Ciò mi pare altrettanto impossibile che essere capaci di ‘fare’.
...
.
...
R. Proprio così. Tuttavia, allorché cominciate a comprendere diverse categorie, sarete capaci di pensare, almeno qualche volta, in una maniera diversa. Ma questa non è l’intera descrizione del pensare giusto. Spessissimo non pensate in categorie giuste perché non avete sufficiente conoscenza. Anche nel nostro stato possiamo pensare meglio o peggio.
...
.
...
D. Quando cerco di pensare in una maniera nuova, non so dove cominciare.
...
.
...
R. Avete abbondanza di materiale: questo sistema. Cercate di ricostruirlo nella vostra mente, di immaginare che state spiegando a qualcuno le idee di questo sistema. Cercate di ricostruire quanto questo sistema dice dell’uomo e dell’universo. Se non ricordate qualcosa, chiedete agli altri. Questo è un buon esercizio. O dirigete i vostri pensieri e li controllate, o essi si dirigono da sé. Se si dirigono da sé, non potete attendervi risultati positivi. Affinché essi diano risultati dovete guidarli.
...
.
...
D. Dovrò trovare parole nuove per tutte le parole e idee del sistema quando immagino di star spiegando il sistema a degli estranei?
...
.
...
R. Non potete inventare parole nuove. Esiste una regola precisa: quando parlate del sistema, dovete parlare usando esattamente lo stesso linguaggio in cui avete imparato questo sistema, e riferirvi all’origine. Non ci sarà mai nessuna necessità di camuffarlo.
...
.
...
D. È vero che non possiamo pensare diversamente finché non ci sbarazziamo completamente dei vecchi modi di pensare?
...
.
...
R. No, non potete aspettare per far questo; lo dovete fare adesso. Un esempio di pensare in nuove categorie è che il pensare deve essere intenzionale. Non ci rendiamo conto che, se qualcosa è intenzionale o non intenzionale, tutto cambia.
...
.
...
D. Se cercate di arrestare il processo meccanico del pensare e del pensare in una maniera nuova, l’altra maniera di pensare non tende a diventare anch’essa meccanica?
...
.
...
R. Sì, ogni cosa ha la tendenza a divenire meccanica, quindi quando cercate di far qualcosa in una maniera nuova, dovete osservare non soltanto ciò che intendete fare ma anche altre cose. L’identificazione non deve entrarci, nemmeno l’immaginazione; dovete imparare a controllare le associazioni ed avere soltanto quelle che vi occorrono, piuttosto che lasciare che esse controllino voi.
...
.
...
D. Ma esiste qualche altro tipo di pensare oltre a quello associativo?
...
.
...
R. Esiste il pensare controllato. Potete limitare il vostro pensare a un determinato punto preciso o scopo. Il pensare associativo è accidentale. Possiamo andare avanti e pensare mediante vecchie associazioni senza alcun tentativo di cambiarle, oppure possiamo provare nuove associazioni introducendo nuovi punti di vista.
...
.
...
D. A proposito del pensar giusto: quando cerco di pensare a qualcosa connessa col sistema, essa svanisce.
...
.
...
R. Per il pensar giusto non è sufficiente semplicemente il pensare al sistema, la cosa importante è la maniera in cui pensate. Potete pensare in maniera giusta o sbagliata sul sistema o su qualcosa che non ha relazione col sistema. Perciò non è questione dell’argomento ma del metodo di pensare. E il metodo non può essere descritto.
Potete trovare esempi di pensare sbagliato ed esempi di pensare giusto, poi confrontarli. Dobbiamo imparare a controllare la nostra mente; dobbiamo comprendere il pensare formatorio e difettoso ed essere capaci di usare tutto il nostro cervello invece di una sola sua parte. L’unica cosa che ci può essere di aiuto in ciò è ricordare noi stessi.
Dovete cercare di trovare qualche collegamento personale, qualche interesse personale nel problema su cui volete riflettere, allora quello crescerà e si svilupperà. Per ‘personale’ intendo ciò che avete pensato prima, domande su esso che vi erano venute da sole e alle quali non avete potuto rispondere, o qualcosa del genere. È quando vi accorgete che ora potete vedere di più, ciò può dare una spinta ad altre cose.
...
.
...
D. Nel pensare su qualche idea del sistema è difficile conservare una linea di pensiero rassomigliante alle cose ordinarie che accadono nella propria testa: il materiale è così limitato.
...
.
...
R. No, il materiale è grandissimo: qualcos’altro è limitato. È limitato il desiderio o lo sforzo, non il materiale.
...
.
...
D. Mi piacerebbe conoscere la causa della resistenza al tenere a bada altri pensieri che continuano ad insinuarsi dentro.
...
.
...
R. Esistono due cause: la causa della resistenza è una cosa e la causa dei pensieri che sopravvengono interrompendo è un’altra. La seconda mostra la nostra ordinaria maniera di pensare: non possiamo mai mantenere una linea perché sopravvengono associazioni accidentali. La resistenza è un’altra cosa; è il risultato di una mancanza di capacità, mancanza di conoscenza su come regolarsi con essa, mancanza di esperienza del pensare intenzionale su una certa linea.
Questa capacità deve essere educata. Vi posso dire cosa manca al nostro pensare, ma se non avete osservazioni vostre in merito, ciò non significherà nulla per voi. Ogni pensiero è troppo corto; i nostri pensieri dovrebbero essere molto più lunghi. Quando avete esperienza di pensieri corti e di pensieri lunghi, vedrete cosa intendo.
...
.
...
D. Sono rimasto colpito dai limiti della nostra capacità di pensare. Da cosa dipendono?
...
.
...
R. Solamente quando avete esempi di un tipo di pensare migliore in voi stessi, usando le parti superiori dei centri, avendo maggior consapevolezza, vedrete da cosa dipendono questi limiti. Sappiamo che la nostra mente è limitata, ma non sappiamo in cosa è limitata. Quando conoscete queste due maniere di pensare e siete capaci di paragonarle saprete dove sta la differenza e allora sarà possibile parlare delle cause.
...
.
...
D. Lo sviluppo di un uomo con un intelletto ottimo è destinato ad essere più veloce di quello di un altro il cui intelletto non è altrettanto buono?
...
.
...
R. Qualche volta sì, qualche volta no; non può essere fatto tanto con l’intelletto quanto con l’equilibrio dei centri e lo sviluppo della consapevolezza, perché anche nello stato ordinario l’uomo 1, 2 e 3 può essere più sveglio o meno sveglio, più conscio o meno conscio. Un uomo con un buon intelletto può essere completamente addormentato e allora può essere troppo sicuro delle proprie possibilità intellettuali e troppo identificato con esse per cominciare a lavorare. Il suo intelletto può impedirglielo. Ciò accade spesso. Spesso lo sviluppo intellettuale impedisce lo studio perché un uomo ama troppo discutere, chiede definizioni per ogni cosa, e così di seguito. Lo sviluppo del solo intelletto non è sufficiente, prestissimo diviene necessario il lavoro sulle emozioni.
...
.
...
D. Ho notato che persone le quali non hanno mai pensato spesso trovano minor difficoltà nel lavoro di altre che hanno sempre pensato. Cosa è meglio?
...
.
...
R. Non sono buone né queste né quelle: né quelle che non pensano, né quelle che pensano troppo.
...
.
...
D. La stessa cosa si applica alle persone che sono considerate brillanti nella vita?
...
.
...
R. Le persone che sono considerate brillanti possono essere assai diverse, quindi è difficile parlare di tutte in una sola categoria. Esse possono essere realmente brillanti, o possono semplicemente fingere di essere brillanti, o altri possono fingere di credere che esse sono brillanti. Ma se voi intendete persone che sono molto identificate con la loro brillantezza, allora ciò può essere per loro difficilissimo, soltanto non per effetto della loro brillantezza ma come risultato della loro identificazione.
Qualche volta un vantaggio nella vita significa uno svantaggio nel lavoro, perché migliore è l’uomo 1, 2 e 3, maggiore ostinazione e caparbietà deve vincere. La cosa più facile e più vantaggiosa dal punto di vista del lavoro è di essere un uomo completamente ordinario.
...
.
...
D. Non è essenziale avere successo nella vita? Oppure uno deve non essere identificato con le attività vitali, qualunque ne sia il risultato?
...
.
...
R. Sono necessarie entrambe le cose. Il successo non è pericoloso in sé se soltanto uno non si identifica con esso. Lo scopo non è successo o fallimento, ma non-identificazione. Il successo può aiutare in parecchie cose.
...
.
...
D. Che parte ha l’intelletto nel sistema?
...
.
...
R. L’intelletto ha una parte importantissima perché cominciamo con esso. È l’unico centro che obbedisce a se stesso. Ma lo sviluppo dell’intelletto può arrivare fino a un certo limite. Le possibilità risiedono nel centro emozionale.
...
.
...
D. Abbiamo qualcosa per controllare i nostri pensieri ora?
...
.
...
R. Se avete interessi nella giusta direzione, questi interessi controllano in una determinata misura tutte le altre cose. Se non siamo interessati, non abbiamo controllo.
...
.
...
D. Avete detto che nel cercare di pensare giustamente a queste idee bisogna usare la parte intellettuale del centro intellettuale. Lo si può fare cercando di controllare l’attenzione mentre si pensa?
...
.
...
R. No, è un’azione simultanea; non potete dividerla. Il fatto è che a certe cose potete pensare solamente nella parte intellettuale: se pensate giustamente e formulate giustamente ciò su cui volete pensare. Poi, certamente, dovete rimanere attaccati a quest’idea senza sconfinare nell’immaginazione. Sicché la stessa funzione determina il posto.
...
.
...
D. Sono arrivato alla conclusione di non sapere come pensare a ciò cui voglio pensare. È a causa dei respingenti?
...
.
...
R. È semplicemente perché non siamo abituati a pensare a queste idee: non riteniamo necessario pensarci. Se ci rendiamo conto di questa necessità, allora forse ne saremo capaci. Ma i respingenti non hanno nulla a che vedere con ciò.
...
.
...
D. Credo che l’esperienza generale è che un precoce contatto col sistema porta più distruzione che costruzione.
...
.
...
R. Dal mio punto di vista l’idea di costruzione e distruzione è sbagliata. Nulla è distrutto, ma se immaginiamo di avere qualcosa che non abbiamo, allora quando cominciamo a lavorare possiamo vedere che pensavamo di avere qualcosa, ora però ci accorgiamo di non averla. Ciò significa che questa è un’illusione e dobbiamo sacrificarla. Possiamo avere cose reali o illusioni.
Non perdiamo nulla di ciò che realmente possediamo; perdiamo soltanto l’idea di possedere qualcosa che non possediamo. Accade spesso che la gente divenga delusa del lavoro perché, proprio fin dal principio, essa comincia a scegliere e a prendere alcune cose e non altre. Così, dopo un po’ di tempo, essa non ha il sistema ma la sua personale selezione da questo, e ciò non funziona. Altre persone vogliono comprendere soltanto intellettualmente e non vogliono fare esperimenti su se stesse e osservare, ma senza lavoro pratico è impossibile muoversi.
...
.
...
D. Ci sarà detto quando possiamo cominciare il lavoro pratico?
...
.
...
R. Avete già cominciato a fare un po’ di lavoro pratico proprio fin dal principio. Se aveste fatto solamente lavoro teorico, ciò significherebbe che non avete fatto nulla. Questo lavoro è pratico fin dal principio. Come ho detto spesso, la prima condizione è che non dobbiamo mai dimenticare ciò che vogliamo ottenere. Gli individui vengono a questo da parti diverse. Alcuni vogliono conoscere. Si rendono conto che c’è una certa conoscenza e che, forse, ci sono persone che sanno, ed essi vogliono ottenere questa conoscenza.
Altri si rendono conto della loro debolezza e comprendono che, se se ne vogliono liberare, le cose debbono essere diverse. Quindi la gente viene con scopi diversi e non deve mai dimenticare il principio. Questo può esserle ricordato, ma ciò non sarà di grande aiuto se essa non lo ricorda.
...
.
...
D. Vorrei poter rafforzare il mio scopo. Continuo a reagire nella stessa maniera di prima e sembro essere altrettanto meccanico. Suppongo sia necessario che mi sforzi di più?
...
.
...
R. Sforzarsi di più non aiuterà da sé; bisogna basarsi sulla comprensione. È più una questione di valutazione, valutazione generale, valutazione delle idee. Potete pensare in una maniera nuova a quasi tutto, e in una maniera migliore di prima. Dovete comprendere e collegare assieme parecchie cose che non potevate mettere assieme o comprendere prima di venire. Soltanto che, sfortunatamente, volete conservare tutti i vecchi modi di pensare e contemporaneamente averne dei nuovi, così non c’è posto per i nuovi.
Ancora una volta, se avete alcune abitudini di emozioni negative, non potete ricordare voi stessi mentre le avete; quindi, allo scopo di ricordare voi stessi, allo scopo di lavorare, dovete avere un po’ di tempo libero. Non è tanto mancanza di scopo, quanto che non volete sacrificar nulla. Non potete conservare tutto ciò che possedete e contemporaneamente avere cose nuove.
...
.
...
D. È la mancanza di unità nell’uomo che rende così difficile trovare il collegamento pratico tra lo scopo del sistema e lo scopo della vita ordinaria?
...
.
...
R. Non ci sono scopi nella vita ordinaria. Qui è dove commettete un errore. Nella vita ordinaria uno scopo si incrocia con un altro scopo e lo distrugge o cambia la sua natura; sicché alla fine non ci sono scopi.
...
.
...
D. Avete detto che l’uomo della strada non ha scopi. Ma allorché si diventa più vecchi non si svolazza tanto, si diventa più interessati in una sola cosa.
...
.
...
R. Ciò è disuguale. Esistono parecchi altri lati del proprio essere e conoscenza che questa linea non sfiora nemmeno. Alcuni possono sviluppare una certa unità persino nella vita, ma sono eccezioni. Se, come dite, si diviene interessati in una sola cosa, solamente un gruppo di ‘io’ sviluppa questo interesse; altri non ne sanno nulla; soltanto una piccola minoranza è interessata.
Perciò qui ci sono due problemi: il problema della minoranza e maggioranza e il fatto che se appare una linea di interesse, non tocca parecchie altre cose e occupa soltanto una piccola parte del proprio essere. L’essere intero non prende mai parte in essa.
Penso che quanto è stato detto prima circa questa questione dei valori nel lavoro e nella vita ordinaria deve essere compreso meglio. Nella vita ordinaria ci sono tanti valori immaginari che è necessario chiarire un po’. Nella vita le cose migliori non hanno significato; la gente vede ciò che è piccolo ma le sfugge ciò che è grande. Nel lavoro dovete fare prima tante cose diverse allo scopo di accorgervi che vi state svegliando.
Poi vengono altre cose; viene tutto, perché questo è solamente il principio. 
Lo scopo è necessario nel lavoro, ma non può essere uno scopo arbitrario o inventato. Ci può essere soltanto uno scopo – svegliarsi – e può venire solamente quando vi rendete conto di essere addormentati, altrimenti non ce n’è bisogno. Tutti gli altri scopi, comunque possano essere formulati, debbono essere in linea con quello. Poi, quando uno vuole svegliarsi, egli comincia a scorgere ostacoli, comincia a vedere ciò che lo tiene addormentato; scopre una quantità di funzioni meccaniche, chiacchiere, bugie, emozioni negative, ecc., e si rende conto che tutta la vita consiste in funzioni meccaniche che non lasciano il tempo per il risveglio. Uno allora comprende la necessità di sopprimerle, o almeno di renderle meno forti; allora può avere il tempo per svegliarsi.
...
.
...
D. Il mio problema è: voglio veramente svegliarmi?
...
.
...
R. Che posso dire? Supponete di entrare in un negozio e dire: “Voglio comprare qualcosa qui o no?”. È lo stesso in questo caso. Come posso quindi rispondere? Dovete comprendere che da principio prendete solamente cose sgradevoli. Forse (dico soltanto forse) la possibilità di ottenere qualcosa di gradevole dipende dalla capacità di accettare qualcosa di molto sgradevole; può darsi che questa sia l’unica possibilità.
E se siete disposti ad accettare qualcosa di molto sgradevole, potete sempre ottenere di più di quanto vi aspettavate. Se accettate mezzo chilo di cose sgradevoli, ne ottenete venti chili. Il grande problema è quale è la moneta con cui dobbiamo pagare.
Lo sforzo non è in realtà ancora moneta; lo sforzo deve essere scambiato con qualcosa d’altro e poi ancora con qualche altra cosa, finché arrivate a qualcosa che possa essere moneta. Ciò è complicatissimo. Ma cosa temete?
...
.
...
D. Sofferenza è la parola che ho in mente. Non ritengo di poter affrontare cose sgradevoli.
...
.
...
R. È una questione di gusto. Cosa significa ‘sgradevole’? Significa pagare. Sono perfettamente d’accordo che è meglio ottenere le cose gratuitamente, ma un tale sistema non è stato ancora inventato. O uno lo comprende e dice: “Pagherò, soltanto voglio sapere come”; o uno dubita e dice: “Avrei fatto meglio a non pagare o a pagare a me stesso”. Allora non accade nulla.
...
.
...
D. Da principio ero ansioso di lavorare. Ora mi accorgo che c’è troppo da fare e sento che ciò è vano.
...
.
...
R. Anche se sembra parecchio nella descrizione, in fondo è sempre la stessa cosa. Esso richiede tempo; è un processo organico. Le cose sono andate nella direzione sbagliata per parecchi anni, è necessario dargli il tempo di fare dietro front.
...
.
...
D. Qualche volta avverto una gran paura di non sapere ciò che sto facendo e cosa voglio. Mi consento di divenire assai negativo.
...
.
...
R. Prima di tutto non dovete consentire; e in secondo luogo, allorché in stato di dubbio, dovete ricordare di provare a far emergere altri ‘io’ che hanno una certa valutazione. Questa è una delle maniere per vincere i dubbi.
...
.
...
D. Ci sono volte in cui avverto una gran repulsione per questo lavoro e un gran desiderio di evadere, perché c’è qualcosa in me cui non voglio rinunciare. Come posso lottare contro ciò?
...
.
...
R. O dovete evadere, o continuare a esitare finché divenite più sicuri di una cosa o dell’altra. Non dovete far nulla mentre esitate; è importantissimo ricordarlo. Proprio come nel caso del comprendere, dovete scegliere solamente cose che comprendete meglio e rifletterci sopra, così riguardo al fare, dovete scegliere cose di cui siete sicuri, e non rovinare la vostra vita con quelle che non comprendete. Se pensate giustamente, se cioè raccogliete e conservate solamente le cose che comprendete, e cercate di fare le cose che comprendete, il loro numero crescerà. Ma se vi riempite la testa di cose che non capite, non progredirete mai. Questa è una parte ben precisa del metodo del sistema. 
Conosciamo benissimo parecchie cose ma continuiamo a ingannare noi stessi, principalmente sulle parole. È difficilissimo comprendere il valore delle parole. “Poveri di spirito” sono quelli che non credono nelle parole e “ricchi di spirito” sono quelli che credono nelle parole.
La gente dice spesso: “Se faccio questo e quello, ciò sarà magnifico”. Essa non comprende che è impossibile fare esattamente come vuole, che ogni cosa sarà un po’ diversa e alla fine tutto sarà completamente diverso. Allora, quando vede che è diverso, essa dice: “Sì, ma l’idea originale era buona”.
Non era buona. Sembrava soltanto magnifica come idea, ma nella sua attuazione spesso essa diviene il proprio opposto. Cambierà necessariamente per effetto dell’attrito. Ci sono alcune idee che possono attraversare la triade e altre che non possono: queste possono esistere solamente sotto forma di una forza, o di mezza forza, o di un quarto.
...
.
...
D. Credo che la comprensione che stiamo cercando sia raggiungibile solamente da alcuni. Non è probabile che parecchi di noi arrivino a un muro cieco di eliminazione e non vadano oltre?
...
.
...
R. Nulla può essere garantito. Ma se uno vuole qualcosa, se cerca di lavorare e non mostra qualche caratteristica particolarmente sgradevole con cui sia difficilissimo avere a che fare, ha una possibilità. Questo è tutto quello che posso dire. Ognuno ha esattamente la stessa possibilità di ogni altro. Una persona può avere caratteristiche ottime e bellissime, però dietro queste può avere una piccola caratteristica che rende difficilissimo il lavoro, più difficile forse che per qualsiasi altra che non ha caratteristiche così brillanti.
...
.
...
D. La coscienza è ciò che aiuterebbe di più a conoscere noi stessi?
...
.
...
R. Sì, è un elemento necessario; soltanto che bisogna passarci attraverso. È la cosa più sgradevole al mondo, perché nello stato ordinario possiamo nascondere a noi stessi le cose. Se non vogliamo vedere qualcosa, non facciamo altro che chiudere gli occhi e non la vediamo. Ma nello stato di coscienza i nostri occhi non si chiuderanno.
...
.
...
D. Come fa uno a portare le idee del sistema nella vita ordinaria?
...
.
...
R. Studiando se stesso e studiando il sistema. Ognuno ha parecchie domande e problemi personali, ma attualmente il sistema rimane da parte. A poco a poco imparerete a collegarlo con sempre più cose e dopo qualche tempo le idee del sistema entreranno in tutto.
...
.
...
D. Quindi è una perdita di tempo parlare inutilmente, ridere e scherzare quando se ne ha voglia?
...
.
...
R. Non c’è nulla di sbagliato in ciò in sé. Quello che è sbagliato è quanto accresce la meccanicità. Passare il tempo chiacchierando e ridendo è una delle cose più meccaniche. Ciò dipende da cosa volete. Se decidete di riposarvi, può essere veramente un riposo. Ma se non potete farne a meno, se si impadronisce di voi, allora è sbagliato.
...
.
...
D. Posso osservare quale grande quantità di energia spreco nel vago immaginare, nei sogni a occhi aperti e nel preoccuparmi, ma sono impotente a impedirlo.
...
.
...
R. Tutto il sistema è una maniera per impedirlo. Prima però dovete studiare. Avete a che fare con una macchina complicatissima e dovete conoscerla. Studiandola si impara ciò che deve rimanere, ciò che deve sparire, ciò che aiuta e ciò che ostacola, ciò che bisogna togliere di mezzo, ciò che bisogna incoraggiare.
La gente o non si rende conto di poter cambiare o, se lo fa, lo prende troppo alla leggera. Essa ritiene che sia sufficiente rendersi conto, decidere, e che cambierà. Ma il rendersi conto, da sé, non produrrà un cambiamento; abbiamo troppe tendenze congenite in noi. Dobbiamo sapere come combatterle.
...
.
...
D. Mi trovo costantemente contro il mio passato. Le radici affondano molto indietro.
...
.
...
R. Proprio così. Soltanto che non esiste metodo diretto; dobbiamo cominciare con oggi, non possiamo cambiare ieri. Cercate di cambiare oggi e ciò può produrre un certo cambiamento domani. Questo è lo stato di ognuno, una condizione in cui dobbiamo cominciare. Ma non è un ostacolo che non può essere superato.
...
.
...
D. Recentemente sono stato assai negativo a proposito delle condizioni in cui trovo me stesso e sento di non poter vedere con chiarezza quale atteggiamento dovrei prendere.
...
.
...
R. È proprio vero che in determinate condizioni uno si identifica troppo con qualcosa e perde la possibilità di vedere la differenza delle cose. A volte è impossibile far nulla, altre volte è possibile lottare. Inoltre abbiamo la tendenza a ingrandire e a esagerare. Può darsi che le condizioni non siano così cattive. Esistono parecchi punti di vista e soltanto voi potete decidere come stanno realmente le cose.
...
.
...
D. La difficoltà è che io non so ciò che è giusto e ciò che è sbagliato nella vita ordinaria, e ciò agisce come uno schermo o una vernice sulle mie azioni.
...
.
...
R. Non possiamo dire di non sapere. Sappiamo, o ad ogni modo dovremmo sapere. Nessuno può vivere senza certe idee di giusto e sbagliato. Ma quando venite al sistema e comprendete la sua base, vedete che giusto è collegato con consapevolezza e sbagliato con meccanicità. Se le persone sono un po’ consce, per quanto poco possano esserlo, se per così dire sono approssimativamente consce, hanno una miglior direzione. Persino lo stare nello stesso posto, ma voltati da una parte o dall’altra, fa una differenza.
...
.
...
D. È sbagliato fare domande per soddisfare la curiosità?
...
.
...
R. La curiosità è una cosa normale, se è abbastanza forte per farvi studiare e se è il giusto tipo di curiosità, perché ne esistono parecchi tipi. La giusta curiosità è un’importantissima emozione intellettuale.
...
.
...
D. Da dove viene la nostra curiosità per la verità? E perché mai siamo curiosi?
...
.
...
R. La curiosità è un’emozione speciale che esiste in ciascun centro. Nel centro intellettuale è collegata col desiderio di sapere. Ma come collegarla con l’idea di verità? È semplicemente un processo intellettuale. Intellettualmente distinguiamo ciò che è vero e ciò che è falso, e naturalmente siamo curiosi di ciò che è vero e non di ciò che è falso, ma ancora una volta soltanto nella mente. Anche se non sappiamo cos’è la verità, possiamo indubbiamente sapere ciò che non è vero. La nostra mente è fatta in maniera tale che possiamo sapere ciò che è falso, sebbene in parecchi casi non possiamo dire cosa è vero.
...
.
...
D. Qual è la differenza tra desiderio di sapere e curiosità ordinaria?
...
.
...
R. Ciò che fa la differenza è su cosa questa è rivolta. Se volete sapere i fatti del vostro vicino che non vi riguardano, o se volete sapere sulle triadi: questi due desideri si trovano in parti diverse dei centri. La curiosità ordinaria è semplice debolezza, stupidaggine.
...
.
...
D. Suppongo mi manchi il giusto tipo di curiosità, perché trovo difficoltà a fare domande. O sono troppo pigro o ritengo di poter rispondere da solo.
...
.
...
R. Se volete fare alcune domande, le farete anche se ritenete di sapere già le risposte. Se cercate di pensare, avrete domande; siete costretti ad avere parecchie domande ora, soltanto che non le formulate. È impossibile non avere domande, perché esistono centinaia di cose che vi piacerebbe sapere. Perciò dovete pensare a queste cose e cercare di formularle.
...
.
...
D. Cosa significa veramente avere unità? Pensavo che fosse la stessa cosa dell’‘io’ permanente; ma ora non ne sono così sicuro.
...
.
...
R. Può essere la stessa cosa; ciò dipende da dove cominciate col vostro comprendere. Potete prendere una decisione, e poi due o tre giorni dopo, agire in maniera contraria ad essa e giustificare voi stessi. Oppure potete voler lottare, cercare di non fare qualcosa che fate di solito, e quando vi sorprendete a farla di nuovo, vi rendete conto di non avere unità. Persino nel nostro stato possiamo sforzarci di raggiungere l’unità, cioè di riunire noi stessi, oppure possiamo essere sparpagliati e non far nulla a riguardo.
...
.
...
D. Quando uno sta lottando per fare un lavoro che non gli piace, cosa può fare per farlo bene, indipendentemente dal non identificarsi?
...
.
...
R. Da principio, quando state cercando di fare un compito del lavoro, non potete afferrare il punto giusto da cui potete farlo, perché il lavoro di un tipo o dell’altro può esser fatto solamente da un punto in voi stessi che a volte è difficilissimo scoprire. Per esempio, ciò accade spesso quando volete scrivere una lettera, ma una volta che avete cominciato, potete scrivere più di quanto avevate pensato di poter fare.
L’intera faccenda sta nel trovare il punto giusto del centro giusto. Per ogni cosa che facciamo esiste una certa parte di un certo centro che può farla, e in ogni caso farla molto meglio di qualsiasi altra parte dello stesso centro o di altri centri.
...
.
...
D. Fare una cosa bene comporta qualche provvedimento di soggezione della falsa personalità?
...
.
...
R. In una certa misura ciò può essere inteso in questa maniera. Significa che, se uno può fare qualcosa bene, è capace di avere un certo standard mediante il quale egli può giudicare sia come gli altri fanno le cose, sia come fa le cose lui stesso, e vedere quando fa una cosa in maniera sbagliata. Se uno non ha nulla di ciò, se non può far nulla bene, egli non ha standard.
...
.
...
D. Io ho un certo atteggiamento critico nei riguardi della gente che vedo molto, ho cercato di arrestarlo, ma è ritornato di nuovo molto intensamente.
...
.
...
R. Sì, qualche volta ciò può essere una cosa assai opprimente e più difficile da arrestare di quanto creda la gente. Si può fare soltanto una cosa: prenderlo dal punto di vista del profitto personale. Questo atteggiamento critico vi dà qualcosa o no? Vedrete che non vi dà nulla. Spesso dimenticate la faccenda del profitto personale, eppure essa non soltanto è legittima, ma è l’unico criterio. Qualche volta spendiamo sforzi enormi, tempo ed emozione, in cose da cui non possiamo ottenere alcun vantaggio. Forse ciò vi aiuterà a non criticare. È esattamente lo stesso che criticare il tempo.
...
.
...
D. Spesso credo che le cose siano mal combinate.
...
.
...
R. E voi le potete combinare meglio? Potete lottare con questo modo di pensare non nel momento in cui sentite emozionalmente ma dopo, quando potete vedere meglio, se non altro dal punto di vista che dobbiamo prendere tutto così com’è. Non potete cambiarlo, potete cambiare soltanto voi stessi. Questo è l’unico atteggiamento giusto e, se ci pensate sufficientemente spesso, questo elemento emozionale scomparirà e voi vedrete le cose nella giusta scala, nella giusta relazione.
...
.
...
D. Esiste una maniera per impedirsi di esprimere fastidio? Io perdo in ciò una quantità di energia.
...
.
...
R. Ed esprimendolo potete creare la causa di altro fastidio. Cercate di cogliervi in questa situazione. Quando esprimete fastidio, cercate di vedere che lo fate non perché vi rendete conto che non potete farne a meno ma perché ingannate voi stessi pensando che lo fate per uno scopo; volete cambiare le cose; la gente non dovrebbe fare questa cosa e causarvi fastidio, e così di seguito. Ma dopo che l’avete espresso, può divenir peggiore, vi può infastidire ancor di più.
È completamente inutile produrre risultati sbagliati. Se riflettete su questo risultato sbagliato, forse troverete l’energia di non esprimere il vostro fastidio, e allora la causa può sparire, in quanto ciò che vi infastidiva prima vi può far ridere. Spesso pensiamo di esprimere emozioni negative, non perché non ne possiamo fare a meno, ma perché dovremmo esprimerle. In ciò c’è sempre qualcosa di deliberato.
...
.
...
D. Ma non potete essere giustamente arrabbiato se qualcosa è sbagliato?
...
.
...
R. Le emozioni negative più pericolose vengono dal senso di ingiustizia, di indignazione. Esse vi fanno perdere più energia e sono peggiori se avete ragione.
...
.
...
D. Perché è peggio se si ha ragione? 
...
.
...
R. Perché voi lo giustificate. Se avete torto, potete vedere che è assurdo essere arrabbiati. Ma questa non è una spiegazione completa. Cominciate a guardarla da questo punto di vista: ricordate che esistono cose grandissime che sono sbagliate. Spesso ci identifichiamo con cose piccole e dimentichiamo le grandi. Se cominciamo col pensare alle cose grandi ci rendiamo conto che è inutile identificarci con una cosa piccola che è sbagliata. E una piccola identificazione porta a un’altra piccola identificazione. Ma anche questa non è una spiegazione completa.
...
.
...
D. Gli individui possono avere un’influenza permanente sugli altri?
...
.
...
R. Sì, in una determinata misura possono, nei limiti in cui glielo permettete. Se vi lasciate andare in questa direzione e consentite che altri vi influenzino, essi avranno un’influenza. Ma se dite a voi stessi: “Non voglio essere influenzato”, essi non avranno alcuna influenza.
Ricordate che essi sono macchine; una macchina può influenzarvi? Sì, se glielo consentite. Supponete di vedere una magnifica automobile e voi dareste la vostra vita per avere quell’automobile, ciò significa che ne siete influenzati. Con la gente è proprio lo stesso. Siete aperti all’influenza di altri tanto quanto vi identificate o considerate.
...
.
...
D. In relazione al lavoro, si può far danno alla gente influenzandola in una maniera sbagliata?
...
.
...
R. Sì, lo si può: con alcune persone, non con tutte. Alcune persone sono influenzate assai facilmente, se quindi gli date idee sbagliate circa il lavoro, le danneggiate. Questo è perché nel parlare con la gente è sempre necessario far attenzione a non essere fraintesi, a non dare impressioni sbagliate.
...
.
...
D. Vorreste spiegare perché il sonno profondo dovrebbe seguire un momento di interesse e di bisogno di sperimentare e perché durante il sonno tutto il desiderio di ripetere l’esperimento scompare?
...
.
...
R. Ogni funzione, ogni sforzo, richiede energia e il risveglio richiede energia speciale. Se nel momento del risveglio accade qualcosa di sbagliato, se c’è qualche tipo di identificazione, o qualcosa del genere, ciò produce un enorme spreco di energia, e dopo di ciò uno può rimanere addormentato per lungo tempo senza ricordare la possibilità di svegliarsi.
Ma soltanto se qualcosa di sbagliato accade al momento del risveglio. E nel nostro stato presente qualcosa di sbagliato può accadere in qualsiasi momento, perché non sappiamo cosa stia accadendo. Per esempio, possono intervenire alcune emozioni negative e produrre un tale spreco di energia che non ne rimarrà affatto per moltissimo tempo.
Quindi i momenti più importanti per cercare di ricordare se stessi sono i momenti in cui si è abitualmente più identificati in quanto, se possiamo ricordare noi stessi in questi momenti difficili, altri momenti saranno più facili. Ma se si scelgono soltanto i momenti più facili, allora nei momenti difficili non saremo capaci di farlo. È necessario provare entrambi.
...
.
...
D. Secondo voi, se un uomo potesse vivere tutta la sua vita in uno stato di consapevolezza, potrebbe non fare alcuno sbaglio?
...
.
...
R. Non possiamo prendere casi così estremi e parlare di ‘sempre’. Ma se un uomo divenisse anche un po’ conscio, se fosse capace di controllarsi occasionalmente per mezz’ora o persino per pochi minuti, ciò farebbe una differenza così enorme che tutto quanto sappiamo sull’uomo ordinario sarebbe inapplicabile a lui.
Per quanto riguarda il fare errori, la faccenda è diversa. Se un uomo può ricordare se stesso sia pure in questa misura, potete dire con certezza che egli non farà niente di più o meno serio senza sapere ciò che sta facendo; e nel momento in cui egli sta facendo qualcosa di particolarmente importante, diverrà conscio.
...
.
...
D. Potreste dirmi la differenza tra due uomini sul loro letto di morte, uno dei quali ha appreso l’arte di ricordare se stesso mentre l’altro non ne ha mai sentito parlare?
...
.
...
R. No, ci vorrebbe uno scrittore pieno di immaginazione per descrivere questo. Esistono parecchie possibilità diverse: gli uomini possono essere molto diversi e ci possono essere circostanze diverse. Credo che farò meglio a narrarvi una storia. È una vecchia storia, raccontata nei gruppi di Mosca nel 1916, riguardante l’origine del sistema, il lavoro e il ricordare se stessi.
In un paese sconosciuto, in un’epoca sconosciuta, accadde che un furbacchione passasse davanti a un caffè e incontrasse il diavolo. Il diavolo era in pessime condizioni, affamato e assetato; allora il furbacchione lo portò nel caffè, ordinò del caffè e gli chiese quali fossero i suoi guai. Il diavolo rispose che non si facevano affari. Nei vecchi tempi egli era solito comprare anime e cucinarle sul carbone di legna; perché quando la gente moriva aveva un’anima molto grassa che egli poteva portare all’inferno e tutti i diavoli ne erano contenti.
Ma ora tutti i fuochi dell’inferno erano spenti, perché quando la gente moriva non c’erano anime. Allora il furbacchione suggerì che forse avrebbero potuto fare qualche affare assieme. “Insegnami come fare le anime”, gli disse, “e io ti farò un segnale per indicarti quali persone hanno un’anima fatta da me”, e ordinò dell’altro caffè.
Il diavolo spiegò che egli avrebbe dovuto insegnare alle persone di ricordare se stesse, di non identificarsi, ecc.; allora, dopo qualche tempo, esse avrebbero sviluppato un’anima. Il furbacchione si mise al lavoro, organizzò dei gruppi e insegnò alla gente a ricordare se stessa. Alcuni di questi individui cominciarono a lavorare seriamente e cercarono di mettere in pratica quanto egli gli insegnava. Poi morirono, e quando arrivarono alle porte del paradiso, c’era San Pietro con le sue chiavi da un lato e il diavolo dall’altro.
Quando San Pietro stava per aprire le porte, il diavolo chiedeva: “Posso farti una domanda? Hai ricordato te stesso?”. “Sì, certamente”, rispondeva l’uomo; allora il demonio diceva: “Scusatemi, quest’anima è mia”. Ciò andò avanti per parecchio tempo, finché riuscirono in qualche modo a comunicare alla terra quello che stava succedendo alle porte del paradiso.
Udendo ciò, le persone alle quali egli stava insegnando andarono dal furbacchione e dissero: “Perché ci insegni a ricordare noi stessi se, quando diciamo che abbiamo ricordato noi stessi, ci prende il diavolo?”.
Il furbacchione chiese: “Vi ho forse insegnato a dire che ricordate voi stessi? Io vi ho insegnato a non parlare”. Essi obiettarono: “Ma quelli erano San Pietro e il diavolo”.
E il furbacchione rispose: “Ma avete forse visto San Pietro e il diavolo nei gruppi? Perciò non parlate. Alcuni non hanno parlato e sono riusciti a entrare in cielo. Io non ho fatto soltanto un patto col diavolo, ma ho anche preparato un piano con cui ingannarlo”. 
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
Ora è venuto per voi il momento di pensare alle cose personali che sono vicine e pratiche. Abbiamo parlato molto di teoria e voi usate troppe parole senza chiedervi che cosa intendete con esse. Ora dobbiamo occuparci dei fatti; dobbiamo comprendere da dove possiamo partire così come siamo.
Ad ogni dato momento esistono cose che potremmo controllare ma che non controlliamo a causa di pigrizia, mancanza di conoscenza, sospetto o qualche altra cosa. Dobbiamo riflettere su queste cose: questo sarebbe pensare giusto. Cercate di scoprire le vostre difficoltà personali. Non intendo difficoltà di tipo esteriore, ma difficoltà interiori: caratteristiche personali, inclinazioni e avversioni personali, atteggiamenti, pregiudizi, attività che possono arrestare la vostra comprensione e impedire il vostro lavoro.
Tutte le difficoltà in cui potete imbattervi nel vostro lavoro personale possono essere approssimativamente divise in tre categorie o classi. Prime fra tutte, le emozioni negative. Per alcune persone questo è il primo e forse il principale punto, quindi esse devono cominciare con lo studio delle emozioni negative e con lo studio dei metodi di non identificazione.
Alcune persone non possono impedirsi di essere negative, generalmente in qualche direzione particolare, e quando le emozioni negative divengono incallite e permanenti, di solito impediscono ogni sorta di lavoro; tutto diviene meccanico e una persona non può progredire.
Il secondo punto è l’immaginazione, particolarmente l’immaginazione negativa, in quanto questa è altrettanto cattiva delle emozioni negative. Per immaginazione non intendo sognare ad occhi aperti; intendo piuttosto immaginare cose che non esistono né in noi stessi né negli altri. Ognuno deve cercare di scoprire questo tipo di immaginazione in se stesso e le cose particolari cui questo si riferisce.
Il terzo punto è il pensare formatorio e il parlare formatorio. Se uno non ha un’immagine di cosa è formatorio e di cosa non è formatorio, non può progredire. È necessario avere questa immagine. È utilissimo trovare alcuni buoni esempi di pensiero formatorio e tenerli a mente. Allora non vi sarà difficile riconoscerlo quando vi sorprendete a pensare formatoriamente o udite qualche altro parlare formatoriamente.
Questi sono i principali tipi di difficoltà che dovete scoprire in voi stessi. Per una persona una cosa è più permanente; per un’altra persona, un’altra cosa. In seguito probabilmente scoprirete parecchie altre cose, ma al principio troverete che è approssimativamente una di queste.
Si può avere una difficoltà che è la più impellente, e ognuno può trovare quale di queste tre è la propria. Dovete scoprire ciò che è più pressante contro cui lottare e concentrarvici sopra. Ci debbono essere ragioni per decidere su quale, ma tutte e tre si riferiscono a ognuno. Per la maggior parte degli individui è necessario cominciare con le emozioni negative. Per altri è necessario cominciare con l’immaginazione, in quanto essi inventano le cose e quindi non vengono mai a quelle reali. E per altri ancora, è necessario lottare contro il pensare formatorio, perché se non lo fanno rimarranno sempre allo stesso posto.
...
.
...
D. Avete detto che c’erano parecchie maniere per annientare le emozioni negative. Quali sono?
...
.
...
R. Prima dovete conoscerle. Dovete vedere in voi stessi la più importante emozione negativa, perché ognuno ha la sua favorita, e dovete cominciare con quella. Dovete sapere dove cominciare, e quando lo sapete, potete studiare metodi pratici. Ma, tutto sommato, allorché scoprite emozioni negative in voi, dovete comprendere che le cause sono in voi e non in altri: esse sono interiori, non esteriori.
Allorché vi rendete conto che sono in voi, i risultati cominceranno ad arrivare in proporzione alla profondità della vostra convinzione e alla durata del vostro ricordo. Vedete, quanto desidero comprendiate è che ciascuna persona separatamente ha un determinato punto preciso che le impedisce di lavorare giustamente.
Questo punto va trovato. Ogni persona ha parecchi punti del genere, ma uno è più grande degli altri. Sicché ognuno di voi separatamente deve trovare la sua difficoltà principale, e una volta trovata, lavorare contro di essa.
Ciò vi può aiutare per un certo tempo, poi forse dovrete scoprire un’altra difficoltà, un’altra e ancora un’altra. Finché non troverete la vostra difficoltà del momento presente non sarete capaci di lavorare nella maniera giusta.
La prima difficoltà per ognuno è la parola ‘io’. Voi dite ‘io’ e non pensate che è solamente una piccola parte di voi quella che sta parlando. Ma dietro e oltre questa ci deve essere qualcos’altro, e questo è quello che dovete scoprire. Può essere un tipo particolare di emozione negativa, un tipo particolare di identificazione, o immaginazione, o parecchie altre cose.
Dovete comprendere che tutte le difficoltà che hanno gli individui sono così perché essi sono così. Le difficoltà possono sparire o cambiare solamente quando cambia la gente. Nessuno può rendere le loro difficoltà più facili per essi.
Supponete che venga un buon mago e che si porti via tutte le loro difficoltà, questo sarebbe per loro un pessimo servizio, in quanto essi sarebbero soddisfatti di rimanere come sono perché non esisterebbe per loro alcuna ragione di desiderare di cambiare. Cercate di pensare a cosa rende le cose assai difficili o prende gran parte della vostra attenzione.
...
.
...
D. Credo che la mia difficoltà sia l’orgoglio.
...
.
...
R. L’orgoglio è un buon servitore ma un cattivo padrone. Come farne un servitore? Solamente picchiandolo. Prendete l’esempio del Nuovo Testamento del porgere l’altra guancia. Una persona ordinaria dirà che l’orgoglio glielo impedirà. Ma se potete trasformare l’orgoglio in un buon servitore, esso ve lo farà fare. E ciò è importante, perché essere capaci di farlo significa anche altre cose: percezione più rapida, controllo dei centri emozionali ed emotivi, e parecchie altre cose.
...
.
...
D. Non vedo proprio come cominciare a scoprire la mia principale difficoltà.
...
.
...
R. Ognuno deve cercare di scoprire la sua propria difficoltà, non quella degli altri, e allo scopo di farlo, uno deve liberarsi dei propri pregiudizi e del pensare che le idee siano una cosa, il lavoro un’altra cosa, e la vita un’altra ancora. Finché pensate così non comprenderete. Dovete rendervi conto che lavorate qui per i vostri scopi personali e che non c’è differenza tra vita e lavoro.
Ci sono parecchie cose che ora intralciano il vostro cammino in un senso vero, e allo scopo di vincerle e di migliorare, dovete fare ciò che il lavoro suggerisce. I risultati si vedranno nella vita ordinaria, in relazione alla gente, alle cose e al lavoro che dovete fare nella vita. Quindi cercate di fare domande che si riferiscono soltanto alle vostre difficoltà personali. Occasionalmente possiamo ammettere cose astratte, ma raramente che esse non sono il primo scopo.
...
.
...
D. Come posso lottare contro la possessività?
...
.
...
R. Prima di tutto la mente deve divenire libera dal giustificarla. La mente deve essere separata, non si deve identificare. Abbiamo un determinato controllo della mente, in una certa misura qui possiamo comandare. Se decidete di non giustificare una certa emozione negativa questo è già l’inizio della lotta. Poi la mente agirà sulle emozioni. Qual è la causa delle emozioni negative? Esse sono sempre causate da altri, sono sempre la colpa di altri. Questo deve essere impedito. Dovete riconoscere che la causa delle vostre emozioni negative è in voi. E non dovete trovare spiegazioni per le emozioni negative: è sempre facile trovare spiegazioni.
...
.
...
D. Dovremmo cercare di scoprire cos’era in noi che stava richiedendo l’espressione di una emozione negativa?
...
.
...
R. Molto spesso è imitazione. Qualcuno esprime un’emozione negativa e qualcosa in voi lo ammira e pensa: “in che maniera splendida egli esprime questa emozione negativa!”, vuole imitarlo, e voi non lo sapete. Può essere parecchie altre cose, spessissimo però è imitazione.
...
.
...
D. Quando dite che dobbiamo lavorare sulle idee fondamentali del sistema, intendete lavoro sulle emozioni negative? Può essere chiamato lavoro se uno fa ogni sforzo per lavorare su se stesso in questa maniera?
...
.
...
R. In ogni caso, comunque lo chiamate, dovete lavorare sulle emozioni negative, prima studiandole, poi cercando di non esprimerle, poi andando avanti e trovando la vostra emozione negativa favorita. Supponete che qualcuno non abbia compassione di sé, allora per lui è facile lavorare sulla compassione di sé; egli può avere altre emozioni, la sua propria emozione particolare, contro cui è difficile lottare. In genere uno ha soltanto poche emozioni negative principali, anche se alcuni individui eccezionali possono averne di più.
...
.
...
D. Trovo che mi è possibile lottare contro le emozioni negative più piccole, ma qualche volta esse sono troppo forti, e c’è un’esplosione.
...
.
...
R. Ho cercato di spiegare che le emozioni negative sono differenti, perciò non potete usare gli stessi metodi contro tutte. In tutti i casi dovete essere preparati. È troppo tardi pensare quando siete già nell’emozione negativa. Dovete studiare l’identificazione ed essere capaci di non identificarvi; dovete essere capaci di pensare nella maniera giusta: non sul momento, ma prima e dopo. E dovete essere capaci di usare le emozioni negative per ricordare voi stessi.
Ma prima di tutto questo, dovete essere capaci di controllare la manifestazione delle emozioni negative. Se non potete controllare la manifestazione, non potete cominciare a lottare contro le stesse emozioni negative. Dovete comprendere però che non potete far nulla quando siete nell’emozione negativa; potete farlo prima e dopo. Qualche volta, quando siete meglio preparati, potete usarle per ricordare voi stessi, ma questa è una cosa completamente speciale.
Nel lavoro si può usare tutto, possono essere usate tutte le funzioni sbagliate; quindi emozioni negative di tutti i tipi possono essere utili come ausilio per ricordare se stessi. Con ciò intendo che potete allenarvi in maniera tale che le emozioni negative vi rammenteranno la necessità di ricordare voi stessi.
...
.
...
D. Avete detto che il centro intellettuale potrebbe controllare il centro emozionale, se sapessimo come. Potete dirci come?
...
.
...
R. Tutta la faccenda sta nell’apprendere come. Nel trovare emozioni connesse con un certo tipo di pensare, con certi punti di vista. Se acquisite nuovi punti di vista, allora dopo qualche tempo l’emozione connessa coi vecchi punti di vista scomparirà. Parecchie emozioni dipendono dai punti di vista. Ma è un lavoro lento.
...
.
...
D. Perché deve essere fatto lentamente?
...
.
...
R. Perché nessuno lo può fare rapidamente. Richiede qualche tempo cambiare punti di vista, stabilire nuovi punti di vista. Ciò significa distruggere i respingenti, e questa è cosa penosa. Inoltre, i respingenti non possono essere distrutti immediatamente, perché allora uno non avrebbe assolutamente più controllo. Nella maniera ordinaria, uno controlla se stesso con l’aiuto dei respingenti. Quindi i respingenti vanno distrutti gradualmente e al tempo stesso va creata la volontà.
Se un respingente è distrutto, la volontà deve essere messa al suo posto, altrimenti uno non sarà protetto dai respingenti e non avrà volontà: sicché egli si troverà in uno stato peggiore che con il respingente.
Questo è perché i sistemi meccanici di sviluppo di sé sono pericolosi, perché mediante qualche mezzo meccanico, senza sapere ciò che sta facendo, uno può distruggere questo o quell’importante respingente senza mettere niente al suo posto, e trovarsi in uno stato peggiore di prima. I mezzi debbono essere consci, bisogna sapere.
...
.
...
D. Si possono trovare sempre le proprie emozioni negative, o solamente qualche volta?
...
.
...
R. Si può se si è sinceri a riguardo. È una questione di sincerità e di un certo sforzo, ma noi non vogliamo fare questo sforzo, quindi non lo facciamo mai. Anche se decidiamo di cercare le nostre emozioni negative, ci concentriamo su piccole emozioni. Non siamo mai tanto sinceri da ammettere qual è la nostra principale emozione negativa, perché a volte sembra brutta.
Quando ho detto che è necessario scoprire la propria principale emozione negativa intendevo non la più importante ma la più ostinata. Se la trovate e cercate di lavorarci sopra, ciò spesso vi è di aiuto a vedere contro quali altre emozioni potete lottare. Ce ne sono di solito due o tre contro cui potete lottare. Ma dovete essere più precisi e non limitarvi a parlare delle emozioni in generale. Il discorso generale sulle emozioni è buono per il pensare generale, non per l’agire. Potete agire soltanto in relazione a fatti ben definiti.
...
.
...
D. Le emozioni negative più pericolose non sono la gelosia, la paura, l’odio, la rabbia?
...
.
...
R. No, questa è una classificazione sbagliata. La classificazione più utile è mediante il grado di identificazione, perché è quello che fa più danno. Voi le prendete come emozioni negative di primo grado, ma ciò non è necessariamente vero. Per alcuni individui forse la peggiore è la compassione di sé. Per altri la cosa peggiore può essere il senso di ingiustizia. Non sapete mai qual è la peggiore perché ciò dipende dall’identificazione e dalle caratteristiche in quanto la capacità di sentire determinate emozioni in maniera particolarmente forte e di identificarci con esse può essere la caratteristica principale della falsa personalità. Essa è diversa per individui diversi.
...
.
...
D. Quali emozioni negative si devono trasformare?
...
.
...
R. Tutte. Non c’è bisogno di farne un elenco. Uno deve prima cominciare con quelle che può cogliere, poi passare alle più difficili e, se possibile, a quelle ancora più difficili. Le emozioni negative sono uno stato intermedio tra sanità mentale e follia. Un uomo il cui centro di gravità si trova nelle emozioni negative non può essere chiamato sano di mente e non può svilupparsi. Prima deve divenire normale.
Le emozioni negative debbono essere divise in tre categorie: prima, le più usuali, più ordinarie emozioni quotidiane. Dovete osservarle e dovete già avere un certo controllo sulla loro espressione. Quando avete acquisito un certo controllo di non-espressione su queste emozioni negative, sorge il problema di come comportarsi con le emozioni stesse. Dovete cominciare a trattarle cercando di non identificarvi tanto spesso e quanto più potete, perché esse sono sempre connesse con l’identificazione, e se vincete l’identificazione, esse scompaiono.
La seconda categoria di emozioni non appare ogni giorno. Queste sono le emozioni più difficili, più complesse, dipendendo da un qualche processo mentale, quale il sospetto, sentimenti offesi, e parecchie altre cose del genere.
Sono più difficili da vincere. Potete trattarle creando un giusto atteggiamento mentale, col pensare, non in quel momento, ma in mezzo, quando siete tranquilli. Cercate di trovare il giusto atteggiamento, il giusto punto di vista, e renderlo permanente. Se create il giusto pensare, esso toglierà ogni potere a queste emozioni negative.
C’è poi una terza categoria, assai più intensa, assai più difficile e rara. Contro questa non potete far nulla. Questi due metodi – lotta contro l’identificazione e creazione di atteggiamenti giusti – non sono di aiuto. Quando vengono queste emozioni, potete fare solamente una cosa: dovete cercare di ricordare voi stessi: ricordare voi stessi con l’aiuto delle emozioni.
Se imparate ad usarle per ricordare voi stessi, esse possono diminuire e sparire dopo qualche tempo. Ma per far ciò dovete essere preparati. Attualmente, dato che non sapete quale emozione appartenga a quale categoria, dovete cercare di usare tutti e tre i metodi per tutte. Ma in seguito vedrete che esse sono divise in queste categorie e in un caso aiuta una cosa, in un altro caso un’altra cosa.
In tutti i casi dovete essere preparati. Come ho detto al principio, sarà difficile combatterle e vincerle, ma imparerete col tempo. Soltanto, non confondete mai le emozioni con l’espressione di emozioni negative.
Questa viene sempre prima. Finché non potete arrestare l’espressione, ciò significa che non potete far nulla a riguardo delle emozioni stesse. Quindi, prima di poter fare qualsiasi altra cosa, dovete imparare a controllare la manifestazione di emozioni negative. Se imparate a controllare l’espressione, allora potete cominciare.
...
.
...
D. Pare che lo sforzo di ricordare noi stessi ci renda più vulnerabili e più facilmente dominati dalle emozioni. Come possiamo proteggerci?
...
.
...
R. Non ci si può proteggere da principio. Bisogna correre quel rischio se agisce in quella maniera. In realtà, agisce in tutte e due le maniere: da un punto di vista vi rende più sensitivi; da un altro punto di vista vi dà maggior controllo.
...
.
...
D. Riguardo alle nostre abituali emozioni negative, è qualche particolare caratteristica in noi stessi che le porta sempre?
...
.
...
R. È possibilissimo, ma se praticate il non identificarvi, ve ne accorgerete. Vi identificate con molte, parecchie cose, non soltanto con le emozioni negative. Da mattina a sera passate da un’identificazione all’altra, ma quando cercate di non identificarvi più del solito, potete osservare parecchie emozioni negative che non avevate visto prima. Alcune le potete vedere nella loro intera grandezza, di altre potete notare solamente le loro code che scompaiono. Se cercate di notare e non identificarvi, ciò vi renderà più forti nel trattare con le emozioni.
...
.
...
D. Qual è la maniera giusta di trovare interesse nelle cose senza identificazione?
...
.
...
R. Non esiste maniera giusta. Voi dovete o pensare a cose giuste o collegare ogni cosa con il ricordare voi stessi. Se potete pensare alle cose giuste, potete essere interessati in esse senza identificazione, ma se divenite identificati, tutto il pensare scompare e diviene soltanto una ripetizione formatoria di parole.
...
.
...
D. Una emozione negativa che mi accade sempre mi instilla avversione per persone che ritengo di aver trascurato o in qualche modo danneggiato. Essa è basata sull’identificazione. Non posso vedere come fare a evitarla
...
.
...
R. È difficile da dire. Siamo così meccanici che in alcuni casi non siamo responsabili. Al tempo stesso uno non ha il diritto di dire: “Non sono responsabile, quindi non ha importanza ciò che faccio”. Uno deve fare ciò che può. Ma il non identificarsi in questo caso non sarà di aiuto. Se sentite di aver fatto qualcosa di sbagliato, cercate di non rifarlo. Spessissimo la gente dedica tutta la propria energia al pensare alle cose sbagliate che ha fatto e il giorno dopo rifà esattamente lo stesso.
...
.
...
D. Avete detto che le emozioni negative sarebbero utili se potessimo non essere identificati con loro.
...
.
...
R. Se potessimo non essere identificati, avremmo risultati diversi. Ciò sarebbe indubbiamente di aiuto, in quanto darebbe orientamento alla vita e a parecchie altre cose che ancora non conosciamo. Sì, ho detto che se potessimo non identificarci, esse sarebbero funzioni utilissime. Così come sono, non sono utili. Tutte le emozioni negative che non possiamo evitare divengono funzioni utili se le usiamo per ricordare noi stessi.
Alcuni riescono a farlo e ottengono due cose a un tempo: l’eliminazione dell’emozione negativa e la creazione del ricordare se stessi. Se avete un’emozione negativa costante e mediante il giusto pensare la collegate al ricordare voi stessi, allora, dopo qualche tempo, essa vi aiuterà a ricordare voi stessi, e dopo qualche altro tempo, se insistete, l’emozione sparirà. Quindi esse possono servire un fine utile se potete usarle: ma se vi identificate con esse, non servono a nulla.
...
.
...
D. C’è qualcosa che uno possa fare circa le emozioni negative quando si trova in un cattivo stato?
...
.
...
R. Uno non deve credere in questo cattivo stato. Parimenti, uno non deve credere in un buono stato, che questo rimarrà sempre. Sia il buono che il cattivo stato cambieranno. Se uno crede troppo in un buono stato, arriva un cattivo stato ed egli non è preparato, e come risultato di ciò, egli è troppo influenzato. Se uno si identifica eccessivamente con il proprio cattivo stato, egli sente di non poter far nulla. Cattivo stato o buono stato, bisogna andare avanti: c’è soltanto una strada.
...
.
...
D. La forte gelosia appartiene alla seconda categoria?
...
.
...
R. Sta a voi deciderlo. Essa può avere parecchie forme e manifestazioni differentissime. Generalmente è basata sulla discolpa: mentalmente siete d’accordo con essa, l’approvate, le preparate il terreno. Quando smettete di prepararle il terreno, può sparire o essere trasformata in qualcosa di diverso. Ma questa è una descrizione troppo generale. Esistono diecimila tipi diversi di gelosia, ma la loro base, quasi inevitabilmente è che voi sentite di avere il diritto di essere gelosi. Dovete sempre ricordare che tutte le cause delle emozioni negative sono in noi.
...
.
...
D. Le emozioni negative sono contagiose? È questo che rende la vita familiare così difficile?
...
.
...
R. Sì, è un fatto ben preciso che le emozioni negative sono assai contagiose, particolarmente contagiose per voi stessi. Se avete determinate emozioni negative e le ammettete, se non le negate nella vostra mente, esse sono destinate a ripetersi e a farsi sempre più forti.
...
.
...
D. La compassione di sé, per me, non è un’emozione sgradevole, sebbene la consideri negativa. Dovrebbe essere fermata?
...
.
...
R. Sì, particolarmente se è gradevole. Allorché la compassione di voi stessi è gradevole è un’emozione particolarmente velenosa.
...
.
...
D. Come faccio a pensare giustamente alla compassione di me stesso?
...
.
...
R. Nel pensare ad essa dovete creare nella vostra mente un solvente permanente, un atteggiamento che scomponga la vostra compassione di voi stessi quando appare. Scoprite il suo lato comico, il suo aspetto assurdo, il suo lato folle, non fate complimenti con voi stessi. Se avete successo nel creare un atteggiamento permanente, allora non appena appare la compassione di voi stessi, versatele sopra il solvente, ed essa si dissolverà.
Scoprite quanto c’è di sciocco, di folle nella compassione di voi stessi, non mediante analisi ma per mezzo di esempi. Scoprirete in essa parecchie caratteristiche; se pensate e osservate con sincerità e se le ricorderete, la compassione di voi stessi non oserà sollevare il capo.
...
.
...
D. Ma se la trovate, non scompare?
...
.
...
R. Questo significa un atteggiamento sbagliato, e non soltanto un atteggiamento. La compassione di sé non è affatto normale, quindi studiatela, scoprite tutte le sue strane caratteristiche, cercate di vergognarvene, non la pensate o non parlatene come se fosse qualcosa di innocuo o piacevole.
...
.
...
D. Trovo in me una grandissima indulgenza verso me stesso che ritengo sia la mia principale debolezza e ostacolo nel lavoro. Ma con i miei sforzi non so come combatterla se non nella maniera più fiacca.
...
.
...
R. Spessissimo non potete lottare, o non sapete come cominciare a lavorare contro qualche speciale debolezza, ma ciò non importa. Lavorate contro qualsiasi debolezza e lavorerete contro questa debolezza. È una maniera facilissima di scusare voi stessi dire di non sapere come combattere una debolezza. Lasciatela stare e combattete contro qualche altra debolezza: il risultato sarà lo stesso. In casi speciali dobbiamo ritornare ripetutamente a qualche difficoltà, ma in generale tutti gli sforzi portano nella stessa direzione, siano essi lotta contro la negatività, l’immaginazione, o qualsiasi altra cosa.
...
.
...
D. Perché il dar sfogo alla rabbia mi dà un preciso senso esilarante?
...
.
...
R. In primo luogo perché è un’abitudine, poi perché è facile. Ogni sfogo di un’abitudine dà piacere. La macchina ama sempre lavorare sulla linea di minor resistenza, mentre nel lavoro dobbiamo procedere sulla linea di maggior resistenza.
...
.
...
D. La paura può non essere un’emozione negativa? Può essere necessaria?
...
.
...
R. Essa è la base di parecchie emozioni negative. Non parliamo ora di emozioni istintive. Le emozioni negative del centro istintivo sono necessarie, ma le altre sono quasi tutte inutili. Però anche le emozioni istintive possono portare all’immaginazione. Per esempio uno può aver paura dei serpenti e, vivendo in un paese dove c’è soltanto un serpente e mezzo, egli può passare la propria vita con la paura dei serpenti. Questa è immaginazione.
...
.
...
D. Non si è spesso spaventati da cose di cui non si sa nulla?
...
.
...
R. La paura è semplicemente un certo stato; può essere senza alcuna causa. Ciò mostra quanto siano inutili le emozioni negative. Spesso inventiamo cause per un’emozione allorché c’è già l’emozione. Prendete l’invidia, la paura, il sospetto. Crediamo che l’emozione sia prodotta in noi da qualcosa all’esterno, mentre in realtà essa è in noi; noi solamente cerchiamo dopo una causa, e in tal modo la giustifichiamo.
...
.
...
D. Non posso ancora comprendere perché tutte le cause delle emozioni negative sono in me stesso.
...
.
...
R. Se vi osservate, lo vedrete. Le cause esterne rimangono le stesse, ma qualche volta producono emozione negativa in voi, qualche volta no. Perché? Perché le cause reali sono in voi; all’esterno esistono solamente cause apparenti. Se siete in un buono stato, se state ricordando voi stessi, se non vi state identificando, allora nulla che accada fuori (parlando relativamente, non mi riferisco certo alle catastrofi) può produrre in voi un’emozione negativa. Se siete in uno stato cattivo, identificati, immersi nell’immaginazione, allora qualsiasi cosa appena un po’ sgradevole produrrà un’emozione violenta. È una questione di osservazione.
...
.
...
D. Però ancora non vedo come alcune cose, per esempio il comportamento delle persone, non possa non produrre emozione negativa.
...
.
...
R. Esse sono macchine. Perché il comportamento delle macchine dovrebbe produrre emozione negativa? Se una macchina vi urta, la colpa è vostra; non dovete mettervi a portata della macchina. Potete avere un’emozione negativa, ma non è colpa della macchina; è colpa vostra. Gli altri non hanno tanto potere su di voi quanto voi pensate, esso è solamente il risultato di identificazione. Potete essere molto più liberi se non vi identificate e a volte siete più liberi.
Questo è perché dico che ciò va osservato. Se osservate bene, vedrete che qualche volta vi identificate di più, qualche volta meno; e per effetto di ciò, a volte siete completamente in potere delle emozioni negative e a volte avete una certa resistenza. Può occorrere molto tempo per imparare come resistere alle emozioni negative, ma non è impossibile. Dovete comprendere questo a proposito delle emozioni negative: le temiamo troppo, le giudichiamo troppo potenti. Possiamo opporgli resistenza se persistiamo nel non considerarle inevitabili e onnipotenti.
...
.
...
D. L’altro giorno mentre stavo parlando con qualcuno, mi sono potuto vedere mentre perdevo la calma, ma non ho potuto farne a meno. Come posso controllare l’irritazione?
...
.
...
R. Questo è un esempio di meccanicità. Non potete controllare la vostra irritazione allorché questa è già cominciata ad apparire; allora è troppo tardi. La lotta deve cominciare nella vostra mente; dovete trovare la vostra maniera di pensare giustamente su una precisa difficoltà. Supponete di dover incontrare una certa persona che vi irrita. La vostra irritazione appare; a voi non piace. Come potete arrestarla?
Dovete cominciare con lo studio del vostro pensare. Cosa pensate di quell’uomo? Non cosa ne pensate quando siete irritato, ma cosa ne pensate in un momento di tranquillità? Potete accorgervi che nella vostra mente discutete con lui; gli dimostrate che ha torto; gli dite tutti i suoi sbagli; vi accorgete che, in genere, egli si comporta male con voi. Ecco dove vi sbagliate. Dovete imparare a pensare giustamente.
Poi, se lo fate, accadrà così: sebbene l’emozione sia molto più rapida del pensiero, l’emozione è una cosa temporanea, mentre il pensiero può essere reso continuo; sicché ogni volta che salta fuori l’emozione, urta contro questo pensiero continuo e non può procedere e manifestarsi.
Quindi potete combattere contro l’espressione delle emozioni negative, come in questo esempio, solamente creando un continuo pensiero giusto. È impossibile spiegare in poche parole cosa sia pensiero giusto; è necessario studiarlo.
Se ricordate quanto ho detto circa le parti dei centri, ci arriverete, perché nella maggior parte dei casi e nella maggior parte delle condizioni nella vita ordinaria la gente pensa soltanto con la parte meccanica del centro intellettuale, che è l’apparato formatorio. Questo non è sufficiente.
È necessario usare la parte intellettuale del centro intellettuale. L’identificazione è la principale ragione per cui non la usiamo. Cercare di ricordare se stessi e cercare di non identificarsi è il mezzo migliore di passare nelle parti superiori dei centri. Ma noi dimentichiamo sempre l’identificazione e il ricordare noi stessi.
...
.
...
D. Il vincere le emozioni negative, quali la paura, può creare energia?
...
.
...
R. Proprio così. È uno dei mezzi migliori per raccogliere energia. Tutte le possibilità di sviluppo sono contenute nel vincere le emozioni negative e nel trasformarle. Un uomo con emozioni negative non farà mai nulla.
...
.
...
D. Le emozioni negative in quale tipo di cose possono essere trasformate?
...
.
...
R. È meglio dire che possono essere vinte. Ma, se preferite, possiamo dire che esse vengono trasformate in qualche tipo di emozione misto con moltissima comprensione: un’emozione delle parti superiori dei centri. Quasi ogni emozione negativa che abbiamo ora può essere trasformata in un’emozione delle parti superiori dei centri. Ciò però richiede comprensione, convinzione che è necessario, e decisione di farlo.
...
.
...
D. Sono le emozioni negative che ci impediscono di entrare in quegli stati emozionali?
...
.
...
R. Sì. Abbiamo molto danaro, ma lo spendiamo tutto in cose sgradevoli. Se ne risparmiamo abbastanza, lo possiamo usare nella maniera giusta. Il potere di usare viene con la quantità.
...
.
...
D. Osservo in me due tipi di indignazione: uno quando per esempio vedo che viene fatto del male a un bambino, e un altro quando qualcosa mi infastidisce. Sono entrambi ugualmente negativi?
...
.
...
R. Più altruistica è l’indignazione, più avete ragione, più essa è negativa. Più energia perdete in essa, maggiori risultati negativi essa produrrà.
...
.
...
D. Perché vengo più rapidamente portato alle emozioni negative durante le discussioni che in qualsiasi altra occasione? Per esempio nelle discussioni politiche?
...
.
...
R. Perché voi pensate sempre che le cose possono essere differenti. Quando vi rendete conto, e divenite fermamente convinti, che le cose non potevano essere differenti, smettete di discutere. Discutere è basato sull’idea che le cose potevano essere differenti e che alcune persone potrebbero fare le cose in maniera diversa. Cercate di pensare dal punto di vista che tutto quanto accade, accade perché non può essere differente; se poteva essere differente sarebbe accaduto in maniera differente. Ciò è semplicissimo, ma è difficilissimo rendersene conto.
...
.
...
D. Se vediamo qualche cosa che non ci piace in altri ciò è perché essi sono il nostro specchio e abbiamo in noi la stessa cosa?
...
.
...
R. Per lo più sì, ma è una gran cosa rendersi conto di ciò. Forse alle persone non piacciono gli altri perché essi sono gli specchi di loro stesse. Loro non se ne rendono conto, ma in qualche modo lo sentono vagamente e ciò fa sì che essi non gli piacciono. Comunque esiste anche un principio nel lavoro che, prima di diventare migliore, uno deve diventare peggiore. Ciò non è soltanto perché si nota di più: in realtà si diventa peggiori prima di acquisire maggior controllo.
...
.
...
D. Se uno ha ricordato sempre a proposito delle persone che esse non potevano agire in nessun’altra maniera, egli potrebbe allora comprenderle?
...
.
...
R. Naturalmente dovete ricordarlo. E finché questo ricordare non è costante, non potete comprendere nulla di loro. Esistono parecchie cose come queste. Tutto ciò che imparate nel sistema deve essere contemporaneamente nella vostra consapevolezza, altrimenti ogni piccola cosa vi farà dimenticare tutto.
...
.
...
D. Mi accorgo di divenire assai negativo quando mi vengono dati consigli e non sono mai d’accordo su essi.
...
.
...
R. Ancora una volta ciò è tutto basato sul vostro atteggiamento: ammettete che qualcun altro possa influenzare il vostro stato emozionale. Non dovreste ammettere un potere emozionale come quello su di voi. Ora, anche se semplicemente pensate a questo consiglio, provate fastidio. Voi lo ricostruite. Invece dovreste pensare in maniera completamente diversa; è puramente una questione di ragionamento.
Anche se la gente dà consigli senza pensare, anche se voi ne sapete di più, non c’è motivo di irritarvi. Non ottenete nulla irritandovi o essendo infastiditi. Dovete smettere di giustificarlo nella vostra mente. Quando si impedisce questa giustificazione, spessissimo si scopre che la causa di tutte queste emozioni negative è qualche idea sbagliata.
Chiunque può trovare qualcosa di sbagliato in questo o in quel lato della sua vita e generalmente egli tende ad attribuirne la responsabilità a questa cosa. Uno pensa che se questa cosa fosse giusta, ogni altra cosa sarebbe giusta. Ognuno ha una, a volte due o più, combinazioni di circostanze che egli biasima per qualsiasi cosa sbagliata egli faccia e per tutte le proprie manifestazioni di debolezza.
Bisogna invece comprendere che assolutamente nulla al mondo può produrre questo risultato. Supponete ci sia qualche cosa precisa che è sbagliata e che pensiate: “Se fosse giusta, io sarei diverso”. Ma se essa fosse giusta, io sarei proprio lo stesso. Parlo per esperienza, perché conosco individui che pensavano così, e allorché quella cosa particolare che essi trovavano sbagliata fu cambiata, essi rimasero gli stessi e semplicemente trovarono un’altra cosa sgradevole al posto della prima.
...
.
...
D. Trovo che una delle mie maggiori difficoltà è l’irritazione.
...
.
...
R. Questa è una delle più profonde caratteristiche nella gente e influenza l’intera massa. La cosa più difficile al mondo è sopportare pazientemente le manifestazioni sgradevoli degli altri. La gente può sacrificare ogni altra cosa, ma non può sopportare questo. L’irritazione è un’emozione particolare prodotta dalla sensazione di meccanicità di noi stessi o degli altri. Ciò non significa che ogni cosa meccanica causi irritazione, ma a volte la meccanicità la produce. Se non avvertiamo la meccanicità di altri in qualche caso particolare, essi possono essere addirittura più meccanici, ma non c’è irritazione.
Siamo irritati da altre persone che agiscono come macchine perché noi stessi siamo macchine. Se smettiamo di essere macchine, smetteremo di essere irritati. Questo senso di meccanicità diviene irritazione perché ci identifichiamo con esso. Se riusciamo a eliminare l’identificazione, la stessa cosa che ora conosciamo come irritazione diviene un’emozione utilissima, una sorta di tentacolo mediante il quale possiamo sentire la meccanicità. Non potete immaginare quanto divengano diverse emozioni del tutto ordinarie, e spesso quanto utili, se non ci identifichiamo con loro.
...
.
...
D. Qual è il modo migliore di regolarsi con l’emozione negativa quando diviene semplicemente apatia?
...
.
...
R. Spessissimo, quando l’emozione negativa assume la forma di resistenza passiva, sul momento non potete far nulla. Potete però continuare a lavorare. Se non potete far nulla oggi, ci sarà domani, e il giorno successivo, la settimana successiva, il mese successivo. Dovete prepararvi per il futuro, prima di tutto ricordando voi stessi, ricordando perché siete venuti, ricordando i primi principi. Tutta questa apatia e sensazioni negative provengono da lungo sonno. Se continuate a dormire allorché potreste cercare di svegliarvi, questo sonno produrrà uno o l’altro stato negativo.
...
.
...
D. Ho osservato in me un desiderio costante di star comodo. È un desiderio generale?
...
.
...
R. Questa è una delle più importanti caratteristiche della nostra vita. Sacrifichiamo ogni cosa a questo desiderio. Siamo pronti a rinunziare a ogni cosa pur di prendere la linea di minor resistenza. A volte questo desiderio diviene così forte che uno può star comodo e nient’altro. Anche se qualcosa non è comoda, uno cerca di arrangiarla in modo che debba esser comoda.
...
.
...
D. C’è un modo di liberarsi di ciò?
...
.
...
R. Cosa fare è una questione diversa; dobbiamo arrivarci da un altro lato. Questo desiderio è una cosa grandissima e ogni sforzo contro di esso è importante; quindi ogni sforzo va discusso in maniera speciale, non tutti gli sforzi assieme. Il sonno è la cosa più comoda; cercare di svegliarsi è scomodissimo. In seguito, quando ci destiamo in parte, ci accorgeremo quanto sia scomodo dormire allorché ad ogni momento può accadere qualsiasi cosa. Ma è necessario arrivare a questo stato.
...
.
...
D. Come si può reagire alla pigrizia?
...
.
...
R. Con lo sforzo. In quale altra maniera sennò? È difficile parlare in generale, perché esistono talmente tante forme di pigrizia: tante diverse evasioni. Dobbiamo parlare di casi concreti, perciò soltanto voi stessi potete rispondere. Scoprite in voi stessi diversi tipi di pigrizia, allora vedrete che non è sempre la stessa: in alcuni casi si manifesta in maniera peggiore, in altri, con minor forza. Avete bisogno di una gran quantità di osservazioni: nessuno vi può aiutare dall’esterno.
...
.
...
D. È di qualche utilità il solo volere?
...
.
...
R. No, non è sufficiente. Supponete che uno sia pigro in una cosa particolare, ma non sempre ugualmente pigro: qualche volta di più, qualche volta di meno. Questo è materiale da osservazione. Scoprite ciò che vi rende più pigri o meno pigri, allora scoprirete alcune cause e saprete dove continuare a osservare. In parecchie cose in noi dobbiamo trovare ciò che fa la differenza, in quanto nulla in noi rimane lo stesso a lungo. Persino le caratteristiche permanenti si manifestano in maniera diversa: un giorno in un modo, un altro giorno in un altro modo. È necessario scoprire quale ne è la causa.
...
.
...
D. Esiste un mezzo per vedere la differenza tra un bisogno genuino di riposo e la pigrizia?
...
.
...
R. Come in parecchie altre cose, esistono casi in cui lo potete dire con certezza, quindi dovete prendere uno di questi casi e non pensare a quelli dubbi. Se cominciate con casi che non conoscete, non potete far nulla. In questo sistema dovete cominciare con cose sulle quali non avete dubbi.
...
.
...
D. Se si cerca di ricordare se stessi, e si ottiene qualche tipo di risultato, si può essere certi che non si tratti di immaginazione?
...
.
...
R. Qui vale ancora una volta la stessa risposta. Ci saranno momenti circa i quali non avrete alcun dubbio, e ci saranno momenti dei quali saprete che sono immaginazione. Non potete esser certi circa ogni momento, ma nei riguardi di alcuni momenti sarete sicuri.
...
.
...
D. Può una circostanza esteriore svegliarci all’improvviso?
...
.
...
R. Sì, ma il momento seguente arrivano altre circostanze esteriori e vi fanno riaddormentare di nuovo, perciò non c’è utile in questo. E più un tipo di circostanze vi desta, più facilmente altre vi fanno ricadere nel sonno. È certo soltanto quel risveglio che viene da voi stessi.
...
.
...
D. Un uomo che comincia a destarsi svilupperebbe un senso di dualità?
...
.
...
R. Questa è un’osservazione o no? Se è un’osservazione, è una cosa; ma se è soltanto filosofia, è completamente inutile. Non vi sarà di aiuto se decidete in una maniera e le cose accadono in un’altra. Dovete avere a che fare con oggi, e con un possibile domani.
...
.
...
D. Mi sono accorto di poter avere un’emozione negativa e contemporaneamente osservarla.
...
.
...
R. Sì, certamente. Potete avere violente emozioni negative e osservarle. Spessissimo le emozioni negative ci destano in una certa misura, perciò possiamo osservarle. Ciò è perfettamente giusto, ma ciò non le diminuisce; esse divengono persino migliori se fate questo, e addirittura più gradevoli come una forma di sonno. L’osservazione non è la maniera per distruggere le emozioni negative. Se volete distruggerle, esistono parecchi metodi: l’osservazione è soltanto per lo studio.
...
.
...
D. Esiste qualche modo per trattare stati negativi piuttosto vaghi, monotoni?
...
.
...
R. Sì, moltissimi; qualche volta potete lottare contro di essi, ma supponendo addirittura che il vostro stato sia talmente monotono che non potete farci nulla in quel momento, se fate sforzi prima che esso arrivi, allorché vi trovate in uno stato migliore, ciò sarà di aiuto. Dovete fare solamente quanto è assolutamente necessario in tale momento, ma non dovete identificarvi col vostro stato e dovete ricordare soltanto che passerà, non dovete credere che sia permanente.
Emozionalmente crediamo sempre nelle cose: il centro emozionale non conosce il domani; per esso ogni cosa è il presente, ogni cosa è permanente. Non dovete identificarvi con questa sensazione, dovete sapere che essa cambierà.
...
.
...
D. Appena c’era qualcosa che mi interessava nel lavoro io cominciavo immediatamente ad avere l’impressione di essere uno spaventoso sgobbone. Come posso evitare questa trappola?
...
.
...
R. Bene, questo è un magnifico stato per ricordare se stessi: potete servirvene. Più siete negativi, meglio potete ricordare voi stessi: se vi rendete conto che potete uscirne. Esso deve farvi ricordare, servirvi da allarme, altrimenti rimarrete sempre in uno stato negativo.
...
.
...
D. Ho l’impressione che soltanto quando ho osservato qualche stupidaggine in me stesso sono capace di compiere sforzi più forti.
...
.
...
R. A volte è utilissimo vedere la propria stupidità. Se uno potesse realmente vedere se stesso, egli non sarebbe capace di dimenticarlo. Ma ciò è collegato con la consapevolezza.
...
.
...
D. Io sono stato sempre piuttosto adattabile, e ciò mi preoccupa. Se cerco di fare uno sforzo, questo è per me molto spiacevole da cominciare, ma in seguito esso non è più uno sforzo.
...
.
...
R. Il momento in cui ciò diventa facile, è un avvertimento; significa che la prossima volta lo sforzo sarà più difficile.
...
.
...
D. Trovo che qualche volta posso uscire da un’emozione negativa consentendomi di divenire identificato con qualcosa di gradevole.
...
.
...
R. Usate la parola ‘identificato’ in un senso sbagliato. Non potete dire “consento a me stesso di divenire identificato”; potete dire soltanto “consento a me stesso di divenire interessato in qualcosa”. Sì, può funzionare per qualche tempo, ma se divenite identificato, sarà proprio la stessa cosa da un punto di vista pratico. Soltanto che, nelle cose piacevoli, potete essere interessato senza essere identificato; in una cosa sgradevole non potete essere interessato senza essere identificato.
...
.
...
D. Trovo che il piacere costituisce una grande difficoltà. Godo quasi di ogni cosa e questo sembra immergermi nel sonno.
...
.
...
R. Cercate di ricordare voi stesso, allora il piacere sarà maggiore, più pieno, e ne trarrete profitto. Se però esso vi fa cadere nel sonno, dovete cercare di evitarlo, questo è tutto. Ogni tipo di stato emozionale può essere usato per ricordare se stessi, ma prima di poter far ciò è necessario creare una capacità per esso; e la capacità può essere creata soltanto mediante sforzo costante e regolare. Se ci pensate solamente una volta alla settimana, non ne verrà fuori nulla.
...
.
...
D. Sento che il mio ostacolo principale è l’ immaginazione, specialmente riguardo a me stesso. Esiste qualche lavoro speciale contro ciò?
...
.
...
R. L’immaginazione può essere diversissima. Se esistono sistemi speciali, è solamente possibile giungere ad essi tramite uno studio particolareggiato. Se mi chiedete in termini generali posso soltanto rispondere: ricordare se stessi. Se intendete sogni ad occhi aperti, essi costituiscono soltanto la metà del nostro immaginare, e la metà più innocua. Indubbiamente essi significano perdita di tempo, ma noi perdiamo tempo in tante maniere che un po’ più o meno non fa gran differenza.
È molto più pericoloso se immaginate determinate qualità in voi stessi, negli altri, nell’umanità o nella natura, e poi arrivate a credere in queste idee immaginarie e ponete fede in esse. Siamo circondati da queste qualità immaginarie, ed è contro di esse che dobbiamo lottare.
...
.
...
D. Nel cercare di resistere all’immaginazione, si dovrebbe scoprire la sua causa?
...
.
...
R. No, arrestatela immediatamente. Ci sono sempre cause. Sostituitele con qualcos’altro, con qualche pensiero intenzionale.
...
.
...
D. Perché non ha valore osservare e studiare l’immaginazione come un mezzo di conoscenza di sé?
...
.
...
R. Prestissimo vedrete che ciò non dà nulla. L’immaginazione ruota sempre nello stesso circolo. È un’attività mentale incontrollata e mediante l’immaginazione creiamo parecchi falsi valori, li conserviamo e li usiamo nel nostro pensare. Ecco perché l’immaginazione è pericolosa. Non verifichiamo le cose. Immaginiamo le cose o perché ci piacciono, o qualche volta perché non ci piacciono e ne abbiamo paura. Viviamo in un mondo immaginario.
...
.
...
D. Evadendo dalla realtà?
...
.
...
R. Non evadendo consapevolmente, ma accade così. Ciò è in parte dovuto a pigrizia mentale: per esempio, è più facile immaginare una cosa che studiarla.
...
.
...
D. Conoscerla non sarebbe una maniera facile per arrestarla?
...
.
...
R. No, non potete conoscerla ed essa continuerà ad andare avanti. È necessario uno sforzo speciale per fermarla. Siamo talmente meccanici che possiamo sapere una cosa e nonostante ciò continuare a farla.
...
.
...
D. Sento di non poter attendere più a lungo per cercare di trovare un sentiero che mi porti fuori dal pantano in cui mi trovo ora. Più vedo la mia meccanicità, più mi accorgo dell’urgenza di farlo.
...
.
...
R. Dovete rendervi conto che è necessario molto tempo. Avete trascorso anni e anni nella vita ordinaria. Allorché sentite parlare della meccanicità e state appena cominciando a lottare contro di essa, volete immediatamente dei risultati. È necessario prima abituarsi a queste idee. Non esistono segreti o metodi speciali per fare più in fretta.
...
.
...
D. Trovo difficile rendermi conto che l’immaginazione entra in tutte le nostre emozioni.
...
.
...
R. Ogni emozione basata sull’identificazione è immaginazione. L’identificazione è un segno di immaginazione. Quando trovate un’emozione senza identificazione, troverete un’emozione senza immaginazione.
...
.
...
D. Il pensiero è l’unico modo per esaminare l’immaginazione?
...
.
...
R. No, non il pensiero ma l’attenzione, perché l’immaginazione è una delle manifestazioni che procede senza attenzione. Nel momento in cui le rivolgete la vostra attenzione, l’immaginazione si arresta.
...
.
...
D. Intendete dire che non si può osservare l’immaginazione senza arrestarla?
...
.
...
R. Non la potete osservare a lungo. Se la notate semplicemente e le voltate le spalle, essa può andare avanti, ma se mantenete l’attenzione su essa, si ferma. L’attenzione agisce come una luce, e l’immaginazione è come un processo chimico che può continuare solamente al buio e si arresta con la luce.
...
.
...
D. Ciò non significa che quando la si nota sopravviene il pensiero?
...
.
...
R. Il pensiero porta attenzione. L’attenzione è una facoltà diversa, perché nemmeno il pensiero può procedere senza attenzione. Il pensiero però può funzionare con l’attenzione, mentre l’immaginazione non può. Alcune facoltà possono funzionare solamente con l’attenzione mentre altre possono funzionare senza l’attenzione.
...
.
...
D. Qual è la differenza tra pensiero ordinario e immaginazione?
...
.
...
R. Intenzionale o non intenzionale; controllabile o non controllabile.
...
.
...
D. L’immaginazione è una delle cose più forti nell’uomo, eppure è la più inutile. Perché?
...
.
...
R. Essa è una cattiva abitudine, una forma di sonno, una debolezza. È facile, non richiede alcuno sforzo. Tutto il resto richiede sforzo.
...
.
...
D. È possibile sperare di potersi liberare alla fine dell’immaginazione?
...
.
...
R. Non possiamo parlare della fine, è troppo lontana. Il primo passo sta nel sapere quanto tempo è dedicato all’immaginazione; il secondo passo sta nel dedicargliene meno.
...
.
...
D. Non posso dire se qualcosa è immaginazione o no, e non so come incominciare a riconoscerla.
...
.
...
R. Nessuno vi può aiutare a cominciare, dovete cominciare da voi. Dovete cogliere voi stessi in qualche tipo di immaginazione: non intendo esattamente sognare ad occhi aperti. Dovete avere un qualche modello di immaginazione: poi, se in dubbio, potete confrontare. L’immaginazione può assumere tre forme: immaginazione passiva, immaginazione che si esprime in discorsi, e immaginazione che si esprime in attività. Esistono linee e linee di attività nostra, ciascuna completamente diversa dall’altra. Alcune cominciano con sforzo e procedono con sforzo. Altre possono essere immaginazione. Uno può pensare che si tratti di sforzo mentre in realtà è immaginazione che si esprime in attività che non si può arrestare e che non richiede sforzo. Parlare è lo stesso: alcune persone debbono parlare, altre debbono fare qualcosa, ma entrambe sono manifestazioni della stessa cosa.
...
.
...
D. Osservo che l’immaginare ha luogo nella memoria, andando da un’associazione all’altra. Questa è un’osservazione corretta?
...
.
...
R. No. La memoria da sola non è responsabile di nulla. La memoria è imparziale; fornisce materiale per qualsiasi cosa vogliate. Potete volerlo per pensare seriamente, per l’immaginazione, per l’espressione di emozioni negative, ecc.
...
.
...
D. La memoria è meccanica?
...
.
...
R. La memoria in sé è meccanica, ma l’uso della memoria, l’applicazione della memoria, il funzionamento della memoria può essere più meccanico o meno meccanico. La memoria è fatta di iscrizioni sui registri dei nostri centri. Come usare queste iscrizioni, come trovarle, come verificarle: questa è un’altra faccenda.
...
.
...
D. È proprio tanto importante conoscere la causa di qualsiasi stato d’animo negativo che si osserva? Non è sufficiente riconoscere semplicemente che è negativo?
...
.
...
R. No. Qualche volta è utilissimo conoscerne la causa, perché quando volete combatterlo, non potete farlo se non ne conoscete la causa, e generalmente la causa sta nella vostra immaginazione. Tutte le cause sono in voi, quindi è necessario conoscerle.
...
.
...
D. Qualche volta, allorché si è infelici o forse ci si sente negativi, veniamo riportati ai problemi reali. Dato che ci è stato detto di stare in guardia contro le emozioni negative, non riesco proprio a situare ciò nel sistema.
...
.
...
R. Confondete l’idea del soffrire e l’idea dell’emozione negativa. Non è la stessa cosa. Soffrire è utilissimo; potete ottenere parecchie cose solamente tramite la sofferenza. Ma allorché il soffrire è collegato con l’identificazione e l’immaginazione, diviene emozione negativa.
...
.
...
D. Dite che l’uomo deve rinunziare a soffrire e anche che egli deve soffrire allo scopo di svilupparsi. Come possono entrambe queste cose essere vere?
...
.
...
R. Casi diversi, giorni diversi, momenti diversi. Questi non sono due principi contraddittori. Esiste parecchia sofferenza inutile cui non si vuole rinunziare. Poi esiste qualche sofferenza inevitabile e necessaria che bisogna accettare se si vuole ottenere qualcosa. Nella Quarta Via, non tutte in una volta, bisogna sacrificare tutte le cose inutili: teorie sbagliate, discorsi, sofferenza immaginaria. La sofferenza immaginaria è il principale ostacolo.
...
.
...
D. Allora il soffrire non esiste?
...
.
...
R. Solamente una certa quantità è reale. Ma noi l’aumentiamo con l’immaginazione. La sofferenza reale esiste, ma è limitata da parecchie cose, per esempio dal tempo. Nulla però può arrestare o limitare il soffrire immaginario. Il soffrire reale, se ha una causa, può essere necessario; può dare conoscenza. Il soffrire immaginario sottrae conoscenza. La morte di un amico, o dolore di qualche tipo, è sofferenza reale, ma se vi identificate con esso, può produrre emozione negativa. E, in fin dei conti, il soffrire occupa una piccolissima parte della nostra vita, mentre le emozioni negative la occupano interamente.
...
.
...
D. Il dolore è un’emozione negativa?
...
.
...
R. Il semplice soffrire dolore non è un’emozione negativa, ma quando intervengono l’immaginazione e l’identificazione, diviene emozione negativa. Il dolore emozionale, come il dolore fisico, non è da solo un’emozione negativa, ma quando cominciate a farci sopra ogni sorta di ricami, diviene negativo.
...
.
...
D. È stato affermato, o perlomeno sottinteso, che l’uomo ama il soffrire. Ciò è rigorosamente vero?
...
.
...
R. Voi non comprendete affatto il significato di ciò. Se riflettete più a fondo, vi accorgerete che ognuno ha qualche tipo di sofferenza, diciamo di compassione di sé. Uno non rinunzia mai a questa compassione di sé; essa è il più amato bene dell’uomo; egli la porta con sé, la mette al posto migliore: non cercherà mai, o deciderà mai nella sua mente, di fare uno sforzo per liberarsi di questa compassione di sé. Ognuno ha una o due emozioni negative cui è particolarmente attaccato. Egli non dice a se stesso “mi piace questa emozione negativa”, ma vive in essa, è completamente assorbito da essa, e ogni cosa è influenzata da questa emozione negativa, perciò egli non la sacrificherà. Per parecchi individui, il sacrificare la loro principale emozione negativa significherebbe sacrificare tutta la loro vita.
...
.
...
D. Da quando l’uomo ha smesso di credere che le sue sofferenze fossero una diretta punizione di Dio, egli non se ne vergogna e non prova risentimento per esse?
...
.
...
R. Sì, sembra così, ma in realtà egli non ci rinunzierà mai. Allorché decide di rinunziarci, ne diviene libero. Sembra una cosa facile, ma quando va alla pratica, egli si accorge di non poterlo fare, perché le sue sofferenze sono già diventate un’abitudine; e così, anche se lo decide nella sua mente, egli continua ancora a sentire allo stesso modo. Nonostante ciò, allo scopo di liberarsi delle sofferenze inutili, il primo passo sta nel decidere di rinunziarci nella propria mente. Quando un uomo prende questa decisione, dopo un po’ di tempo egli ci rinunzierà; ma finché la sua mente è ipnotizzata da questo soffrire, non farà lo sforzo.
...
.
...
D. Se ci rinunzia, cosa otterrà in cambio?
...
.
...
R. Otterrà in cambio assenza di soffrire. Questo è perché egli non ci vuole rinunziare.
...
.
...
D. Che metodo si può usare per sacrificare il soffrire?
...
.
...
R. Rendersi conto dei valori. Esistono però diversi tipi di soffrire, qualche volta una maniera efficace per distruggere il soffrire è il vedere che esso appartiene alla parte immaginaria di noi stessi. La divisione in reale e immaginario è utilissima. L’idea generale è che non potete ottenere nulla gratuitamente, dovete sacrificare qualcosa. Ma cosa sacrificare? Una persona non vuole sacrificare una cosa, un’altra persona un’altra cosa. La risposta è “sacrificate il vostro soffrire”: le emozioni negative, l’immaginazione negativa e tutto ciò. È un ottimo sacrificio, ma difficilissimo, in quanto uno è pronto a sacrificare qualsiasi piacere ma non la sofferenza.
...
.
...
D. Come lo si può fare? Uno rifiuta di pensare che sta soffrendo?
...
.
...
R. Rifiutate di accettare la vostra sofferenza e arrestate la vostra sofferenza. È semplicissimo. Supponete di avere un cruccio, siete stato danneggiato o offeso o qualcosa del genere. Cercate di sacrificare questo cruccio e vi accorgerete quanto gli siete attaccati. In realtà è una sensazione piacevolissima quando uno sente: “Non ho nulla di cui preoccuparmi. Nessuno è colpevole”. Ma alla gente essa non piace, perché la sente come vacuità.
...
.
...
D. Suppongo che la ricompensa di qualsiasi sviluppo sia in realtà sofferenza, perché la conoscenza porta sofferenza.
...
.
...
R. Non credo che sia necessariamente così. È vero che sviluppo significa aumento di sofferenza per un determinato periodo, ma non potete considerarlo come uno scopo o come il risultato necessario. Da sola la sofferenza non può portar nulla, ma se uno ricorda se stesso in collegamento con essa, ciò può costituire una grande forza. Se il soffrire non esistesse, sarebbe stato necessario crearlo, perché senza non si può arrivare al giusto ricordare se stessi. Ma la gente cerca di fuggire dalla sofferenza, o cerca di camuffarla, o si identifica con essa e in tal modo distrugge l’arma più potente che ha.
...
.
...
D. Cos’è sofferenza utile?
...
.
...
R. Finché non ci liberiamo del soffrire inutile non possiamo arrivare a quello utile. La maggior parte del nostro soffrire è assolutamente inutile; ne abbiamo troppo. Dovete prima imparare a distinguere cosa sia soffrire inutile. La prima condizione per liberarsene è conoscerlo per quello che è.
...
.
...
D. Direste che il soffrire è in qualche misura essenziale per raggiungere il cambiamento di essere?
...
.
...
R. Certamente, ma ciò dipende da cosa intendete per soffrire. Non otteniamo nulla col piacere; da esso possiamo ottenere soltanto soffrire. Ogni sforzo è soffrire; ogni percezione è soffrire, perché esistono parecchie spiacevoli percezioni riguardanti noi stessi e riguardanti altre cose, ed esistono parecchie forme di soffrire. Come ho detto, alcune sofferenze sono innecessarie e inutili, con altre sofferenze dobbiamo imparare a non identificarci, mentre alcune sofferenze sono utili.
Giudichiamo il soffrire dal punto di vista se aiuta o ostacola il nostro lavoro, quindi il nostro atteggiamento verso il soffrire deve essere più complicato. Il soffrire inutile è il più grande ostacolo sul nostro cammino; tuttavia il soffrire è necessario e qualche volta accade che la gente non può lavorare perché ha paura di soffrire. Nella maggior parte dei casi ciò che essa teme è sofferenza immaginaria. Abbiamo molta immaginazione e qualche volta rinunziare a certi tipi di immaginazione sembra difficile.
...
.
...
D. Il soffrire, a parte il dolore fisico, è possibile senza la falsa personalità?
...
.
...
R. Certamente, ma esso non diviene così insistente. Quando la falsa personalità comincia a goderne, diviene pericoloso. La maggior parte del nostro soffrire dipende dall’identificazione, e se l’identificazione scompare, scompare anche il nostro soffrire. Dobbiamo essere ragionevoli, dobbiamo renderci conto che è inutile soffrire se è possibile non soffrire.
...
.
...
D. Non comprendo come un’emozione positiva possa essere radicata nel dolore; eppure alcuni uomini dotati di visione hanno evidentemente raggiunto le più alte vette tramite la sofferenza fisica.
...
.
...
R. Attraverso la sofferenza fisica o mentale ciò è possibilissimo per effetto della trasformazione. Ogni tipo di soffrire, parlando teoricamente, si può trasformare in emozione positiva, ma soltanto se esso è trasformato. Comunque tali definizioni sono pericolose, perché, dopo un momento, qualcuno le intenderà nel senso che quello trasforma se stesso in emozione positiva. Ciò sarebbe completamente sbagliato, perché nulla trasforma se stesso, esso deve essere trasformato mediante sforzo di volontà e mediante conoscenza.
...
.
...
D. Può il dolore aiutare un uomo a uno stato superiore di consapevolezza?
...
.
...
R. Nessun singolo shock isolato può aiutare, perché esistono parecchi legami che ci tengono nel nostro stato presente. È necessario comprendere che sono necessari migliaia di shock e per anni. Soltanto allora i legami saranno spezzati e l’uomo diverrà libero.
...
.
...
D. Come può esistere il soffrire reale se dite che il centro emozionale non ha parte negativa?
...
.
...
R. Nella descrizione dell’uomo in questo sistema ci si scontra con l’impossibilità di descrivere le cose come sono: esse possono essere descritte soltanto in maniera approssimativa. Proprio come su mappe a piccola scala non può essere mostrata la grandezza relativa delle cose. In alcuni casi, nella descrizione della macchina umana, le differenze sono così grandi che è meglio dire che una cosa non esiste affatto piuttosto che una cosa è grande e un’altra piccola. Questo si riferisce al centro emozionale. Esistono emozioni che non sono negative, eppure dolorosissime, ed esiste un centro per esse, ma questo occupa una parte così infinitesimale in confronto alle emozioni negative non reali che è meglio dire che il centro emozionale non ha parte negativa.
...
.
...
D. Come potete spiegare la grande quantità di sofferenza che esiste al mondo?
...
.
...
R. Questa è una domanda interessantissima. Dal punto di vista del lavoro è possibile trovare almeno una forma logica di soluzione di questo problema. Nella vita organica l’uomo va considerato come un esperimento del Grande Laboratorio. In questo laboratorio vengono fatti tutti i possibili tipi di esperimenti, e questi debbono essere fatti per mezzo del soffrire per determinare qualche sorta di fermento. In qualche maniera il soffrire è necessario a questo; tutte le cellule di questo esperimento debbono soffrire, e a causa di ciò, la loro tendenza è di evitare il soffrire, di averne il meno possibile, o di evadere.
Se qualcuna di queste cellule spezza questa tendenza e accetta volontariamente la sofferenza, essa se ne può liberare e divenire libera. La sofferenza, la sofferenza volontaria, può divenire lavoro-scuola. Niente è più difficile e tuttavia niente può creare tanta forza quanto la sofferenza volontaria. L’idea dello sviluppo è di creare una forza interiore, e come può un uomo mettere se stesso alla prova senza soffrire? Da un punto di vista l’intera vita organica esiste per disegni planetari. Da un altro punto di vista esiste solamente a vantaggio di quelli che evadono.
Perciò essa non esiste per alimentare soltanto la luna. Questo soffrire è il prodotto superiore, il resto è solamente sottoprodotto; quello superiore è sempre il più importante. Siamo lontani dal comprendere l’idea del soffrire, ma se ci rendiamo conto che piccole cose possono essere ottenute con poca sofferenza, e cose grandi con grande sofferenza, comprenderemo che ciò sarà sempre proporzionato.
Dobbiamo però ricordare una cosa: non abbiamo il diritto di inventare il soffrire. Inoltre, uno ha il diritto di accettare la sofferenza per se stesso, ma non ha il diritto di accettarla per altri. In base alla propria visione della vita, uno aiuta altre persone; bisogna comprendere però che l’aiutare non può diminuire il soffrire, che non può cambiare l’ordine delle cose.
...
.
...
D. Non si dovrebbe lavorare per alleviare la sofferenza?
...
.
...
R. Sì, quanto più si può, ma c’è sofferenza che può essere alleviata e sofferenza che non può essere alleviata perché dipende da causa più grande. Gli individui addormentati debbono soffrire; forse esiste un grande disegno cosmico in questo soffrire, in quanto soltanto il soffrire può in seguito destarli. Se essi possono combinare la loro vita in maniera tale da essere felici e soddisfatti nel sonno, non si sveglieranno mai. Ma tutte queste cose sono soltanto parole, perché in ogni caso ciò non può essere cambiato.
...
.
...
D. Esiste una precisa quantità di sofferenza nel mondo che deve essere sopportata?
...
.
...
R. Probabilmente ai fini di una possibile evoluzione ognuno deve essere circondato da enormi possibilità di sofferenza. L’evoluzione dipende dall’atteggiamento dell’uomo; se egli accetta il soffrire e cerca di non identificarsi con esso. Può darsi che tutta questa legge sia stata creata affinché egli possa divenire più forte, in quanto la forza può essere creata solamente dal soffrire.
...
.
...
D. È bene per una persona soffrire per un’altra?
...
.
...
R. Nessuno può soffrire per un altro; se ho mal di denti, questo non diminuirà se anche a voi fanno male i denti.
...
.
...
D. Avete detto che l’uomo è un esperimento?
...
.
...
R. L’uomo è fatto specialmente per l’evoluzione; egli è un esperimento speciale fatto per lo sviluppo di se stesso. Ogni uomo è un esperimento, non tutti gli uomini.
...
.
...
Ora dobbiamo tornare a cose pratiche e allo studio del lavoro personale. È necessario comprendere la responsabilità nel lavoro personale, perché quando un uomo comincia a comprendere qualche cosa, a formulare certi desideri in collegamento col lavoro, aumenta la propria responsabilità verso se stesso. Più uno comprende, maggiore è la propria responsabilità, perché se uno non sa nulla e non cerca di lavorare, non può commettere gravi errori. Ma allorché uno comincia a lavorare, egli può, per così dire, peccare contro il lavoro; e quando un uomo fa errori, ciò può impedire il suo lavoro personale.
Quindi la sua responsabilità comincia non appena egli inizia il lavoro, e bisogna comprendere che questa responsabilità è grandissima, perché ogni cosa conta: ogni cosa che uno dice o fa, ogni cosa che uno non dice o non fa, di ogni cosa è tenuto conto e gli viene accreditata o addebitata. Questa non è un’azione arbitraria: è così nella natura stessa delle cose. Sono le cose stesse a farla così. Allo scopo di far qualcosa, di arrivare a qualcosa, è necessario lavorare contemporaneamente su parecchie linee, altrimenti uno si inceppa.
Se perdete una o due linee, dovete tornare indietro e cominciare di nuovo dal principio; non potete scegliere le linee su cui lavorare. Supponete di dover lavorare su 50 linee, che eliminate tre linee che non vi piacciono, e lavorate su quarantasette. Presto o tardi, dovete tornare indietro e ricominciare da principio su tutte e cinquanta le linee, perché dopo un po’ di tempo quarantasette linee non vi possono portare più avanti. Con queste linee intendo il cercare di ricordare voi stessi, il cercare di non identificarvi, di non esprimere emozioni negative, ecc.
Supponete di accettare tutte queste linee e di lasciarne soltanto una, quella riguardante il parlare: ciò rovinerà tutto. Se le accettate tutte, e il momento dopo dimenticate, di nuovo non concluderete nulla. Questo è perché non possiamo ottenere risultati giusti. Cominciamo bene e il momento dopo dimentichiamo e ci diciamo: “Non posso tenere a mente cinquanta cose assieme”.
...
.
...
D. Come si può aumentare il proprio senso di responsabilità?
...
.
...
R. Ciò deve essere basato sulla stima. Se stimate qualcosa, allora avete un senso di responsabilità.
...
.
...
D. Avete detto che un’altra delle nostre principali difficoltà è il pensare formatorio. Io non so proprio come pensare non formatoriamente.
...
.
...
R. Pensate al meglio della vostra capacità e confrontate i risultati: quando il vostro pensare dà risultati e quando non ne dà. In questo modo arriverete a una migliore comprensione, migliore in ogni caso che essere perplessi su ciò. Le definizioni non vi aiuteranno: il desiderio di definizioni è soltanto una scusa. Se vi trovate in una posizione molto difficile, penserete al meglio della vostra capacità a come uscirne. Pensate nella stessa maniera.
...
.
...
D. Prima di poter pensare differentemente, è necessario percepire le cose in maniera diversa?
...
.
...
R. Non possiamo percepire differentemente finché non pensiamo differentemente. Abbiamo il controllo solamente dei nostri pensieri; non controlliamo la percezione. La percezione dipende particolarmente dallo stato di consapevolezza. Se uno si sveglia sufficientemente a lungo, può percepire parecchie cose che non percepisce ora. Ciò non dipende dal desiderio o dalla decisione.
...
.
...
D. Tutto il pensare è formatorio, tranne quando stiamo cercando di ricordare noi stessi?
...
.
...
R. No, non tutto, ma una gran quantità del nostro pensare è formatorio. Quando però pensiamo a cose serie, come alle idee di questo sistema, o non possiamo pensare affatto o il nostro pensare non è formatorio. Il pensare formatorio è sempre scadente, per i nostri problemi poi è addirittura ridicolo.
...
.
...
D. Avete detto una volta che il pensare alle grandi idee del sistema può essere una maniera di arrestare l’identificazione. Non posso vedere perché è così e perché l’identificazione dovrebbe necessariamente rovinare il pensare.
...
.
...
R. Perché l’identificazione rende il pensiero limitato e difettoso, vi vincola, non potete pensare, non potete fare deduzioni. Essa abbassa lo standard della normale capacità intellettuale dell’uomo. Per quanto riguarda perché il pensare alle grandi idee del sistema arresta l’identificazione, ciò è perché non potete pensare ad esse se vi identificate con loro. Il vostro pensare non produrrà alcun effetto. Quando stiamo studiando, cercando di comprendere, questa è una nuova maniera di pensare. Nel momento in cui torniamo alla vecchia maniera di pensare, ci identifichiamo.
...
.
...
D. Avete detto che il pensare formatorio si occupa sempre di opposti; ma come possiamo conoscere qualsiasi altra cosa in altro modo che con gli opposti?
...
.
...
R. Non sempre: ho detto che è una delle caratteristiche del pensare formatorio. E quando pensiamo, dobbiamo pensare al soggetto stesso, non al suo opposto.
...
.
...
D. Ma se debbo conoscere qualche particolare cosa, debbo sapere ciò che questa non è.
...
.
...
R. Niente affatto. Potete sapere cosa sia questa o quella cosa senza fare un elenco di ciò che essa non è. È un’autoaccusa completamente sbagliata dire che dovete usare un così goffo metodo di pensare, perché in quel modo dovreste pensare per due anni su ogni piccola cosa. Potete pensare alle cose senza gli opposti, pensare soltanto a cosa sono. Il pensare formatorio non è pensare. Non dimenticate mai che il pensare formatorio può servire parecchi scopi utili, ma non è per pensare.
...
.
...
D. Gli individui n. 1 vivono tutta la loro vita con l’apparato formatorio. Ciò significa che essi non hanno assolutamente crescita dell’essere fin dal principio della loro vita?
...
.
...
R. Non soltanto gli uomini n. 1 ma anche i n. 2 e n. 3 possono vivere solamente con l’apparato formatorio. La gran maggioranza delle persone non usa altra cosa. Indubbiamente esse hanno una certa crescita di essere; soltanto che questa è, per così dire, non individuale, è una crescita di massa, nel senso di un bambino e di un adulto. Ma il loro essere non cresce oltre un certo livello, e noi siamo interessati nella crescita dell’essere verso l’uomo n. 4.
Crescere nella maniera ordinaria è naturale, ma questo non cambia il livello dell’essere. E anche questa crescita naturale dell’essere può essere arrestata.
...
.
...
D. Ho notato che se faccio una domanda, mentre viene data la risposta la mia mente lavora e, come risultato di ciò, non ascolto. A cosa è dovuto?
...
.
...
R. Giustissimo. Questo è semplicemente pensare associativo, pensare meccanico. Naturalmente, se fate una domanda e volete sapere la risposta, dovete arrestare le associazioni, ricevere ciò che vien detto, e soltanto allora rifletterci sopra e far confronti. Se non impedite le associazioni, la risposta si confonde coi vostri stessi pensieri, non vi giunge ciò che è stato detto. Quindi non ottenete mai la risposta giusta. La lotta contro il pensare associativo è una linea di lavoro precisa. Se studiate qualcosa, ascoltate qualcosa o cercate di comprendere qualcosa, dovete farlo con una mente libera. Se andate avanti contemporaneamente con i vostri stessi pensieri, la vostra mente non sarà mai libera per seguire.
...
.
...
D. Perché si è più inclini a chiedere ‘perché’ invece che ‘come’?
...
.
...
R. Perché è più facile, più meccanico, ci siamo più abituati. Chiedere ‘come’ richiede pensiero; dovete formulare la vostra domanda nella maniera giusta. E ‘perché’ può essere chiesto senza pensare.
...
.
...
D. È stato detto che uno dei metodi per combattere le emozioni negative è pensare in maniera diversa. Non comprendo affatto cosa significhi pensare in maniera diversa.
...
.
...
R. Significa prendere qualche soggetto che produce emozione e rifletterci sopra, cercando di non giustificare se stessi o di accusare altri. Questo sarà pensare differentemente. Anche se esistono emozioni negative che non possono essere annullate in questa maniera, in quanto richiedono metodi più forti, questo metodo può essere tentato per primo in ogni caso.
...
.
...
D. Mi accorgo che durante la maggior parte del tempo pensieri frivoli occupano la mia mente. Potrebbe essere un buon piano quello di studiare qualche lingua difficile, ad esempio il russo, cui poter pensare mentre si fa un lavoro puramente meccanico?
...
.
...
R. A quale scopo? Dopo un po’ di tempo avrete pensieri sbagliati in russo!
...
.
...
D. Esiste una maniera qualsiasi con cui possiamo ricordare più chiaramente ciò che abbiamo compreso allorché ci trovavamo in uno stato migliore?
...
.
...
R. È una cosa importantissima, ma io non conosco alcun metodo speciale. Questi momenti debbono essere collegati. Guardate indietro, cercate di confrontare, ciò è particolarmente importante in relazione a precisi problemi. Per esempio, potete comprendere qualcosa che non avete compreso mezz’ora fa; ma forse nel passato ci sono stati momenti in cui anche voi avete compreso qualcosa in collegamento con ciò. Cercate di rammentare questi momenti e di collegarli.
...
.
...
D. La comprensione di un’idea o di un termine varia in relazione al grado dell’essere?
...
.
...
R. Certamente. La gente comprende in base al suo livello, alla sua capacità: non in base al significato delle cose.
...
.
...
D. La mia difficoltà è che nessuna idea mi è completamente chiara. 
...
.
...
R. È impossibile renderla chiara col pensiero formatorio e con le parole. Gli individui ritengono di comprendere una cosa quando le danno un nome, ma non si rendono conto che ciò è artificiale. Quando potete sentire una cosa e quando potete verificarla mediante consapevolezza superiore e mente superiore, soltanto allora potete dire che essa è realmente vera e che esiste realmente. E le scuole non si occupano di ordinarie idee intellettuali. Ciò significa che queste idee, come per esempio l’idea di ricordare se stessi, non sono chiare senza centri superiori, in quanto senza centri superiori non si può arrivare alla verità.
Le scuole sono l’opera di centri superiori; questi ci danno qualcosa che non possiamo ottenere da noi, in quanto possiamo usare soltanto la mente ordinaria. E la mente ordinaria ha limiti precisi che non può superare. Essa può accumulare materiale, dimenticarlo, riaccumularlo e ridimenticarlo, e ridurre il sistema a pura stupidaggine procedendo troppo direttamente in una sola direzione. Quando vi trovate in uno stato che si avvicina al centro emozionale superiore, sarete sbalorditi di quanto potete comprendere immediatamente; poi tornate al vostro stato normale e ve ne dimenticate. Mediante costante ricordo di voi stessi e mediante certi altri metodi, potete giungere al centro emozionale superiore, ma non potete rammentare ciò che avete compreso allora. Se lo scrivete, non avrà senso quando in seguito lo leggete col vostro centro intellettuale.
...
.
...
D. Qualche volta, cercando di ricordare me stesso, ho una strana sensazione degli oggetti inanimati, come se questi avessero una sorta di consapevolezza che fosse loro.
...
.
...
R. Fate la tara alle possibilità dell’immaginazione. Diciamo semplicemente che avvertite qualcosa di nuovo nelle cose. Ma quando cominciate a spiegarla, cominciate a immaginare. Non cercate di spiegarla, lasciatela stare. A volte potete sentire strane cose in quel modo, ma le spiegazioni sono sempre sbagliate, perché sentite con un ottimo apparato e spiegate con un altro: una macchina disadatta che in realtà non può spiegare.
...
.
...
D. Tutto sembra far capo allo stesso problema: come essere più emozionali.
...
.
...
R. Non potete cercare di essere emozionali: più cercate di esserlo, meno lo sarete. Potete cercare di essere consapevoli; e se divenite più consapevoli, diverrete più emozionali. Dovete pensare a come ottenere maggiore energia per essere consapevoli. Questa sarebbe una domanda giusta e la risposta sarebbe che prima dovete arrestare le perdite e cercare di ottenere maggior energia seguendo tutte le indicazioni che ottenete dal lavoro: tutte le indicazioni. Non concentratevi su una sola, potete sempre scoprire qualcosa che non avete fatto.
...
.
...
D. Qualche volta sento di aver la capacità di concentrarmi, ma non so cosa fare. Penso soltanto a piccole cose e quella scompare di nuovo.
...
.
...
R. Avete sempre materiale in quantità più che sufficiente per lavorare su voi stessi; non potete mai non riuscire a trovare cosa fare. Cercate di arrestare i pensieri: questo è facile e utile. Se non avete l’energia per farlo, dovete accumulare energia mediante la lotta contro le abitudini meccaniche e cose del genere. Ciò accumulerà energia sufficiente per questo sforzo di ricordare voi stessi o per lo sforzo di arrestare i pensieri.
...
.
...
D. La meditazione, come è patrocinata dai libri indiani, è la stessa cosa del ricordare se stessi?
...
.
...
R. Essi parlano di meditazione ma dicono anche che bisogna lavorare sotto un maestro. Noi leggiamo e ricordiamo una cosa e ne dimentichiamo un’altra; crediamo di poter studiare la meditazione o crediamo che noi stessi possiamo meditare. Se potete ricordare voi stessi, potete meditare; altrimenti non potete. Ricordare se stessi significa controllare i pensieri, è uno stato diverso. La meditazione è un’azione di una mente sviluppata, e noi l’attribuiamo a noi stessi. Sarebbe ottimo se potessimo meditare, ma non possiamo; ricordare se stessi è la strada che porta a ciò. Non potete cominciare dalla fine; dovete cominciare dal principio, come in ogni altra cosa. Cosa significa ‘meditazione’ per noi ? Pensare al sistema; cercare di collegare le idee e di ricostruire il sistema: questa è ‘meditazione’, non semplicemente pensare a una parola o a un’idea.
...
.
...
D. Nel cercare di pensare a qualche idea precisa del sistema penso sempre alla stessa cosa che ho pensato prima. Non ne posso fare a meno.
...
.
...
R. Questo è un lato tecnico. Dovete tentare vie diverse. Potete concentrarvi su un lato o sull’altro del soggetto, o prendere uno o l’altro punto di vista, o cercare di spiegare a qualcun altro. Se è difficile pensare a qualche soggetto preciso, potete sempre immaginare voi stessi che lo spiegate a individui diversi: a individui con preparazione o senza preparazione, a un religioso, a un individuo con mentalità scientifica, ecc. Dovete spiegare in maniera diversa a seconda dell’individuo cui state spiegando. Poi è sempre utilissimo separare ciò che sapevate prima da quanto avete appreso dal sistema.
Questo è importantissimo. Se non separate, confonderete sempre le cose nel vostro pensiero. È necessario sapere ciò che sapevate prima, ciò che avete letto in qualche posto e ciò che ottenete qui. Esiste ancora un’altra linea che potete seguire: potete cercare di scrivere un programma di pensare per voi stessi. Trovate i vostri propri argomenti su cui vi piacerebbe riflettere, o argomenti che ritenete vi potrebbero essere utili, oppure argomenti che non comprendete ma che vi piacerebbe imparare come pensarci. Tutto ciò è utile. Poi, se avete tempo, rifletteteci due o tre volte al giorno.
...
.
...
D. Ho tentato quelle conversazioni immaginarie che voi avete suggerito, ma non sono stato capace di farle durare abbastanza a lungo.
...
.
...
R. Quelle conversazioni immaginarie devono procedere secondo il piano; non potete iniziarle da un punto qualsiasi. Dovete inventare qualche specie di situazione e fare come se parlaste a qualche persona immaginaria; o a qualcuno che conoscete, e spiegargli qualche argomento particolare in base al tipo di persona che egli è. Ciò può aiutare. Ma non cercate di fargli una conferenza; una conferenza è destinata a trasformarsi in formatoria.
...
.
...
D. La mia difficoltà sta nel parlare entro la mia mente. Queste conversazioni immaginarie mi aiuteranno a lavorare contro questa abitudine?
...
.
...
R. Sì, questo può essere utile, oppure potete pensare alle idee del sistema, imporvi compiti precisi. Un altro approccio sta nel vedere se questo parlare mentale è utile o inutile. Può essere utile, ma quasi tutto è inutile. Come tutte le abitudini meccaniche è difficilissimo da combattere. Voi non ve ne accorgete, o potete essere stati a parlare con voi stessi per due ore prima di accorgervene, quindi dovete disporre di una sentinella migliore che dia l’allarme quando cominciate. Questo significa essere più svegli.
...
.
...
D. Sento che si potrebbe ottenere qualcosa se si potesse ricordare più del sistema in un determinato momento invece di ricordare soltanto frammenti.
...
.
...
R. Giustissimo. Questo è perché dopo qualche tempo vi accorgerete che è utile lavorare con persone nuove e spiegar loro le cose, in quanto non potete avere una parte sufficientemente grande del sistema davanti ai vostri occhi se non lo ripetete tutto, e potete farlo soltanto quando dovete spiegare le cose a nuove persone e rispondere alle loro domande. Non è necessario far conferenze o avere gruppi numerosi; qualcosa di utile può esser fatto con una, due o tre persone.
...
.
...
D. Ultimamente sono stato più insoddisfatto del solito con me stesso e con la mancanza di risultati ottenuti dai miei sforzi. Cosa posso fare?
...
.
...
R. Dovete non lasciarvi identificare con queste sensazioni negative e con queste delusioni; è la cosa peggiore. Pensate a qualcosa che vi tiri su. Per esempio, potete prendere qualsiasi soggetto del sistema e confrontare come pensavate prima sull’argomento e come pensate ora. Vi accorgerete che avete guadagnato un’altra cosa, poi un’altra cosa, e ancora una terza cosa. Ciò vi aiuterà a continuare a lottare.
...
.
...
D. Nell’esempio della cruna dell’ago nei Vangeli c’è il significato che quando cessa l’identificazione una persona ha una possibilità?
...
.
...
R. Può essere semplicemente valutazione sbagliata; o può essere troppe parole, un gran carico di parole, sicché l’uomo non può passarci attraverso.
...
.
...
D. Nel nostro stato presente, possiamo conoscere il vero amore, la lealtà o la devozione?
...
.
...
R. Per noi queste cose sono relative. Ne possiamo avere più o meno. Ma non possiamo conoscerle in nessuna maniera assoluta.
...
.
...
D. Mi riesce difficile comprendere che la fede non trovi posto in questo sistema. Certamente è necessario credere che il sistema ha la possibilità di renderci più consci?
...
.
...
R. Ciò non sarà di aiuto, ma completamente il contrario. Dovete cercare di verificarlo, e di basare il vostro atteggiamento su fatti, non su credenze. Se fate addirittura un decimo di quanto è suggerito, prestissimo avrete fatti, quindi dovete basare il vostro atteggiamento su questi fatti, non sulle teorie. La fede è una cosa passiva; noi dobbiamo verificare tutto, non accettar nulla con la fede. Per la fede esistono altre strade, ma nella Quarta Via la fede sarebbe debolezza: cercare di sottrarsi al lavoro. Invece di cercare di sapere, crederemmo.
Solamente ciò che l’uomo stesso scopre che è vero può servire come sufficiente fondamento. Dobbiamo comprendere che la fede, nel senso vero, è un certo stato più che emozionale. È un’emozione positiva e, presa in questo senso, significa un livello superiore che noi, essendo uomini 1, 2 e 3, non abbiamo raggiunto, perciò non sappiamo cosa significhi fede: per noi è soltanto una parola. La fede deve essere rivolta a grandi cose, non applicata alle piccole cose della vita ordinaria.
Allorché la gente usa ciò che chiamiamo ‘fede’ nei casi in cui essa deve sapere, questa è soltanto pigrizia. Ci può essere una fede e un’altra fede: essa può essere a livelli diversi. In base alla divisione degli uomini in sette categorie ci possono essere sette tipi di fede: è difficile quindi parlare in questi termini.
...
.
...
D. Perché dovrei voler far me stesso diverso se non credo che c’è una ragione?
...
.
...
R. Non credere, ma sapere. Se voi meramente credete, non farete nulla. Se scoprite il vostro stato, tenterete di uscirne. Ma ciò sarà basato su fatti, su osservazioni, non sul credere.
...
.
...
D. Quale centro si usa per la fede?
...
.
...
R. La fede vera è un’emozione superiore, appartenente al centro emozionale superiore. Nel nostro ordinario centro emozionale ci può essere soltanto fede-imitazione. Fede vera significa non soltanto emozione, ma anche conoscenza.
...
.
...
D. Avevo l’idea che il lavoro su di sé fosse lavoro verso la salvazione, verso l’immortalità.
...
.
...
R. Parole grosse. Ma se aveste detto verso il non fare degli sciocchi di voi stessi, vi avrei compreso. Non facciamo altro che fare di noi stessi degli sciocchi perché siamo addormentati.
...
.
...
D. Non c’è una parte di noi stessi che sopravvive alla morte fisica?
...
.
...
R. Questo è un punto interessantissimo e importantissimo. Voi fate domande con tanta semplicità circa il dopo morte, come se uno potesse conoscerlo. Tutta l’esperienza di tutto il genere umano (non parlo dell’immaginazione) mostra che non possiamo sapere cosa accade dopo la morte, altrimenti avremmo saputo qualcosa di positivo su ciò. Dato che non sappiamo nulla, ciò dimostra in maniera definitiva che in questo stato di consapevolezza, con i centri ordinari, non possiamo arrivare alla verità, possiamo soltanto fare teorie. Cercate prima di comprendere che la nostra capacità conoscitiva, la nostra capacità di sapere, è limitata dal nostro stato di consapevolezza.
In questo stato di consapevolezza possiamo sapere soltanto certe cose e ottenere risposte soltanto a determinate domande. Se vogliamo sapere di più, ci accorgiamo di non potere; praticamente in ogni linea di studio presto o tardi ci troviamo di fronte un muro cieco. In alcuni casi questo muro rimane esattamente allo stesso posto, come nel caso della vita dopo la morte: non ne sappiamo più di quanto ne sapeva l’uomo dell’Epoca della Pietra.
Possiamo soltanto pensare che, se acquisiamo uno stato superiore di consapevolezza e usiamo centri superiori, potremmo ottenere una risposta concreta a quella domanda. Possiamo conoscere la nostra vita solamente dalla nascita alla morte. Se vogliamo sapere ciò che è stato prima e ciò che sarà poi – se esiste un prima e un poi in relazione a ciò – possiamo soltanto sperare che in uno stato migliore di consapevolezza, usando una macchina più adatta, saremo capaci di comprendere.
Ci rivolgiamo queste domande e non ci rendiamo conto che, come siamo, non possiamo avere una risposta. Esistono parecchie domande come questa. È necessario rendersi conto e ricordare quante sono le cose in cui ci imbattiamo nel nostro pensare che sono veramente insolubili per la nostra mente. Quando ci rendiamo conto di ciò, ci sarà di aiuto vedere che dobbiamo cominciare con problemi possibili. Parecchie persone, non intendo necessariamente nel lavoro, ma anche nel lavoro, spendono tutta la loro energia mentale in questi problemi insolubili.
Inventando ogni sorta di soluzioni, cercano di pensarci in questa o quella maniera, ma è tutto completamente inutile. Potete comprendere una cosa se ne comprendete un’altra, e una terza cosa se avete compreso le prime due. Esistono strade per ogni cosa, ma alcuni problemi possiamo affrontarli con la mente ordinaria, mentre altri problemi dobbiamo metterli da parte e attendere finché siamo più consci e capaci di usare migliori macchine per pensare. Nel pensare ordinario, nella filosofia e psicologia ordinarie, questo problema non sorge mai, o se sorge, lo fa in una forma così vaga e confusa che non è di aiuto. Ma noi conosciamo più divisioni, più passi, e dobbiamo usare questa conoscenza. Ci sarà di aiuto pensare più praticamente, evitare inutili astrazioni, e cercare di risolvere i problemi che attualmente non possiamo risolvere. 
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
Vi ho dato un’idea generale dei principi fondamentali del sistema e finora il centro di gravità del nostro lavoro – almeno del lavoro pratico – era in noi stessi. Oggi vi voglio presentare una visione più ampia. È necessario comprendere l’idea di esoterismo e rendersi conto perché alcuni individui possono comprendere questa idea mentre altri non possono.
Dobbiamo sapere ciò che significhi esoterismo, cosa è incluso in esso, cosa è escluso da esso, ciò che è collegato con esso, e ciò che può servire come una sorta di prova o pietra di paragone per riconoscere le persone che possono comprenderlo.
Ad alcune persone l’idea di esoterismo appare assurda, impossibile. A loro l’esoterismo non soltanto non sembra valido ma non appare nemmeno come una verità possibile. Per altri invece l’idea di esoterismo è necessaria e importante. La causa di ciò va trovata nella differenza di metodi. Tutti i modi di pensare possono essere divisi in due categorie: pensare logico e pensare psicologico, e la capacità o incapacità di usare il metodo psicologico di pensare fa un’enorme differenza.
Il metodo logico è meglio che nessun metodo, ma esso è limitatissimo. È utilissimo nei tribunali, ma per comprendere non è sufficiente. Per il pensare logico l’esoterismo è impossibile, perché non può essere dimostrato o formulato, mentre per il pensare psicologico, che vede la natura psicologica delle cose, l’idea di esoterismo deriva da parecchi fatti che noi possiamo osservare. Quindi il metodo psicologico può portare uno all’idea dell’esoterismo e può portarlo alle prove della sua esistenza: indubbiamente prove soggettive, ma tuttavia prove.
E ciò a sua volta può portare un uomo a rendersi conto della necessità di sistemi o insegnamenti di origine esoterica. Gli dà la possibilità di comprendere le idee di tali sistemi e lo porta alla percezione della necessità di tre linee di lavoro e a una loro comprensione. Prima dobbiamo comprendere la differenza tra il metodo logico e quello psicologico e stabilire cosa sia ciascuno di essi.
Il metodo psicologico non può essere definito; ma possiamo trovare esempi della sua applicazione, del suo funzionamento. Possiamo vedere come il metodo psicologico apra nuove maniere di pensare, come usandolo cominciamo a comprendere parecchie cose.
Quando, mediante il metodo psicologico, abbiamo fatto un’indagine generale degli insegnamenti che dimostrano avere un’origine esoterica conosceremo più o meno le qualità degli insegnamenti che possono essere chiamati esoterici e saremo capaci di pensare in una maniera giusta a proposito del sistema e di applicare nella pratica i suoi principi.
Il metodo psicologico comincia con due ammissioni. La prima è che le cose hanno il loro significato interiore. La seconda è che le cose sono collegate; che sembrano soltanto essere separate. Le cose dipendono una dall’altra; esse si trovano in una certa relazione una con l’altra, mentre il metodo logico prende ciascuna cosa separatamente. Sicché il metodo psicologico studia ogni cosa prima dal punto di vista del suo significato interiore e, in secondo luogo, scopre similarità nel dissimile.
La base di questo metodo, e la principale differenza dai metodi ordinari, è la percezione della relatività della mente: la comprensione del tipo e genere di mente usato e la percezione che in uno stato di mente le cose possono essere comprese in una maniera e in un altro in un’altra maniera. Per la mente logica ogni cosa è certa e unica. Invece il metodo psicologico mostra che ogni cosa, ogni conclusione, ogni deduzione è un’immagine mentale ed è meramente il risultato del funzionamento della nostra mente.
Per distinguere, confrontare e scoprire i valori relativi delle cose e vedere qual è superiore e quale inferiore, potete cominciare soltanto con questa percezione della possibilità di menti differenti. Quando confrontiamo le idee, per esempio certe idee del Nuovo Testamento, o delle Upanishad, o alcune attribuite a Pitagora o a Platone con le idee scientifiche o filosofiche, qualche volta possiamo sperimentare questa percezione di menti a livelli diversi.
Quello che desidero comprendiate è che, anche usando la conoscenza ordinaria, potete arrivare al valore relativo delle idee e vedere che il punto di partenza è la percezione che la nostra mente ordinaria non è la sola ad esistere. Guardate se potete trovare qualche esempio del metodo psicologico; se non riuscite a farlo ora, dovete cercare di trovare in seguito esempi di casi in cui avevate nuove possibilità di comprensione.
...
.
...
D. Intendete dire che uno non è guidato dalla similarità esteriore dei fatti?
...
.
...
R. Questo è un aspetto. Se vi imbattete in esso, saprete ciò che è metodo psicologico e ciò che non lo è.
...
.
...
D. Il metodo psicologico è l’uso della parte intellettuale del centro intellettuale?
...
.
...
R. No, affatto. Più centri usate e più parti dei centri, migliore sarà il metodo psicologico. Esso significa usare tutti i poteri che avete. Metodo logico significa l’uso soltanto della parte meccanica del centro intellettuale.
...
.
...
D. E il metodo esoterico è l’uso dei centri superiori?
...
.
...
R. No, esso è l’uso del sistema. Non potete usare i centri superiori ma potete usare il sistema.
...
.
...
D. Il pensare psicologico è possibile soltanto quando tutte le nostre funzioni stanno lavorando giustamente?
...
.
...
R. Dobbiamo cominciare come siamo. Non possiamo attendere finché cambiamo, perché se lo facciamo, non cambieremo mai; e se cambiamo meccanicamente, cambiamo soltanto per il peggio.
...
.
...
D. Quali sono le prime cose da apprendere nel cercare di pensare psicologicamente? Sento che ciò è più di quanto io posso fare.
...
.
...
R. Quando dite che ciò è più di quanto potete fare, pensate al processo completato. E io parlo del processo in sé, dell’inizio del lavoro. Se dite che ciò è al di là di voi, non potete far nulla, e quindi, naturalmente, non accade nulla. Ancora una volta è l’abitudine di pensare per assoluti.
...
.
...
D. Quali sono le caratteristiche essenziali dell’esoterismo?
...
.
...
R. È difficile parlare delle caratteristiche essenziali perché ciò dipende da come prendete questa parola. La parola ‘esoterico’ significa interiore. Esoterismo include in sé l’idea dell’esistenza di un circolo interiore di umanità. Ricordate che l’umanità è stata descritta come consistente in quattro cerchi: esoterico, mesoterico e essoterico, che costituiscono il cerchio interiore e il cerchio esteriore in cui viviamo.
L’idea di esoterismo implica trasmissione di conoscenza; presuppone l’esistenza di un gruppo di persone cui appartiene una certa conoscenza. Ciò non va inteso in qualche maniera mistica, ma più esattamente, più concretamente. Esistono moltissime differenze tra il circolo interno e l’esterno. Per esempio, parecchie cose che vogliamo scoprire o creare possono esistere solamente nel circolo interno, cose come le emozioni positive, la comprensione tra la gente, certi tipi di conoscenza; tutto ciò appartiene al cerchio interno. Credo che ciò sia sufficiente per comprendere l’idea del cerchio interno o esoterico.
...
.
...
D. Comprendo che la caratteristica primaria della conoscenza esoterica è che essa è nascosta e non è verosimile che uno possa trovarla. Come possiamo quindi riconoscere la conoscenza esoterica o una scuola esoterica?
...
.
...
R. Noi stiamo studiando un sistema che è supposto essere esoterico, quindi col suo aiuto saremo capaci di riconoscerle. E anche se la conoscenza esoterica è nascosta dalla vita ordinaria, può essere trovata. Non è nascosta completamente, in modo che nessuno possa trovarla, altrimenti non avrebbe significato. Ciò sarebbe contrario ai suoi scopi e rovinerebbe i risultati della sua esistenza.
L’unico significato di conoscenza nascosta è che può essere trovata; la cosa importante è come riconoscerla. Con l’aiuto di queste idee, confrontando ciò che può essere trovato nell’ordinaria maniera intellettuale e ciò che non può esserlo, e confrontando ciò col sistema, saremo capaci di stabilire con un certo grado di probabilità il livello della conoscenza in cui ci imbattiamo.
Se prendiamo la storia nel modo ordinario come una serie di eventi separati non troveremo prove di esoterismo. Una cosa seguirà l’altra, superficialmente e senza apparente collegamento. Ma se sappiamo che le cose sono collegate e cerchiamo in esse, le troveremo nascoste sotto la superficie. Per esempio, parecchi grandi mutamenti storici sono avvenuti apparentemente dal nulla, senza antecedenti, senza origine.
Nell’antica Grecia non c’è nulla alla superficie che spieghi il settimo secolo avanti Cristo. Nell’Ottavo e nel Nono secolo non c’è stato apparentemente nulla che portasse ad esso; non c’era linea diretta di sviluppo.
Allo stesso modo l’arte gotica apparentemente è venuta fuori dal nulla. Non aveva storia, è apparsa istantaneamente. Anche nell’arte preistorica, cioè in tutto quanto appartiene a più di diecimila anni fa, non c’è nulla alla superficie che spieghi, per esempio, la grande Sfinge. Questa è sia più grande come concetto e sia più elevata come livello e, per così dire, più abile (anche se questa non è la parola giusta) di qualsiasi altra cosa che conosciamo. Chi l’ha fatta? Perché tali opere d’arte vengono trovate nel deserto?
Poi ancora, prendete la letteratura, specialmente quella dell’Oriente. Troviamo cose tali, come i grandi poemi indiani e il Nuovo Testamento, che sono di livello più elevato di qualsiasi altra cosa da noi conosciuta. Non esiste nulla di simile ad essi, niente di originario può spiegarli: tutte queste cose sono assolutamente uniche. Se vengono prese separatamente e presupponendo che non abbiano alcun significato interiore, non possono essere spiegate.
Ma se cerchiamo di usare il metodo psicologico scopriremo il collegamento. Cercate di pensare all’esoterismo, a come sia possibile, in quale forma può esistere, in quale forma non può esistere. Potete leggere di società segrete in Oriente, o nel Tibet, dell’esistenza di biblioteche segrete, di gruppi di persone viventi in posti nascosti e che conservavano l’antica conoscenza. Questa è una rozza forma di pensare. Non esiste nulla di impossibile nell’idea che esistano gruppi di persone di questo tipo. Ma l’idea di esoterismo è più sottile.
Non richiede società segrete. L’idea di società segrete è una forma semplificata di pensare. È del tutto possibile che esistano persone qui sulla terra che posseggono una conoscenza molto maggiore della nostra, ma se esse hanno questa conoscenza, non hanno bisogno di società segrete. Non hanno bisogno di vivere sulle montagne, possono vivere ovunque.
...
.
...
D. È necessario conoscere una dottrina esoterica per riconoscere la presenza di idee esoteriche?
...
.
...
R. No, potete riconoscere le idee esoteriche mediante il metodo psicologico. Soltanto col metodo psicologico potete trovare nel sistema più di quanto sapete.
...
.
...
D. Cosa si deve sapere per usare il metodo psicologico?
...
.
...
R. Il metodo psicologico non richiede speciale conoscenza. Ciò che è necessario è semplicemente pensare, ma non il limitato pensare ordinario. Il pensare logico è limitato, ma il pensare psicologico è pensare più ampio, è confrontare non soltanto due cose ma forse addirittura cinque cose. Il pensare logico ne tratta sempre due: una deve esser vera, l’altra falsa. Per il metodo psicologico non è necessariamente così; entrambe possono essere sbagliate, o entrambe possono essere giuste.
Vi darò un esempio del metodo psicologico. Nel 1915 ho tenuto a Pietroburgo una pubblica conferenza sulla Vita dopo la Morte. Cercai di riunire tutte le idee esistenti sulla vita dopo la morte: l’idea positivista, scientifica della morte come sparizione, la comprensione religiosa della morte collegata con l’idea di un’anima immortale, paradiso come ricompensa e inferno come punizione; la comprensione spiritualistica dell’idea di sopravvivenza; l’idea teosofica della reincarnazione; l’idea buddista della ricorrenza; e parecchie altre.
La cosa interessante è che sono tutte giuste; eppure sembrano tutte contraddittorie. Logicamente si contraddicono a vicenda, ma dal punto di vista del metodo psicologico si complementano a vicenda. Allo scopo di chiarir ciò, feci la domanda: come possono tutte queste idee essere giuste dato che appaiono così diverse?
Ciò è perché esiste una legge che non comprendiamo. La mente umana non può inventare nulla che sia completamente sbagliato. La mente normale lavorando liberamente e non legata ad alcuna verità presupposta, arriva sempre a qualche tipo di verità. Una bugia completa può essere inventata soltanto da una mente insana o da una mente che lavora in catene.
...
.
...
D. Si dovrebbero conoscere altri insegnamenti esoterici e scoprirne le connessioni?
...
.
...
R. Soltanto in maniera generale, per trovare il posto di questo sistema. Non sapete abbastanza per fare confronti e trovare connessioni. Quando pensate a questo sistema e leggete qualcosa che ve lo ricordi, voi prendete soltanto questa o quell’idea; non confrontate tutte le idee. Le parti possono sempre essere analoghe, ma un confronto del genere può essere utile solamente quando scorgete l’intero dietro le parti: e poi potete accorgervi che i due non hanno nulla in comune, perché al fine di essere simile, ogni cosa deve essere simile.
Supponete che un punto in un sistema sia simile a un punto in un altro, ma questi punti sono circondati da quindici altri punti che non hanno somiglianza, ciò li rende essenzialmente diversi. Non possiamo farlo ancora, non siamo ancora abituati a scoprire la relazione di una parte con l’intero nel pensare ordinario. Pensiamo che parti possono essere confrontate e che parti possono essere giuste o sbagliate senza relazione all’intero.
...
.
...
D. Ma se trovate due sistemi filosofici che hanno punti o vertici che si rassomigliano l’un l’altro?
...
.
...
R. Come sapete che si rassomigliano l’un l’altro? Voi conoscete soltanto parole; non sapete cosa ci sia dietro queste parole. Le parole non garantiscono il significato. Questo è perché viene raccomandato per lungo tempo di non cercare di trovare paralleli e di studiare questo sistema separatamente da qualsiasi altro. In seguito, allorché sapete di più, potete cercare di trovare paralleli.
...
.
...
D. Che garanzia c’è che non esistono in questo sistema idee nuove apportate dopo la sua origine?
...
.
...
R. Ciò è chiarissimo. Se i principi vengono mantenuti, essi eliminano le idee sbagliate. Le idee formatorie non possono a esistere a fianco a fianco con le idee esoteriche.
...
.
...
D. Quali disposizioni possono essere prese per assicurare che le idee possono essere mantenute pure?
...
.
...
R. Le idee divengono falsate quando la gente comincia a inventare le proprie spiegazioni e a teorizzare; ma finché essa lavora sinceramente e cerca di verificare tutto quanto le viene in mente e lavora in base ai principi e alle regole, la falsificazione non è assolutamente necessaria. Nell’organizzazione del lavoro-scuola viene presa ogni misura contro la falsificazione, e se questa accade è solamente perché la gente dimentica queste misure precauzionali. La falsificazione è generalmente l’influenza del centro formatorio, perché quando la gente comincia a lavorare col centro formatorio e nessuno la corregge, non esiste idea al mondo che non possa essere falsificata in ventiquattro ore.
...
.
...
D. Se voi intendete la scala della falsificazione, io certamente falsifico le idee per me stesso.
...
.
...
R. Per voi stesso non ha importanza: avete una possibilità di correggerle. Chiunque le falsifica al principio finché non ha l’intera gamma delle idee, ma la comprensione di una parte corregge la propria comprensione dell’altra. Non potete comprendere l’intera cosa e non comprenderne le parti, e se potete pensare giustamente dell’intero, comprenderete ogni parte. Inoltre, le vostre domande mostrano se voi pensate giustamente, e, se pensate in maniera sbagliata, questa viene corretta.
...
.
...
D. Gente diversa vuole cose diverse. Come potremmo comprendere il significato di lavoro-scuola?
...
.
...
R. Il lavoro-scuola ha parecchie parti diverse, tutte per aiutare a svegliarvi. Ciascun individuo deve avere il proprio scopo. Se gli scopi degli individui si accordano con quelli della scuola, questi lavorano nella scuola. Se non si accordano, se ne vanno. Potete cominciare con l’idea di acquisire conoscenza. Se scoprite nuove idee, comincerete a stimarle. La parola ‘lavoro’ spesso viene usata senza discriminazione.
...
.
...
D. Ma voi stesso l’usate!
...
.
...
R. Lo faccio apposta. Voglio mostrarvi che l’unica strada per voi sta nel comprendere il metodo psicologico, l’idea di esoterismo, le prove della sua esistenza e avere una certa comprensione del sistema. Dopo di ciò potete cominciare a lavorare. Il sistema è una cosa vivente, una cosa organica che cresce e spalanca nuovi orizzonti. Vedete, noi viviamo in un tempo assai strano e il lavoro è importantissimo, in quanto, indipendentemente da altri punti, esso offre la possibilità di rimanere sani di mente, o di divenire sani di mente.
Più andiamo avanti, più parliamo di queste idee, più siamo atti a perdere di vista il significato dell’intera cosa. Prendiamo per scontato che abbiamo queste idee, ne parliamo, vogliamo ottenere qualcosa da questo insegnamento, ma non pensiamo a perché siamo capaci di avere queste idee e di parlarne. Lo stesso insegnamento, certi tipi di insegnamento, certi tipi di idee divengono accessibili alla gente soltanto in determinati momenti, in periodi molto difficili.
Questi non sono gli ordinari tipi di idee che potete ottenere in qualsiasi epoca e in qualsiasi momento. Esattamente all’opposto, proprio il fatto che possiamo avere queste idee dimostra che è un’epoca estremamente difficile. Sarebbe stato assai più facile lavorare con queste idee diciamo trenta o quaranta anni fa, ma in realtà una cosa dipende dall’altra, perché se i tempi non fossero stati così difficili, noi non le avremmo avute. Quindi se teniamo queste cose a mente, il semplice renderci conto di ciò ci porterà da solo all’atteggiamento giusto; esso ci ricorderà sempre che dobbiamo prendere queste idee sul serio, che nulla in rapporto ad esse può essere preso dal punto di vista delle ordinarie simpatie e antipatie o degli ordinari atteggiamenti di giusto e sbagliato.
Nell’epoca presente è impossibile predire ciò che il futuro può portare, dobbiamo quindi avere un particolare apprezzamento e un particolare riguardo per queste idee e per questo sistema e cercare di fare non soltanto quello che è giusto in un determinato momento, personalmente, individualmente, ma quello che è giusto in rapporto all’intera cosa; non pensare unicamente allo scopo personale ma all’intera tradizione connessa con questo lavoro.
E indubbiamente, prima di tutto, è necessaria l’unità, perché è possibile soddisfare i bisogni del lavoro stesso soltanto finché siamo tutti pronti ad andare per la stessa strada. Se esistono opinioni differenti e uno pensa che è meglio andare a destra e l’altro a sinistra, nessuno farà nulla di giusto, in quanto non ci sarà alcuna direzione. Se una persona pensa una cosa e un’altra persona un’altra cosa, entrambe saranno sbagliate; non che una sarà giusta e l’altra sbagliata.
Le azioni devono essere collegate, devono andar d’accordo una con l’altra. Non ci può essere una regola con cui ognuno debba andare d’accordo e comprendere tutto nella propria mente, ma non ci può essere alcuna differenza nelle azioni. Le circostanze non sono nelle nostre mani, possono cambiare, possono prendere questa o quella piega. Ma l’intero principio dell’imitare il lavoro-scuola è che non possono esserci differenze di opinioni per quanto riguarda le azioni, perché altrimenti come possiamo lavorare?
Desidero mostrarvi semplicemente che nel trattare con i principi del sistema e dell’organizzazione del lavoro non dobbiamo mai dimenticare che abbiamo a che fare con una cosa grandissima, e che abbiamo contro di noi cose grandissime. Se teniamo questo a mente troveremo la strada giusta. Se lo dimentichiamo, non ne verrà nulla.
...
.
...
D. Cosa intendete per imitare il lavoro-scuola?
...
.
...
R. Ho usato questa parola non nel senso di imitare metodi esterni ma nel senso di una imitazione interna che può esser fatta solamente sulla base di una certa organizzazione. Le persone nel lavoro debbono essere unite. Più siamo uniti, maggior resistenza opporremo a tutti i tipi di influenze sfavorevoli e più possiamo ottenere da esse, perché ci troveremo, per così dire, al centro di un grande accumulatore pieno di tutti i tipi di energie. Se siamo chiusi, saremo capaci di ottenere energia dal grande accumulatore; se siamo pieni di buchi, saremo incapaci di tenerne la più piccola parte.
Vedete, debbo spiegarvi un’idea. Ogni cosa nel mondo è materiale e limitata, soltanto che la materialità è differente. C’è una limitata quantità di sabbia nel deserto e di acqua nel mare. La conoscenza è anch’essa materiale e di conseguenza limitata. È utilissimo ricordare che la conoscenza necessaria al cambiamento dell’essere esiste soltanto in una quantità assai limitata. Conoscenza è sostanza. Per un certo periodo ben definito – diciamo un centinaio di anni – l’umanità ha una certa quantità di conoscenza che può essere usata. Se troppi individui vogliono questa conoscenza, ne avranno talmente poca che non ci potranno far nulla. Ma dato che solamente pochi la desiderano, quelli che la desiderano l’ottengono.
...
.
...
D. Non comprendo questo circa la conoscenza. La conoscenza non è consapevolezza?
...
.
...
R. No, la consapevolezza è un’altra cosa, sebbene questo sia vero nel senso che un grado più elevato di consapevolezza include in sé conoscenza. Non include tutta la conoscenza, ma la conoscenza che già si possiede. In uno stato di consapevolezza sapete immediatamente tutto ciò che sapete; in questo senso potete dire che consapevolezza è conoscenza, ma da sola la consapevolezza non può dare maggior conoscenza, anche se si può considerare questo problema da lati diversi. Per quanto riguarda l’idea di grande conoscenza, conoscenza superiore o esoterica, dobbiamo prima di tutto comprendere che tutta la nostra conoscenza ordinaria, compresa la conoscenza scientifica, è sempre conoscenza acquisita con la mente ordinaria. Tutti i metodi di indagine scientifica sono l’opera della mente ordinaria, ma esiste un’altra conoscenza che viene acquisita da una mente superiore o più sviluppata, e questa conoscenza differirà dalla conoscenza ordinaria, in quanto la conoscenza acquisita con la mente ordinaria è sempre limitata dai metodi di indagine, dall’occhio e dall’orecchio, perché, in fin dei conti, gli strumenti più complicati che possono essere impiegati nella ricerca scientifica devono essere verificati dall’occhio e dall’orecchio.
Questa conoscenza è una conoscenza limitatissima non basata sulla comprensione del tutto, mentre grande conoscenza è conoscenza basata sulla comprensione del tutto da parte di una mente più sviluppata. Esistono quindi diversi gradi di conoscenza che sono talmente differenti da non poter veramente essere confrontati.
Se imparate la tavola pitagorica, questo tipo di conoscenza non essendo limitato nella quantità, voi non lo togliete a nessuno. E nemmeno, nel caso della conoscenza esoterica, togliete realmente qualcosa agli altri, ma ciò dipende dal fatto che pochissime persone la vogliono. È difficile, da principio, accettare l’idea che la conoscenza è materiale, ma se ci riflettete sopra, forse comincerete a rendervene conto.
Mettiamola in questo modo: la conoscenza può esistere in soluzioni diverse, in una soluzione molto debole o in soluzioni più forti. Quando parlo di conoscenza, parlo di una soluzione più forte che è limitatissima. Noi riteniamo che se non sappiamo qualche cosa ciò dipende dal fatto che non sappiamo dove impararla. Non ci rendiamo conto di quante cose esistono che non possiamo sapere. A causa di ciò è difficile per noi comprendere la materialità della conoscenza e ciò che controlla la sua distribuzione.
Esattamente come esistono accumulatori nel corpo, così ci sono accumulatori di conoscenza nella vita. In determinati periodi storici determinata conoscenza è stata raccolta e conservata là. Se trovate un accumulatore del genere, otterrete la conoscenza. Quali sono questi accumulatori? Sono le scuole, anche le vecchie scuole che non esistono più. L’uomo non può svilupparsi senza aprire questi accumulatori, ma se lo fa, può ricavarne energia, energia reale, come quella che ricevono i centri. L’uomo 1, 2 e 3 otterrà soltanto energia grezza, l’energia che può ottenere l’uomo n. 5 sarà più fine. Quando si dice che la conoscenza è limitata, ciò si riferisce alla conoscenza in quegli accumulatori.
...
.
...
D. Questa conoscenza ha forma e peso?
...
.
...
R. Forma non necessariamente, ma peso sì, non nel senso ordinario ma nel senso della densità. Anche nel linguaggio ordinario alcune parole hanno peso mentre altre non hanno alcun peso.
...
.
...
D. Come possiamo lavorare per trovare questo accumulatore? Si riferisce solamente alle scuole o è qualcosa entro noi stessi?
...
.
...
R. Potete lavorare per venire in contatto con esso semplicemente imparando ciò che potete imparare. Esso si riferisce a entrambi, sia a voi stessi che alle scuole.
...
.
...
D. Un uomo con maggior conoscenza ha responsabilità nei riguardi di quelli che ne hanno meno? Intendo un uomo che ha conoscenza esoterica.
...
.
...
R. Conoscenza esoterica significa scuola, quindi un uomo che ha conoscenza esoterica è un uomo che viene da una scuola o che sta in una scuola. La sua responsabilità è nei riguardi della scuola. Quando un uomo acquisisce conoscenza di scuola, egli acquisisce responsabilità. Ma è impossibile discutere questo problema in generale, perché possono esistere parecchie condizioni che ignoriamo. Per esempio, certa conoscenza può essere data soltanto a determinate condizioni.
...
.
...
D. Come è sottile il filo del nostro collegamento con la conoscenza esoterica poiché dipende dal vostro stare con noi per impartircela!
...
.
...
R. È necessario comprendere che il nostro collegamento con la conoscenza esoterica non può dipendere da una persona. Supponete di conoscere una persona che è collegata con una scuola esoterica ma che voi non potete comprendere le sue idee. In tal caso il vostro collegamento con la scuola esoterica non esiste, e se questa persona muore, il collegamento scompare completamente. Ma supponete che durante il tempo in cui egli è vivo voi avete compreso le sue idee, allora voi siete collegati, e anche se egli muore, rimanete collegati. Perciò potete essere collegati con i circoli esoterici solamente tramite le idee, non tramite le persone.
...
.
...
D. Le persone nel sistema possono avere qualche influenza sugli eventi della vita?
...
.
...
R. Come vedete la cosa voi stessi? In che maniera?
...
.
...
D. Non posso vedere come possono averla tranne che per far divenire consci gli individui.
...
.
...
R. Qualsiasi individuo? Come potete renderli consci se essi non lo vogliono? Questo è un esempio caratteristico di come pensiamo. Pensiamo di fare domande pratiche. Se uno chiede, deve vedere un qualche punto di applicazione. Supponete che le persone possano influenzare gli eventi – supponete che esista tale grande magia – esse debbono spendere una certa quantità di energia. E voi non conoscete la quantità di energia necessaria per produrre un effetto contro corrente, sia pure il minimo effetto.
La nostra epoca è molto brutta, accadono molti spiacevoli tipi di eventi. Al fine di arrestare un evento tipico su grande scala è necessaria l’intera energia del sistema solare. Potete comandarla? E la seconda cosa è: sapete cosa è meglio? Come potete esserne sicuri? Non parlo adesso se ciò sia possibile o no, ma anche se fosse possibile, disponete dell’energia e sapete cosa è meglio?
Siamo persone 1, 2 e 3; come possiamo sapere ciò che è giusto? Abbiamo appena cominciato a studiare un sistema che è supposto portarci a un livello superiore. Questo è materiale utilissimo su cui riflettere.
...
.
...
D. Trovo di non poter ancora rinunziare all’idea del nostro essere utile a qualche tipo di lavoro conscio che si oppone alla follia generale.
...
.
...
R. Ma questa è immaginazione, perché prima di tutto, dobbiamo essere utili a noi stessi. Come possiamo essere utili a qualche più grande tipo di lavoro se non possiamo essere utili al nostro proprio lavoro? Dobbiamo prima essere utili al nostro proprio lavoro, e poi se c’è un lavoro più grande, possiamo essere utili ad esso. Inoltre, cosa significa essere utili? Ricorderete l’essere collegati con la terza linea di lavoro? Una persona non può fare più di quanto può; ci possono essere circostanze diverse, capacità e condizioni, quindi l’essere utile non può esser preso come un obbligo.
Ma bisogna rifletterci sopra e usare l’opportunità quando si presenta. Una cosa, comunque, va presa come una regola: non far nulla contro gli interessi del lavoro. Ciò non significa che ognuno può realmente aiutare in qualsiasi determinato momento, e ciò non è nemmeno previsto o richiesto. Ma ognuno deve essere preparato a fare quanto può e quanto le circostanze consentono quando si presenta l’opportunità, e certamente non far nulla contro la terza linea di lavoro, in quanto si possono fare parecchie cose per danneggiarla.
Al principio, quando abbiamo parlato delle influenze A, B e C non abbiamo specificato cosa fossero, le abbiamo meramente prese come influenze. Ora dobbiamo cercare di dividere queste influenze in classi, e il lato pratico di questo studio sarà come controllare queste influenze, come essere ricettivi a determinate influenze e non ricettivi alle influenze che non vogliamo.
In altre parole, dobbiamo studiare la vita. Il nostro studio di noi stessi continuerà, ma è necessario cominciare a studiare anche le cose esteriori, cercare di comprenderle e formarci una giusta opinione su esse. Non saremo capaci di andare molto lontano se non impariamo a discriminare tra gli eventi esterni, eventi su grande scala, e scoprire ciò che è bene e ciò che è male dal punto di vista della possibile evoluzione.
Se troviamo negli eventi esterni qualcosa che aiuta l’evoluzione, ciò ci porterà alla domanda: come può l’evoluzione individuale, cioè l’evoluzione di un piccolo numero di persone, influenzare lo stato generale della gente? Se osserviamo la vita esteriore ora e ci chiediamo come possiamo considerarla dal punto di vista dell’esistenza di circoli esoterici di umanità, ci accorgeremo che lo stato dell’umanità è tutt’altro che favorevole, in quanto, sebbene sappiamo che ognuno non può essere in circoli esoterici, possono esistere nella vita precise influenze provenienti da questi circoli. Possiamo però dire positivamente che non possiamo vedere alcun segno di un controllo delle cose da parte dei circoli esoterici: la vita va avanti da sola.
Parlando con approssimazione, la situazione dell’uomo può essere descritta così: egli è una macchina governata da varie correnti provenienti dalle grosse macchine che lo circondano. Cosa sono queste grosse macchine? Tutti i grandi avvenimenti, le guerre, le rivoluzioni, le civiltà, le religioni, la scienza, l’arte, le invenzioni dell’ultimo secolo: tutte queste cose producono diverse influenze che agiscono sull’uomo.
Poi, in relazione alle scuole, è stato spiegato che la possibilità di evasione esiste soltanto nelle scuole, cioè con l’aiuto delle influenze C. Ma qual è la situazione degli individui che non conoscono alcuna scuola, dato che la possibilità di lavoro-scuola è piccolissima e rarissima? Ciò significa che è assolutamente impossibile arrivare a qualcosa senza scuola, o esiste tale possibilità?
Ricorderete che ho parlato delle tre strade tradizionali e della Quarta Via. Queste quattro strade sono chiamate strade soggettive. Queste strade sono destinate a produrre determinati effetti. Ma alcuni individui, forse pochissimi, possono svilupparsi in determinata misura anche senza lavoro-scuola. Questa è chiamata la strada obiettiva, ma è una strada lunga. Le strade soggettive sono scorciatoie, esse sono per individui impazienti dell’ordinario lavoro lento, anche se c’è un certo progresso.
Quindi teoricamente potete avere possibilità di sviluppo vivendo una vita del tutto ordinaria, senza influenza C, usando soltanto il materiale fornito dalle influenze B. Ricordate le influenze B: religione, filosofia, arte, scienza? Nel complesso, se le persone possono assorbire abbastanza di questo materiale, questo dovrebbe essere sufficiente per lo sviluppo, ma anche al meglio è uno sviluppo lento e incerto. Tutte le scuole, tutte le strade sono per individui impazienti; questo è perché sono chiamate strade soggettive.
Quindi la risposta a questa domanda è sia sì che no; alcuni individui possono svilupparsi senza scuola e altri non possono, in quanto è una questione di diversi tipi di individui. Inoltre, anche la strada oggettiva impone condizioni; essa non significa che tutte le persone che non sono nel lavoro possono svilupparsi. In un senso la strada obiettiva è persino più difficile del lavoro-scuola, in quanto in essa uno non ha alcuna possibilità di verificare se ciò che egli decide di fare o di non fare è giusto o sbagliato. Nella scuola uno può verificare, ma verificare è una cosa e fare è un’altra.
...
.
...
D. Quindi non è impossibile o improbabile che un uomo si sviluppi senza l’aiuto di una scuola?
...
.
...
R. Solamente in determinata misura, e anche questo con l’aiuto di una scuola, soltanto senza che egli sia consapevole di ciò. In quanto esistono parecchie cose in cui può essere trovato l’aiuto delle scuole: generalmente nelle religioni, nei sistemi filosofici, ecc. Come ricorderete, prima ho detto che esistono differenti scuole: una persona ha bisogno di un tipo di scuola, un’altra persona di un altro tipo. Non esistono scuole universali adatte a chiunque. Tuttavia dovete rendervi conto che la possibilità di incontrare qualche tipo di scuola è rarissima: intendo incontrare una scuola nella vita reale, non nei libri o nella teoria; e se uno incontra una scuola, generalmente non ce n’è altra.
Se uno trova questa scuola troppo difficile e comincia a cercare un’altra scuola, allora, supponendo anche che egli ne trovi un’altra, vi troverà le stesse difficoltà. Sotto questo aspetto non può esserci differenza tra le scuole, in quanto le differenze sono create dal rapporto dello stato di un uomo con la scuola. Perciò sarà sempre la stessa cosa qualsiasi scuola uno trovi.
Ricordo una storia che mi è stata raccontata una volta da un uomo il quale asseriva che si trattava di una sua esperienza personale. Alcuni discepoli di una scuola che era metà yogi e metà religiosa, trovarono la scuola troppo difficile, perciò andarono a un’altra scuola. Con loro sorpresa gli venne immediatamente assegnato lo stesso compito da fare, ma con qualche difficoltà addizionale. Uno di loro chiese all’uomo che gli aveva dato il compito come lo sapesse, se ciò significava che le scuole si mettessero in comunicazione tra loro quando uno se ne andava.
Il maestro rispose: “Non vale la pena di fare comunicazioni quando un uomo fugge da una scuola e viene a un’altra. Non appena vi ho visti mi sono reso conto del tipo di lavoro che vi era stato dato, quindi non potevo che darvi lo stesso lavoro ma forse un po’ più difficile”. Perciò, vedete, non esiste veramente una scelta.
...
.
...
D. Cosa accadrà se si acquista cambiamento di essere senza scuola?
...
.
...
R. Se uno ottiene essere o conoscenza per così dire immediatamente, ciò è generalmente incompleto e peggio di nulla, con l’eccezione di casi rarissimi nella strada obiettiva; ma quest’ultima accade tanto raramente che è inutile parlarne. Alcuni esempi di strade sbagliate saranno spiegati in seguito, perché comprendendo la strada sbagliata possiamo comprendere meglio la strada giusta. Per esempio, possono essere fatti sforzi basati sulla paura, ma non saranno sforzi giusti, in quanto lo sforzo giusto dovrebbe essere basato sulla comprensione, non sulla paura.
Per tornare alla nostra situazione, dobbiamo ricordare tutto quanto abbiamo ascoltato e compreso circa gli atteggiamenti. I nostri atteggiamenti sono come fili elettrici che ci collegano agli eventi, e determinate correnti prodotte dalla natura di questi atteggiamenti corrono attraverso questi fili, e la natura della corrente determina il tipo di influenza che riceviamo da un dato evento.
Se un determinato evento produce un’influenza in noi, questa influenza può essere cambiata dal nostro atteggiamento. Dobbiamo creare una certa comprensione delle cose esterne. Ciò significa che dobbiamo giudicarle non mediante le personali simpatie e antipatie, ma, come ho detto, dal punto di vista del loro rapporto con la possibile evoluzione, cioè, dobbiamo giudicarle dal punto di vista di un possibile aumento del potere dell’esoterismo, perché evoluzione dell’umanità significa un aumento del potere dei circoli esoterici sulla vita.
Ho detto che ad ogni momento uno è circondato da parecchie grandi cose in moto che hanno sempre effetto su di lui, che egli ne sia consapevole o no. Esse sempre hanno effetto su di lui in un modo o nell’altro. Uno può avere ben precisi atteggiamenti verso cose quali le guerre, le rivoluzioni, gli eventi della vita sociale o politica, ecc., o uno può essere indifferente, o negativo, o positivo nei riguardi di queste. In ogni caso, essere positivo su un lato significa essere negativo su un altro, quindi ciò non cambia nulla.
Il giusto atteggiamento include comprensione della qualità di una cosa dal punto di vista dell’evoluzione e degli ostacoli all’evoluzione, intendendo con ‘evoluzione’ sviluppo conscio, volontario e intenzionale di un uomo individuale su linee precise e in una direzione precisa durante il periodo della sua vita terrena. Le cose che non sono d’aiuto non vengono semplicemente considerate, per quanto grosse possano essere esteriormente: uno non le ‘vede’.
E se uno non le considera o non le vede, egli può liberarsi della loro influenza. Soltanto, ancora una volta, è necessario comprendere che il non considerare le cose sbagliate non significa indifferenza, perché gli individui che sono indifferenti non considerano le cose, ma sono lo stesso influenzati da queste.
Ripeto ancora una volta che è necessario pensare alle cose usando l’ordinaria facoltà emozionale e l’ordinaria facoltà di pensare e cercare di scoprire in che rapporto queste si trovano con ciò che noi chiamiamo evoluzione, vale a dire con l’aumento dell’influenza dei circoli interiori e la crescita della possibilità del giusto tipo di persone ad acquisire il giusto tipo di conoscenze. Dobbiamo comprendere il peso delle cose. Come ricorderete, è stato spiegato a proposito delle parole che esse hanno peso diverso e che è necessario sentire il loro peso. È la stessa cosa con gli eventi.
Proprio come in noi stessi esistono parecchie cose immaginarie, inventate, così queste ci sono anche nella vita. A causa del fatto che la gente crede in esse, queste producono un effetto. In questo senso quasi tutta la vita non è reale. La gente vive in cose inesistenti e non vede quelle reali; essa non si preoccupa nemmeno di pensarci, essendo completamente soddisfatta di quelle immaginarie.
Cercate di concentrarvi sul problema di ciò che è importante e di ciò che non lo è; dobbiamo imparare a distinguere queste cose. Finora, con l’aiuto del lavoro, potevamo definire bene e male in relazione a noi stessi. Ora dobbiamo uscire dal nostro guscio e cercare di guardarci attorno, usando gli stessi metodi e gli stessi principi. Se usiamo un tipo di principi per noi stessi e un altro tipo per le cose esterne, non ne ricaveremo mai nulla.
Non riflettiamo sufficientemente alla relazione di questo lavoro con la vita in generale, non diamo un resoconto a noi stessi della posizione che questo occupa nei riguardi della vita. Non sostengo che potete rispondere a questa domanda, ma potete pensarci sopra, vederla da un angolo o da un altro. A meno che non ci pensiate, le cose non saranno nella loro giusta prospettiva per voi e voi non comprenderete nel modo giusto il lavoro.
Il lavoro è una piccola cosa e le cose enormi appartengono alla vita. Non intendo con questo le guerre e le rivoluzioni e cose di questo tipo, ma cose appartenenti alla vita quotidiana. Vi accorgerete che questo non occupa alcun posto e non ha bisogno di esistere dal punto di vista della vita. Tuttavia il lavoro è la cosa più importante per quelli che lo comprendono. Quindi dobbiamo farlo andare avanti e non attenderci alcun aiuto dalla vita. Dobbiamo andare contro la vita, fare tutto da noi.
Non possiamo pensare che c’è una gran quantità di tempo, che se non facciamo qualcosa oggi lo faremo l’anno venturo, perché l’anno venturo le cose possono essere differenti. L’analisi degli eventi nella vita può essere basata sull’idea delle influenze A, B e C. Possiamo chiederci: quante influenze del terzo tipo, cioè influenze consce sia nella loro origine che nella loro azione, vediamo? Dobbiamo ammettere che non le vediamo mai. Se stiamo cercando qualcosa, ci imbattiamo solamente in certe manifestazioni dell’influenza B, e ogni influenza B è circondata da tutti i possibili pericoli e da tutti i tipi di forze che cercano di distruggerla.
Parecchie influenze B stanno scomparendo sotto i nostri occhi; le cose che potevano essere trovate non tanto tempo fa non possono più essere trovate. Quante influenze B del passato ci pervengono? Esse non vivono a lungo, hanno una vita corta, con l’eccezione di due o tre che sono circondate da un tale groviglio di adattamenti meccanici che quasi divengono influenze A: sopravvivono soltanto in questa forma. Tutte le forze meccaniche tendono a distruggerle perché alla loro origine esse sono opposte alle forze meccaniche.
...
.
...
D. Qual è il nesso tra civilizzazione del mondo e evoluzione personale?
...
.
...
R. Non ci rendiamo conto che il principio di parecchie attività nella vita è il lavoro delle persone coscienti. Riteniamo che tutto il lavoro che vediamo sia stato cominciato e continuato da persone come siamo noi, da persone addormentate. Ma le persone che dormono possono solo accidentalmente inventare qualcosa di utile, ed esse inventano sia cose utili che dannose con egual piacere: non possono distinguere le une dalle altre. Se accettiamo la parola ‘civilizzazione’, questa è l’opera di gente addormentata, quindi non c’è garanzia: ci può essere civilizzazione oggi e barbarie domani. Supponendo che quanto voi o qualcun altro chiama ‘civilizzazione’ distrugga le influenze B e voi vi troviate circondati da influenze A, non avrete alcuna possibilità.
È veramente ciò che chiamiamo ordinariamente civilizzazione distrugge le influenze B. Le rivoluzioni distruggono, le guerre distruggono, le civilizzazioni distruggono: ogni cosa distrugge le influenze esoteriche. Per esempio, le scuole sono sempre state distrutte dalle guerre; questo è un fatto arcinoto. Le scuole non possono essere fondate in maniera permanente. Non proprio che le guerre intendessero distruggere le scuole, ma in ogni caso lo hanno fatto. La guerra è una di quelle istituzioni nella vita dell’umanità che rende impossibile il lavoro e distrugge le scuole.
Il lavoro-scuola necessita una certa quantità di normalità nella vita. Se la vita diventa troppo anormale, il lavoro-scuola diviene impossibile e la scuola scompare.
...
.
...
D. Però le persone che traggono profitto dal lavoro-scuola non scompaiono; ciò che esse hanno appreso non le abbandonerà?
...
.
...
R. Se esse hanno imparato abbastanza ne trarranno profitto, ma se hanno imparato soltanto un po’ non ne trarranno gran profitto. Esiste un certo standard, una certa quantità di conoscenza necessaria, e se acquisite questa quantità potete continuare a lavorare, ma se non ne avete ottenuta abbastanza, non potete. Le persone singole, se hanno raggiunto una certa fase nello sviluppo della consapevolezza possono isolare se stesse dalle circostanze e possono continuare a lavorare finché rimangono in vita.
...
.
...
La scuola invece è sotto leggi diverse: ha bisogno di una forma esteriore. Le scuole non possono far nulla riguardo a ciò: devono prendere le circostanze come sono, sia le scuole grandi che le scuole piccole, sia le elementari che quelle altamente sviluppate. Esse debbono esistere in qualsiasi circostanza si trovano, e se le circostanze divengono impossibili, le scuole divengono impossibili. Ciò va tenuto a mente.
...
.
...
C’è un’altra cosa in relazione a ciò. La religione è una cosa più stabile. Forse è stata organizzata in tal modo al fine di esistere. Le scuole invece non possono essere organizzate nella stessa maniera, esse hanno bisogno di un certo minimo di sicurezza per sopravvivere.
...
.
...
D. Perché l’influenza dei circoli esoterici ultimamente ha continuato a diminuire?
...
.
...
R. Gli individui divengono sempre meno sani di mente. Hanno bisogno di minor verità, sono più incapaci di distinguerla e più facilmente soddisfatti delle bugie. L’interesse in queste idee è molto minore e la preparazione della gente è talmente minore persino di trenta o quaranta anni fa. E questo non è soltanto il risultato degli avvenimenti politici, sebbene anche questi abbiano la loro parte in ciò.
...
.
...
D. In che senso intendete che la gente è meno preparata?
...
.
...
R. Per esempio, l’idea di esoterismo non venne spiegata a Pietroburgo; si supponeva che fosse nota. Oggi non si può più assumere che il metodo psicologico di pensare, l’esistenza dell’esoterismo e il bisogno di scuole di origine esoterica siano compresi. Non possiamo mai comprendere il significato di esoterismo e di circoli interni di umanità finché non comprendiamo che la vita è caos e che le cose, invece di divenire più controllate e ordinate stanno divenendo soltanto più complicate e meno controllate.
Scambiamo la complicazione col progresso. Nella vita ordinaria le azioni della gente non sono coordinate e i risultati sono imprevedibili. Ciascun uomo lavora nella propria direzione e i risultati congiunti producono cose. I risultati nella vita sono i risultati di scopi contrastanti, non i risultati di azioni intenzionali.
È necessario comprendere che questo è sempre così nel circolo esterno e non può essere diverso. Non possiamo far nulla per cambiare questo stato di cose. Siamo sugheri sulle onde che credono di poter controllare le correnti. È importantissimo pensare a ciò e considerare le cose da questo punto di vista. Se non si comprende la differenza tra circolo interno e circolo esterno, non si può comprendere ulteriormente. Ciò che è possibile nei circoli interni è impossibile nel nostro circolo.
...
.
...
D. L’attuale stato del mondo non dovrebbe far sì che un numero maggiore di persone cerchi le scuole? La gente è spaventata, non si sente a proprio agio.
...
.
...
R. Perché una scomodità dovrebbe portare a un’altra scomodità? Credete che ciò le farebbe venire? Vi aspettate troppo da loro. Potete dire a un uomo che se studia il sistema sarà più sveglio, ma non potete dirgli che sarà più ricco.
...
.
...
D. Esse si libereranno dell’identificazione. 
...
.
...
R. Ed esse diranno di non poter lavorare senza identificazione, e che se non sono identificate, perderanno tutto il loro denaro. Non esiste collegamento tra interesse nel sistema e scomodità della situazione attuale.
...
.
...
D. Sono rimasto molto perplesso in seguito alla mia osservazione dei giovani. Se essi sono felici e interamente normali, l’idea di esoterismo non sembra aver alcun richiamo per loro.
...
.
...
R. L’idea di esoterismo è difficilissima. Qualche volta uno può afferrare il suo significato in età precoce, ma spesso uno non riesce a vederlo dall’angolo giusto. Abbiamo tanti atteggiamenti sbagliati e idee sbagliate da non poterci attendere nulla. Ritengo che una persona la quale diviene seriamente interessata in queste idee sia un’eccezione, perché le menti delle persone sono in questo stato di confusione a causa di idee assurde e contraddittorie.
...
.
...
D. Io sono interessato soltanto nel lato psicologico del sistema, non nell’esoterismo.
...
.
...
R. Ma anche il lato psicologico è esoterico. Il sistema non vi dà nulla che non sia esoterico, in quanto tutto il suo complesso deriva da menti che non sono menti ordinarie; deriva da persone che hanno compreso le cose. I sistemi ordinari non possono apportare alcun cambiamento. Il lato psicologico del sistema è ancor più esoterico dell’altro lato, altrimenti non avrebbe alcun valore. Esso ha valore solamente perché proviene da menti superiori, dalla loro comprensione e dalle loro idee. Ciò va compreso.
Abbiamo avuto questo sistema in qualche maniera. Se supponiamo che sia stato creato da uomini del nostro stesso livello, o che sia una teoria, esso non ha assolutamente alcun valore. Ma non è una teoria; è supposto provenire dalla scuola, da uomini di sviluppo superiore. Se non ci fossero stati uomini di sviluppo superiore, non avremmo alcun sistema. Agli inizi in Russia il signor Gurdjieff insisteva sempre dicendo che non era un sistema; che erano semplicemente dei frammenti e che uno doveva fare un sistema con essi. Ed egli insisteva che avrebbe dovuto esser dato in questa maniera.
Ora io ne faccio più un sistema perché abbiamo più persone. Ma quando era soltanto un piccolo gruppo era semplicemente conversazioni e niente conferenze. Nelle conferenze è difficile parlare per frammenti, ma nell’insieme esso è lo stesso ancora frammenti. Questi frammenti sono su scale diverse, quindi dovete comprendere molto per metterli assieme nella scala giusta. Le stesse parole e le stesse teorie vengono usate in diagrammi diversi; per esempio: tutti in scale completamente diverse.
...
.
...
D. Ci potete dare un esempio di cosa significhi che è insegnato ‘per frammenti’?
...
.
...
R. Parecchie cose vengono insegnate così: tutto quanto riguarda l’accumulare energia, il lato psicologico, la spiegazione di come funziona la macchina, il lato riguardante il mondo, ecc. È importantissimo comprendere questo. Soltanto quando cominciate a comprendere come la scala cambia sarete capaci di comprendere il sistema. Come ho detto, esso è insegnato per frammenti ciascuno dei quali si trova in una scala diversa.
Dovete metterli assieme e al tempo stesso correggere la scala. E come se fossero varie mappe geografiche, ciascuna su scala diversa, tagliate a pezzi. Dovete vedere quale pezzo combacia con quale, dove la scala è differentissima e dove è meno differente. Questa è l’unica maniera di studiare questo sistema.
...
.
...
D. Intendete che non possiamo parlare delle parole a meno che non le riduciamo alla nostra scala?
...
.
...
R. No, quello che intendevo è completamente diverso. Noi riduciamo ogni cosa, è chiaro, ma ciò che intendevo è che dobbiamo studiare le cose su scale diverse, dobbiamo ricordarlo, e renderci conto della relazione di scale diverse e del fatto che le cose cambiano col cambiamento di scala. Dobbiamo anche tenere a mente che, riguardo a parecchie cose, noi crediamo che possano significare qualcosa, mentre in realtà non significano assolutamente nulla. Il sistema ci insegna a scoprire la differenza tra realtà e quantità immaginarie (e persino peggiori che immaginarie). 
...
.
...
D. Sento che abbiamo solamente metà della conoscenza del sistema che potremmo avere.
...
.
...
R. Molto meno di metà. Così come siamo, possiamo ottenere solamente frammenti ma sufficientemente grandi da poterci costruire qualcosa. Dobbiamo cercare di comprendere la struttura. Quando avete tutti i frammenti davanti a voi, potete scorgere determinate connessioni, e quando scoprite queste connessioni potrete vedere parecchie altre cose.
...
.
...
D. Voi avete alterato molto l’insegnamento?
...
.
...
R. Io non l’ho alterato. Ma a volte preferisco cominciare da un punto diverso. In questo sistema, come in qualsiasi sistema organico, si può cominciare da un punto qualsiasi: questa non è un’alterazione. Tutto il resto rimane lo stesso, ma io preferisco cominciare dal lato psicologico.
...
.
...
D. Le persone nel circolo interno hanno un qualche controllo sulle persone nel circolo esterno?
...
.
...
R. Sì, ma con parecchie riserve. Il circolo conscio non può agire direttamente, ma soltanto tramite influenze B. Le influenze C possono apparire soltanto se vengono accettate le influenze B e se la gente le cerca. Gli uomini nel circolo interiore non possono aver controllo su quelli che non desiderano conoscerli. Essi non possono usar violenza perché ciò significherebbe una triade sbagliata, un’attività sbagliata. Per ogni tipo di risultato esiste una triade speciale.
Per esempio, se la gente desidera acquistare controllo, può ottenerlo solamente in una maniera. Se agisce in un’altra maniera, otterrà risultati opposti. Le guerre, le rivoluzioni, ecc., non danno mai i risultati desiderati, sempre i risultati opposti, perché vengono usate triadi sbagliate. Se le persone dei circoli interni desiderano influenzare altre persone, esse possono produrre buoni risultati solamente se c’è comprensione, e solamente con persone che lo desiderino. Questo è un problema utile. Cercate di rifletterci.
...
.
...
D. Avete parlato dei tempi incerti in cui viviamo. La scuola prenderà precauzioni per proteggere se stessa? Mi sembra abbiate detto che una scuola non si trova sotto la legge del caso.
...
.
...
R. Intendevo che una scuola non può essere formata dal caso, però può essere distrutta dal caso. Non può essere formata meccanicamente, ma può essere distrutta meccanicamente. Prendete un’opera d’arte: non sarà creata puramente in maniera meccanica, sarà fatta mediante qualche triade speciale: ma può essere bruciata come qualsiasi altra cosa.
...
.
...
D. Ma le idee possono rimanere?
...
.
...
R. Le idee non possono volare: hanno bisogno di teste umane. E una scuola non consiste di idee; voi dimenticate sempre che la scuola insegna a come migliorare l’essere.
...
.
...
D. Le idee non sono state scritte nel passato?
...
.
...
R. Certamente lo sono state, ma le idee possono essere scritte in forme diverse; possono essere scritte in modo tale che nessuno può leggerle senza spiegazione da parte di quelli che sanno o senza cambio di essere. Prendete i Vangeli: essi sono stati scritti in diversi cifrari; uno deve conoscere la chiave per decifrarli, altrimenti saranno semplicemente una narrazione, storicamente dubbia e producente parecchi effetti sbagliati.
...
.
...
D. Il sistema darà la chiave dei Vangeli?
...
.
...
R. Qualche chiave, ma non potete aspettarvi tutte le chiavi. Alcune delle chiavi possono essere ottenute solamente col cambio dell’essere, non possono essere solamente materia di conoscenza. Ancora una volta dimenticate l’essere. Cambio di essere significa collegamento con centri superiori. I centri superiori possono comprendere parecchie cose che i centri ordinari non possono.
...
.
...
D. Allora il Nuovo Testamento ha messo fuori strada parecchie persone?
...
.
...
R. Il Nuovo Testamento è scritto per le scuole e per livelli differenti. Nelle scuole viene spiegata ogni parola. Ogni frase nel Nuovo Testamento ha dozzine di significati, questo è perché ci sono in esso tante cose che non comprendiamo. Stiamo cercando di passare dal livello di uomo 1, 2 e 3 al livello di comprensione dell’uomo n. 4; altre persone possono star cercando di passare al livello di uomo n. 5, altre ancora a livello di uomo n. 6, ecc.: e tutte leggono il Nuovo Testamento.
Non possiamo quindi attenderci, al nostro livello, di comprenderlo tutto, in quanto è scritto in maniera abilissima. Quando qualcuno ha detto che esso è sotto sette sigilli, aveva completamente ragione. Uno deve trovare una chiave, usarla, e poi, col suo aiuto, egli troverà una seconda chiave, e così di seguito; ma uno non lo comprenderà finché non ha aperto tutti e sette i sigilli. Sicché se comprendiamo tutto quanto è possibile comprendere al nostro livello, possiamo ottenere la possibilità di comprendere di più.
...
.
...
D. Una scuola può raggiungere un livello superiore a quello della scuola da cui è derivata?
...
.
...
R. Sì, se lavora in accordo con i metodi e i principi del lavoro-scuola, essa può crescere. Ma di nuovo dovete ricordare che il livello della scuola dipende dal livello di essere delle persone che la costituiscono.
...
.
...
D. Il ricordare se stessi era una caratteristica dell’antica conoscenza esoterica?
...
.
...
R. Sempre, ovunque. Soltanto che qualche volta, per esempio nelle scuole religiose, esso è chiamato con un nome diverso. Ciò non è arbitrario; il ricordare se stessi è una fase necessaria nello sviluppo dell’uomo, non un compito imposto arbitrariamente. Bisogna passarci attraverso, e ci si può passare attraverso soltanto in una maniera.
...
.
...
D. Cristo ne ha parlato qualche volta e con quali parole?
...
.
...
R. Quasi ad ogni pagina, con parole diverse; per esempio: “Svegliatevi”, “Non dormite”. Ne parlava tutto il tempo.
...
.
...
D. Come si dovrebbe considerare la religione della Chiesa?
...
.
...
R. Non possiamo discutere della religione perché è una cosa completamente diversa; in essa entrano elementi diversi. Ogni religione è basata sulla fede e, come ho già detto, la fede non entra nel nostro sistema. Tutto quanto possiamo dire è che le religioni stanno su un livello diverso, come ho spiegato nelle prime conferenze. ‘Religione’ è un termine relativo. Tutte le persone sono divise in uomini di diversi livelli e tutte le religioni sono divise nella stessa maniera. Ciascuna religione ha tutti i gradi. Questa è una delle cose veramente importanti da capire.
Noi conosciamo solamente le divisioni orizzontali: storiche e geografiche. Ma esistono altre divisioni. Esistono strade religiose, e la religione non contraddice nessun altro sistema, la differenza sta soltanto nei livelli diversi. Supponete di conoscere la religione n. 2: essa non è sufficiente se volete studiare voi stessi e divenire n. 4. E supponete di accorgervi che questo sistema sta a un certo livello e non conoscete una religione di un livello sufficientemente alto: allora è possibile il conflitto. Il conflitto è possibile soltanto tra livelli differenti.
...
.
...
D. Sento che da quando ho incontrato questo sistema ho l’impressione di comprendere meglio il Libro delle Preghiere e la Bibbia. Esso ci può dare una migliore comprensione dell’insegnamento di Cristo?
...
.
...
R. Ho già detto che questo sistema non è una religione. Potete migliorare la vostra macchina mentale e la vostra capacità di comprendere, e potete rendere migliori le vostre emozioni. Ma non posso dire se il sistema può aiutarvi in questa direzione. In seguito potete essere capaci di scorgere il nesso tra le idee del sistema e le parti esoteriche della religione. Ma non conosciamo la religione esoterica, quindi non ne possiamo parlare. Una domanda assai simile venne rivolta al signor Gurdjieff a Pietroburgo. Qualcuno chiese in quale rapporto questo sistema si trovasse col Cristianesimo. Il signor Gurdjieff disse parecchie cose su come diverse persone comprendessero il Cristianesimo in maniera diversa. Poi aggiunse: “Se vi pare, questo è Cristianesimo esoterico”.
E inoltre: “Secondo il vostro punto di vista qual è la cosa più importante nell’insegnamento di Cristo? È l’azione: fate questo, non fate quello. Il problema è: posso farlo?”. Dovete decidere da voi stessi se potrete comprender questo meglio ora o no, ma dovete prendere il Cristianesimo come un insegnamento di azione, non come un insegnamento mentale.
Se prendete l’insegnamento cristiano senza il moderno atteggiamento sentimentale vi accorgerete che è la più esclusiva di tutte le religioni. In esso è costantemente ripetuto e ripetuto che solamente pochi hanno una possibilità: via difficile, via stretta, soltanto pochi possono passare attraverso, ecc.
...
.
...
D. Non si può evitare di pensare che Assoluto sia un nome di Dio.
...
.
...
R. No, vi sbagliate completamente. L’Assoluto è il principio che sta all’inizio delle cose e dietro ogni cosa. Non ho mai collegato l’Assoluto con Dio in un senso religioso. Dio nella religione può fare parecchie cose per voi, mentre l’Assoluto non può fare assolutamente nulla per voi. Perciò esso non è Dio in quel senso; non potete pregare l’Assoluto. Se fate una domanda religiosa, seguite la spiegazione religiosa. Se vedete una differenza, tenetele separate.
...
.
...
D. È un fatto che esistono forze superiori con cui ci si può mettere in contatto allorché si è in uno stato migliore?
...
.
...
R. In ogni situazione, in ogni problema dobbiamo attenerci a ciò che sappiamo, a ciò di cui possiamo essere sicuri, e possiamo essere sicuri che nella maggior parte del nostro tempo siamo in uno stato in cui non possiamo essere in contatto con forze superiori. O siamo completamente addormentati e nessuna forza superiore può penetrare in noi, o siamo negativi in modo tale che ogni cosa che viene a noi è trasformata in un altro tipo di negatività. In tale stato, cosa possiamo aspettarci?
...
.
...
D. Esistono parecchi insegnamenti esoterici o soltanto uno?
...
.
...
R. Ogni insegnamento di origine esoterica è fondamentalmente d’accordo con gli altri. Al fine di esser vero, l’insegnamento deve essere uno di parecchi. Se è unico, ciò significa che è inventato.
...
.
...
D. Nel Nuovo Testamento ci viene spesso detto di vegliare e pregare. Cos’è nel sistema che corrisponde alla preghiera?
...
.
...
R. La preghiera di chi? Se una macchina prega, quale può essere il risultato? Quale preghiera? La preghiera non significa necessariamente supplica. La maggior parte delle preghiere ha come obiettivo il tenere la mente su determinate idee: è una forma di meditazione.
...
.
...
D. Ritenete che la consapevolezza di sé può essere raggiunta mediante la preghiera? E se è così, come si dovrebbe pregare?
...
.
...
R. Se uno potesse realmente pregare continuamente, ciò creerebbe consapevolezza di sé. Tutta la faccenda è che non possiamo. Un uomo decide di pregare e, cinque minuti dopo, ciò diviene una ripetizione meccanica di parole. Se uno potesse pregare, la preghiera potrebbe farlo, ma uno non può, perché uno non è. L’uomo potrebbe fare parecchie cose se egli fosse, vale a dire se egli fosse permanente. Come è, uno comincia, un altro continua.
...
.
...
D. La vera preghiera è contatto con poteri superiori?
...
.
...
R. Non discuterò contro questo, ma sappiamo assai concretamente che nei centri ordinari abbiamo soltanto i poteri che gli appartengono. Tuttavia apprendiamo che i centri superiori hanno parecchi poteri che i centri ordinari non hanno. Quindi posso rispondere nel linguaggio del sistema che se questo contatto è possibile, è possibile solamente attraverso i centri superiori. Il nostro problema è come accostare i centri superiori. Non possiamo avere contatto ora, ma i centri superiori possono averlo. Nessuno può garantirlo, perché persino le nostre aspettazioni possono essere sbagliate. In ogni caso sappiamo – e alcune persone hanno avuto le loro brevi esperienze di ciò – che i centri superiori hanno nuovi poteri, quindi tutto quanto possiamo fare è cercare di essere connessi coi centri superiori studiando come divenire consci. Quando diveniamo consci, avremo contatto con i centri superiori, e allora potremo avere nuovi poteri e nuova conoscenza.
...
.
...
D. Ma abbiamo già barlumi del centro emozionale superiore?
...
.
...
R. Alcune persone li hanno, ma sono soltanto barlumi che esse non possono controllare. Solamente l’uomo n. 5 può controllare queste cose, e noi siamo soltanto uomini n. 1, 2 e 3.
...
.
...
D. Secondo qualche insegnamento esoterico la mente dell’uomo è come uno stagno. Quando è calmo egli può vedere le cose con chiarezza e ascoltare “la voce del silenzio”.
...
.
...
R. Ci sono parecchi pericoli in ciò. È talmente facile confondere la vera “voce del silenzio” con una voce immaginaria, talmente facile confondere verità e immaginazione. Questa può essere la strada per alcuni individui, non è però la strada per noi. Noi vogliamo sapere con maggior precisione come evolvere, per noi tutte queste definizioni sono pericolose, perché non esiste strumento col quale possiamo separare l’immaginazione in esse dalla realtà. Ciò è quanto dovete ricordare in questo sistema: che imparate come separare l’immaginario dal reale proprio fin dal principio, allorché imparate a distinguere in voi stessi immaginazione da realtà.
In seguito, a livelli superiori di consapevolezza, sarete capaci di separarla nel mondo obiettivo. Parecchie di queste strade mistiche accrescono soltanto la confusione. Invece di condurre l’uomo più vicino alla verità, lo allontanano da essa.
...
.
...
D. L’uomo allora dovrebbe continuamente cercare eccitazioni?
...
.
...
R. Perché eccitazioni? Voi prendete ciò per scontato e poi cercate di trovare gli opposti. Potete tentare per tutta la vostra vita e non ottener nulla, se lavorate nella maniera sbagliata. Dovete però tentare, nella maniera giusta, di ricordare voi stessi, di non identificarvi, di acquistare controllo. Nessuno ha abbastanza controllo. Non siamo padroni di noi stessi, e questo è perché non possiamo cominciare a fare questo e a non fare quello.
Prima dobbiamo studiare e prima dobbiamo comprendere. Dobbiamo studiare noi stessi e qualche volta possiamo mutare una piccola cosa e un’altra piccola cosa; e in tal modo cominciamo a cambiare. Non si può cominciare con questa grande calma. Uno vuole esser calmo, se uno non è calmo, ma questa è la stessa cosa che parlare di quei principi cristiani come l’amare i vostri nemici.
...
.
...
D. Non è forse l’A B C di tutta la conoscenza esoterica la morte del seme?
...
.
...
R. Possiamo prenderla in questa maniera. In realtà, in relazione a ciò, c’è un’altra cosa che può forse spiegare la nostra situazione. Ricordo che tanto tempo fa il signor Gurdjieff disse a proposito di quest’espressione ripetuta due o tre volte nel Nuovo Testamento che, allo scopo di germinare e produrre una pianta, un seme deve morire, che non era completa in relazione all’uomo.
In rapporto all’uomo essa va amplificata. Parlando in generale del lavoro, delle sue possibilità e della direzione del lavoro, il signor Gurdjieff ce lo spiegò così: prima dobbiamo renderci conto di essere addormentati; poi dobbiamo svegliarci. Quando siamo svegli dobbiamo morire; quando moriamo possiamo nascere.
Questo è il processo nei particolari e la direzione. È utile riflettere su ciò, utile comprendere cosa significhi sonno, cosa significhi risveglio, cosa significhi morire e cosa significhi nascere. Supponete che vogliamo nascere. Non possiamo nascere finché non moriamo, e non possiamo morire finché non ci destiamo. Non ci possiamo destare finché non ci rendiamo conto che siamo addormentati. Perciò non esistono passi precisi.
...
.
...
D. Cosa significa morire nel senso in cui ne parlate?
...
.
...
R. ‘Morire’ significa morire, sparire, non essere, non esistere. È inutile morire nel sonno perché allora non potete nascere. Prima dovete svegliarvi.
...
.
...
Mi sono state fatte parecchie domande, alcune assai ingenue, da parte di diverse persone che hanno cercato di comprendere il Padre Nostro e che sono venute da me per chiedermi di spiegargli cosa significasse questa o quella frase. Per esempio, mi è stato chiesto cosa significa “Padre nostro che sei nei cieli”, chi sono “i nostri debitori” e cosa sono “i nostri debiti”, ecc.: come se il Padre Nostro potesse essere spiegato con ‘parole semplici’.
Dovete comprendere prima di tutto che tutte le ordinarie parole semplici non possono spiegar nulla in relazione al Padre Nostro. È necessaria una certa comprensione preparatoria, in seguito potrà venire ulteriore comprensione, ma solamente come risultato di sforzo e di giusto atteggiamento. Il Padre Nostro può essere preso come un esempio di un problema insolubile. È stato tradotto in ogni lingua, imparato a memoria, ripetuto quotidianamente, eppure la gente non ha la più pallida idea di cosa significhi.
Questa incapacità di comprendere il suo significato è collegata con la nostra incapacità generale di comprendere il Nuovo Testamento. Come ricorderete, in altre conversazioni l’intero Nuovo Testamento è stato dato come un esempio di arte obiettiva, vale a dire come opera di mente superiore. Come possiamo allora aspettarci di comprendere con la nostra mente ordinaria ciò che è stato formulato e dato da una mente superiore?
Ciò che possiamo fare è cercare di elevare la nostra mente al livello di pensare della mente superiore; e sebbene non ce ne rendiamo conto, ciò è possibile in parecchie maniere diverse. Nella matematica, per esempio, possiamo avere a che fare con gli infiniti: con l’infinitamente piccolo e con l’infinitamente grande che non significano nulla alla nostra mente ordinaria.
E ciò che è possibile in matematica è possibile per noi se cominciamo nella maniera giusta e continuiamo nella maniera giusta. Una delle prime cose che vanno comprese e ricordate, prima che sia possibile uno studio del Padre Nostro, è la differenza tra il linguaggio religioso e il linguaggio del sistema. Cos’è religione?
Questa parola viene usata spessissimo; ci sono persone che l’usano ogni giorno, ma non possono definire cosa è inteso per religione. Nel sistema abbiamo sentito che la religione è diversa per individui diversi, che c’è una religione dell’uomo n. 1, una religione dell’uomo n. 2, una religione dell’uomo n. 3, ecc. Come possiamo quindi definire la differenza tra loro?
Prima di arrivare alle definizioni dobbiamo comprendere innanzitutto che l’elemento più necessario in tutte le religioni da noi conosciute è l’idea di Dio: un Dio con cui possiamo essere in una relazione personale, con cui possiamo, per così dire, parlare, che possiamo invocare per chiedergli aiuto, e nella cui possibilità di aiuto possiamo credere.
Una parte inseparabile della religione è la fede in Dio, cioè in un Essere Superiore, onnipotente e onnipresente, che ci può aiutare in qualsiasi cosa desideriamo o vogliamo fare. Io non parlo dal punto di vista se ciò è giusto o sbagliato, possibile o impossibile. Dico semplicemente che la fede, vale a dire il credere in Dio e nel suo potere di aiutarci, è una parte essenziale della religione. Anche la preghiera è una parte inseparabile di qualsiasi religione; ma la preghiera può essere assai differente.
La preghiera può essere un’invocazione di aiuto in qualsiasi cosa possiamo intraprendere, e inoltre, tramite il lavoro-scuola, la preghiera può divenire l’aiuto stesso. Può divenire uno strumento di lavoro che può essere usato per ravvivare le idee del sistema, che può essere usato per ricordare se stessi e per ricordarci il sonno e la necessità del risveglio. Tuttavia le espressioni del linguaggio religioso non possono essere tradotte con esattezza nel linguaggio del sistema.
Prima, per effetto dell’elemento della fede nella religione, e in secondo luogo, per effetto della accettazione nella religione e nel linguaggio religioso di fatti e affermazioni che nel sistema sono considerati illogici e incongruenti. Nonostante ciò, sarebbe sbagliato dire che religione e sistema siano incompatibili o contraddittori; soltanto che dobbiamo imparare a non confondere i due linguaggi.
Se cominciamo a confonderli, rovineremo ogni utile conclusione che potrebbe essere tratta in ognuna delle due linee. Tornando all’idea di Dio, un’idea che è inseparabile dalla religione e dal linguaggio religioso, dobbiamo prima chiedere a noi stessi come le religioni possono essere divise in una maniera generale o storica. Esse possono essere divise in religioni con un Dio e religioni con parecchi dèi.
Ma anche in questa divisione va ricordato che esiste una gran differenza tra questa ordinaria comprensione di monoteismo e politeismo e la comprensione del sistema delle stesse idee. Anche se esistono certe differenze tra gli dèi – come, per esempio, nella mitologia greca – nella ordinaria comprensione di politeismo tutti gli dèi stanno più o meno allo stesso livello. Dal punto di vista del sistema, che include l’idea di scale differenti e leggi differenti, a livelli differenti, si ha una comprensione completamente diversa della interdipendenza degli dèi.
Se prendiamo l’Assoluto come Dio, possiamo accorgerci che non ha rapporto con noi. L’Assoluto è Dio per gli dèi; esso ha relazione solamente col mondo successivo, cioè con Mondo 3. Mondo 3 è Dio per il mondo successivo, cioè Mondo 6, e anche per i mondi successivi, ma in grado sempre minore. Poi la Galassia, il Sole, i Pianeti, la Terra e la Luna sono tutti dèi, ciascuno includendo in se stesso dèi più piccoli.
Il Raggio di Creazione come un tutto, preso come una triade, è anch’esso Dio: Dio il Santo, Dio l’Incrollabile, Dio l’Immortale. Perciò dobbiamo scegliere su quale livello desideriamo prendere il nostro Dio se vogliamo usare la parola ‘Dio’ nel senso religioso, cioè nel senso di un Dio avente diretto accesso alle nostre vite.
Dal punto di vista del sistema non abbiamo nulla a dimostrazione che una qualsiasi di queste parole possa avere una relazione personale con noi; esiste però un posto per Dio nel sistema. Nell’ottava laterale, che ha inizio nel Sole come ‘do’, esistono due punti completamente sconosciuti a proposito dei quali non abbiamo alcun materiale per pensare. L’ottava comincia come do nel Sole, poi passa nel si al livello dei Pianeti. Sulla Terra essa diviene la-sol-fa, che costituisce la Vita Organica compreso l’uomo. Allorché ciascun essere individuale nel regno umano, animale e vegetale, muore, il corpo – o i resti del corpo – va alla Terra e diviene parte della Terra e l’anima va alla Luna e diviene parte della Luna.
Da ciò possiamo comprendere mi e re; ma a riguardo di si e do non sappiamo assolutamente nulla. Queste due note possono dare origine a parecchie supposizioni riguardanti il possibile posto di un Dio o dèi aventi qualche relazione con noi nel Raggio di Creazione. Ora, ricordando tutto quanto è stato appena detto, possiamo arrivare allo studio del Padre Nostro. La prima cosa è scoprire perché e quando è stato dato. Sappiamo che è stato dato per sostituire parecchie preghiere inutili. La cosa successiva sta nel notare parecchie caratteristiche interessanti nello stesso Padre Nostro e nella sua specialissima costruzione; ed alla nostra comprensione di questa costruzione, e specialmente dalla nostra conoscenza della Legge del Tre, possiamo essere capaci di renderci conto che, dal punto di vista del sistema, esiste una possibilità di sviluppo e comprensione attraverso la nostra comprensione del Padre Nostro.
Come per parecchi problemi matematici, lo studio del Padre Nostro deve cominciare con una corretta disposizione o arrangiamento delle parti separate del problema. Notiamo immediatamente due cose interessanti: prima, che il Padre Nostro è diviso in tre volte tre, e seconda, che nel Padre Nostro esistono certe parole-chiave, parole cioè che spiegano altre parole cui si riferiscono.
Non possiamo chiamare la divisione in tre volte tre ‘triade’, perché non conosciamo la loro relazione di una con l’altra e non possiamo vedere le forze. Possiamo vedere soltanto che ci sono tre parti. Se leggete le prime tre suppliche assieme, come una parte sola, vedrete parecchie cose che non potete vedere se le leggete alla maniera ordinaria.
1. Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome.
2. Venga il Tuo regno.
3. Sia fatta la Tua volontà come in cielo cosi in terra.
Nella prima supplica, “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome”, la domanda immediata è: chi è ‘Padre nostro’? La parola chiave è ‘cieli’. Cosa significa ‘nei cieli’? Se cerchiamo di rispondere a questa domanda dal punto di vista del Raggio di Creazione, possiamo essere capaci di comprendere qualcosa.
Viviamo sulla Terra, perciò ‘cieli’ deve significare livelli superiori, cioè i Pianeti, il Sole o la Galassia. L’idea di ‘cieli’ presuppone determinate forze, o una certa mente o menti in quei livelli superiori cui, in un certo modo, il Padre Nostro consiglia di rivolgerci; ‘cieli’ non può riferirsi a nessuna cosa a livello della Terra. Ma se ci rendiamo conto che le forze cosmiche collegate con la Galassia, il Sole e i Pianeti sono troppo grandi per avere una qualsiasi relazione con noi, allora possiamo cercare il posto del nostro “Padre nei cieli” nel do o si dell’ottava laterale: oppure ancora una volta possiamo lasciarlo nelle regioni superiori.
Nelle parole che seguono non c’è nulla di personale. “Sia santificato il Tuo nome” è l’espressione di un desiderio dello sviluppo del giusto atteggiamento verso Dio e di una migliore comprensione dell’idea di Dio, o Mente Superiore, e questo desiderio di sviluppo ovviamente si riferisce all’intera umanità. La seconda supplica, “Venga il Tuo regno”, è l’espressione di un desiderio per la crescita dell’esoterismo.
In A New Model of the Universe ho cercato di spiegare che il Regno dei Cieli poteva significare soltanto esoterismo, vale a dire una certa parte interiore dell’umanità sotto leggi particolari. La terza supplica, “Sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra”, è l’espressione di un desiderio per la transizione della Terra a un livello superiore, sotto la volontà diretta della Mente Superiore. “Sia fatta la Tua volontà” si riferisce a qualcosa che può accadere ma non è ancora accaduto.
Queste tre suppliche si riferiscono a condizioni che possono venire ma che non sono state ancora adempiute. La prima supplica della seconda parte del Padre Nostro è: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. La parola ‘quotidiano’ non esiste nei più antichi testi conosciuti greci e latini. La parola corretta, che in seguito è stata sostituita da ‘quotidiano’, è ‘super substantialis’ o ‘super sustanziale’. Il testo corretto dovrebbe essere: “Dacci oggi il nostro pane super sustanziale”. ‘Super sustanziale’, o ‘spirituale’ come dicono alcuni, si può riferire a cibo superiore, idrogeni superiori, influenze superiori o superiore conoscenza. Le due successive suppliche nella seconda parte: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”; e “Non indurci in tentazione ma liberaci dal male” sono le più difficili da comprendere e da spiegare. Sono particolarmente difficili perché il loro significato ordinario, come viene generalmente accettato, non ha nulla a che vedere col significato reale.
Quando la gente pensa alle parole “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” nella maniera ordinaria, essa immediatamente comincia a fare errori logici e psicologici. Prima di tutto, essa prende per scontato di poter rimettere i debiti, e che dipenda da lei se li rimetterà o non li rimetterà; e in secondo luogo essa crede che sia ugualmente bene rimettere i debiti e che i suoi propri debiti siano rimessi.
Questo è un errore e non ha fondamento di sorta. Se essa pensa a se stessa, se studia se stessa, se osserva se stessa, si accorgerà assai presto che essa non può rimettere alcun debito esattamente come non può far nulla. Al fine di fare e al fine di rimettere uno deve prima di tutto essere capace di ricordare se stesso, si deve svegliare e deve avere volontà. Come siamo ora, abbiamo migliaia di volontà diverse, e anche se una di queste volontà vuole rimettere, ce ne sono sempre parecchie altre che non vogliono farlo e che pensano che la remissione è una debolezza, un controsenso e persino un delitto.
E la cosa più strana è che a volte il rimettere è realmente un delitto. Arriviamo qui a un punto interessante. Noi non sappiamo se sia bene rimettere o no, se sia bene rimettere sempre, o se in alcuni casi sia meglio rimettere e in altri sia meglio non rimettere. Se riflettiamo maggiormente su ciò, possiamo giungere alla conclusione che anche se potessimo rimettere, forse sarebbe meglio aspettare finché ne sappiamo di più, cioè finché sappiamo in quali casi è meglio rimettere e in quali è meglio non rimettere. A questo punto dovremmo ricordare ciò che è stato detto a proposito degli atteggiamenti positivi e negativi e dovremmo renderci conto che gli atteggiamenti positivi non sono sempre corretti, che atteggiamenti negativi sono a volte necessari per una giusta comprensione.
Quindi, se ‘rimettere’ significa sempre avere un atteggiamento positivo, allora rimettere può essere a volte completamente sbagliato. Dobbiamo comprendere che rimettere indiscriminatamente può essere peggio che non rimettere affatto; e questa comprensione ci può portare alla giusta visione della nostra posizione in rapporto ai nostri debiti. Supponiamo per un momento che ci sia realmente stata una qualche benevola o piuttosto stupida divinità che potesse rimettere i nostri debiti, e che potesse realmente condonarli e cancellarli. Questa sarebbe la più grande disgrazia che ci potrebbe capitare. Non ci sarebbe incentivo allora per il lavoro e nessuna ragione per lavorare.
Potremmo continuare a fare le stesse cose sbagliate e alla fine queste ci verrebbero tutte perdonate. Una tale possibilità è completamente contraria all’idea del lavoro. Nel lavoro dobbiamo sapere che non ci sarà rimesso nulla. Solamente questa conoscenza ci darà un reale incentivo al lavoro, e perlomeno ci impedirà di ripetere le stesse cose che già sappiamo essere sbagliate. È interessante osservare le scuole da questo punto di vista e confrontare le scuole con la vita ordinaria.
Nella vita la gente può aspettarsi remissione, o perlomeno può sperare in essa. Nella scuola nulla è rimesso. Questa è una parte importante del sistema della scuola, del metodo della scuola e dell’organizzazione della scuola. Le scuole esistono precisamente per non rimettere, e per effetto di questo fatto uno può sperare e attendersi di ottenere qualcosa da una scuola. Se le cose fossero rimesse nelle scuole, non ci sarebbe alcuna ragione per la loro esistenza. Il significato interiore di “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” si riferisce in realtà alle influenze, cioè alle influenze da livelli superiori. Possiamo attirarci influenze superiori solamente se trasferiamo ad altre persone le influenze che riceviamo o che abbiamo ricevuto. Esistono parecchi altri significati per queste parole, ma questo è il principio della strada per comprenderli.
La terza supplica di questa seconda parte è: “Non indurci in tentazione ma liberaci dal male”. Qual è la nostra più grande tentazione? Assai probabilmente è il sonno; quindi le prime parole sono comprensibili: “Aiutaci a dormire meno, o aiutaci a risvegliarci qualche volta”. La parte successiva è più difficile. Dice: “Ma liberaci dal male”. Probabilmente dovrebbe essere “E liberaci dal male”. Esistono parecchie interpretazioni di questo ‘ma’, nessuna di esse però è completamente soddisfacente come è tradotta nel linguaggio ordinario, quindi per il momento la lascio da parte.
Il problema principale è: cosa significa ‘male’? Una possibile interpretazione è che in relazione alla tentazione ordinaria, che è soltanto sonno, significhi lasciarsi andare di nuovo nel sonno quando uno ha già cominciato a destarsi. Può significare rinunciare al lavoro quando uno ha già compreso la necessità di lavorare, rinunziare agli sforzi quando uno ha già cominciato a fare sforzi e, come è già stato detto, cominciare a fare cose sciocche o persino dannose, come quella di andare contro le regole della scuola e di giustificare se stesso di farlo.
Parecchi esempi interessanti di cose di questo tipo possono essere trovati nelle azioni delle persone che abbandonano il lavoro e specialmente nelle loro spiegazioni del perché lo fanno. Da ultimo, la terza parte del Padre Nostro dovrebbe essere presa come riferentesi ad un futuro ordine delle cose e non all’ordine presente. 1. Perché Tuo è il regno. 2. La potenza. 3. E la gloria nei secoli. Amen, presuppone che il desiderio espresso nella prima parte del Padre Nostro sia già stato soddisfatto, abbia già avuto luogo. In realtà queste parole possono riferirsi soltanto al futuro. In conclusione, tutto il Padre Nostro può essere preso come una triade. Non può essere preso nel senso che una parte è forza attiva, un’altra parte forza passiva e una terza parte forza neutralizzante perché tutte le relazioni cambiano probabilmente col cambiamento nel centro di gravità dell’attenzione. Ciò significa che, da sola, ciascuna di queste tre divisioni o parti può essere presa come una forza e che assieme possono formare una triade. 
...
.
...
Queste grandi idee sono messe sotto forma di una preghiera. Quando decifrate questa idea di preghiera, preghiera nel senso di supplica, essa scompare.
...
.
...
D. Qual è la differenza tra perdonare e essere perdonato?
...
.
...
R. Soggetto e oggetto. Ma non possiamo essere perdonati. Abbiamo fatto qualcosa, e in base alla legge di causa ed effetto, sarà prodotto un certo risultato. Non possiamo cambiare la legge, ma possiamo divenire liberi: evadere da essa. Possiamo cambiare il presente, attraverso il presente il futuro, e attraverso il futuro il passato. Dobbiamo pagare i nostri debiti. Pagandoli cambiamo il passato, ma esistono diversi modi di pagare.
...
.
...
D. Quali sono i diversi modi di pagare i nostri debiti?
...
.
...
R. Meccanicamente o consapevolmente. Li paghiamo in ogni caso: con l’attendere i risultati delle cause e pagando così, o col cambiare il passato e pagare in un altro modo. Oggi è il risultato di qualche passato. Se cambiamo oggi, cambiamo il passato.
...
.
...
D. Cambiare il passato è lottare contro il modo con cui accadono le cose?
...
.
...
R. Questo è soltanto il principio. Sono necessarie emozioni positive e influenze superiori. Non possiamo cambiar nulla senza di esse. Ci sono parecchie fasi. Ciò non viene immediatamente; è necessario lavorare. Io ho posto alcuni principi: è necessario vedere come possiamo arrivare a questo. In ciò esistono parecchie cose interessanti. Per esempio, nel Padre Nostro non esiste la parola ‘io’ o ‘me’. Ciò significa che non ci possono essere favori personali: tutte le persone si trovano nello stesso rapporto con le forze superiori, tutte hanno bisogno delle stesse cose. 
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Mi vengono fatte costantemente domande riguardanti la ricorrenza; desidero perciò dire qualcosa su essa che vi possa dare materiale su cui riflettere. Esistono due ragioni per le quali ho evitato di parlarvene: prima, possiamo parlare soltanto della teoria, non abbiamo al riguardo fatti reali; seconda, non sappiamo se in collegamento col lavoro le leggi riguardanti la ricorrenza cambino.
È necessario comprendere queste cose. Sappiamo assai poco a proposito della ricorrenza. Un giorno potremmo cercare di riunire tutto quanto può esser preso come degno di fede in tutto quanto è stato scritto a proposito della ricorrenza e vedere in che modo possiamo pensare a suo riguardo, ma questa è soltanto una teoria.
In A New Model of the Universe ho scritto tanto tempo fa che anche nella vita ordinaria gli individui possono essere assai diversi in rapporto alla ricorrenza. Alcuni possono avere esattamente la stessa ricorrenza, altri possono avere diverse variazioni o possibilità; alcuni possono andare su e altri giù, e parecchie altre cose. Ma tutto ciò non ha relazione col lavoro.
Nel caso di individui che vengono più vicini al lavoro, può essere possibile, sebbene soltanto teoricamente, studiare tre ricorrenze successive. Supponiamo che una sia quando uno viene più vicino alla possibilità di incontrare alcuni tipi di idee della mente superiore; la seconda, quando uno viene decisamente a contatto con l’influenza C; e la terza, che sarebbe il risultato di ciò.
Il fatto interessante è che, dopo la seconda, le possibilità di ricorrenza diminuiscono grandemente. Prima che uno venga a contatto con l’influenza C, esse appaiono illimitate, ma dopo questo contatto la possibilità di ricorrenza è ridotta. Se comprendiamo questo, saremo capaci di parlare della ricorrenza con un certo ammontare di ragione e profitto; altrimenti, se prendiamo tutto sullo stesso piano, saranno semplicemente discorsi teorici e completamente inutili.
...
.
...
D. Intendete che dopo essere venuti a contatto con le influenze C diminuisce il numero delle probabilità? 
...
.
...
R. Sì, perché l’influenza C non può essere sprecata. Le influenze B sono praticamente illimitate; ciò significa che esse vengono gettate nella vita e uno può prenderle o non prenderle; esse non diminuiscono. L’influenza C invece è limitata. Cercate di dare voi stessi una risposta a questa domanda e comprenderete perché la possibilità di ricevere l’influenza C deve essere limitata, in quanto se uno non la usa, qual è l’utilità di sprecarla?
...
.
...
D. Ciò significa che se lavorassimo nella maniera giusta le nostre probabilità aumenterebbero?
...
.
...
R. No, non significa affatto questo. Ciò significa meramente che se noi non lavoriamo nella maniera giusta perderemo la possibilità che queste opportunità si ripresentino. Senza questa caratteristica addizionale cui ho appena accennato è completamente inutile parlare della ricorrenza nemmeno come teoria. Nel pensare alla ricorrenza è utile pensare a ciò che è possibile e a ciò che è impossibile; a ciò che può accadere e a ciò che non può accadere. Generalmente le persone o non accettano questa idea, o non la conoscono, o non la comprendono, oppure l’accettano troppo, mettono troppo in essa. È utile quindi pensare in quale relazione ci troviamo con essa, e per far ciò dobbiamo avere una base da cui partire.
Per esempio, essa si riferisce al ‘ricordare’. Alcuni spesso chiedono circa il ricordare le vite passate, ma dimenticano che senza il lavoro dei centri superiori essi non possono. Spessissimo udite alcuni dire, principalmente in collegamento con ciò che essi chiamano ‘reincarnazione’, che essi possono ricordare le loro vite nelle reincarnazioni precedenti e scrivono libri su quello che erano prima. Questa è pura fantasia.
Dovete comprendere che nel nostro stato ordinario non possiamo ricordare le vite passate: non abbiamo nulla con cui ricordare. Nella nostra mente e centri ciò è tutto nuovo. Quello che può passare da una vita all’altra è l’essenza. Quindi uno può avere soltanto sensazioni così vaghe, invece di ricordi precisi, che è difficile supporre che chiunque possa ricordare qualsiasi cosa di preciso. Ciò è realmente possibile soltanto nei primi anni della vita, ma allora uno non nota questa sensazione, e se la nota, questa crea immaginazione.
...
.
...
D. Qual è la differenza tra la teoria della reincarnazione e la teoria della ricorrenza?
...
.
...
R. L’idea di reincarnazione è un tipo di adattamento dell’idea di ricorrenza alla nostra comprensione ordinaria, perché, come teoria, l’idea di ricorrenza è per noi molto più difficile: necessita una comprensione del tempo completamente nuova. Anche persone colte hanno bisogno di un certo ammontare di conoscenza matematica per comprendere l’idea del ritorno. Ricorrenza è nell’eternità, mentre reincarnazione è nel tempo. Questa presuppone che il tempo esista indipendentemente da noi e che noi continuiamo a esistere in questo tempo dopo la morte. Per esempio, nel buddismo essi credono che un uomo muore e immediatamente rinasce, sicché una vita segue l’altra, perché ciò è più facilmente comprensibile da parte della gente ordinaria.
Ma noi non abbiamo alcuna prova dell’esistenza del tempo al di là della nostra vita. Tempo è vita per ogni persona, e include in sé tutto il tempo, sicché quando la vita termina, termina il tempo. Perciò la reincarnazione è una teoria meno scientifica della ricorrenza: troppe cose vi vengono prese come scontate.
...
.
...
D. Ma dove hanno luogo tutte queste vite?
...
.
...
R. Noi non parliamo del posto, ma della ricorrenza. Se voi dite di ricordare che, per esempio, vivevate a Roma, come potete trovarne la prova? È impossibile. Quindi ciascuna teoria può esistere su piani diversi. La teoria della ricorrenza può esistere su un determinato piano che richiede una certa conoscenza e una certa comprensione, e poi può essere falsata e abbassata a piani sempre più bassi. Ciò può accadere con ogni teoria e a volte nel processo essa può divenire addirittura il suo proprio opposto. Ma voi dovete sempre ricordare che non possiamo provare nulla e non possiamo insistere su nessuna teoria particolare. Dobbiamo soltanto comprendere ciascuna teoria nei suoi limiti e nel suo ciclo e vedere ciò che è possibile e ciò che è impossibile dal punto di vista di questa teoria. Se prendete una teoria e procedete ad aggiungere una cosa e a toglierne un’altra, fareste una cosa sbagliata.
In ciascuna teoria bisogna studiare ciò che essa include e non va omesso nulla. Quindi se troviamo una teoria che è filosoficamente possibile, possiamo cercare le condizioni in cui questa cesserebbe di essere una teoria e diventerebbe un fatto.
...
.
...
D. Sbaglio nell’assumere che voi stesso non siete convinto della realtà della teoria dell’eterna ricorrenza?
...
.
...
R. Ho cercato di spiegare che voi non potete essere convinti di queste teorie. Se ritenete di poter essere convinti, sarà semplicemente credenza. Esistono intere serie di domande e problemi circa i quali tutto quello che possiamo fare è formulare teorie, senza mai essere realmente convinti che una teoria è migliore dell’altra. Come teoria, direi che la teoria della ricorrenza è migliore della teoria della reincarnazione, ma non abbiamo prova reale se essa sia più vicina ai fatti o no. E non possiamo avere prove a causa del nostro stato di consapevolezza.
L’unica possibilità, dal punto di vista del lavoro, sta nello sperare che forse, se cambiamo il nostro stato di consapevolezza, aumenteranno le nostre possibilità di osservazione. Nel nostro stato presente non possiamo avere niente altro che teorie a riguardo di queste cose. Siamo limitati dallo stato del nostro essere, e lo stato di essere di un uomo 1, 2 e 3 è tale che non possiamo sapere con certezza queste cose.
...
.
...
D. Avete detto che uno non potrebbe in alcun modo ricordare una vita precedente?
...
.
...
R. Sì. Solamente l’essenza può ricordare e dato che nell’uomo ordinario l’essenza non è organizzata e non è separata dalla personalità, noi non ricordiamo. Tuttavia, il fatto che una persona ha un tipo di essenza e un’altra persona un altro tipo è uno degli argomenti più forti a favore della preesistenza, in quanto l’essenza non può nascere dal nulla; è troppo certa. Ma il sistema considera l’uomo solamente dalla nascita alla morte.
...
.
...
D. Da dove viene la parte di noi che ricorre?
...
.
...
R. Essa è voi. Quando parliamo di ricorrenza, pensiamo alla nostra ricorrenza. Donde venga questa parte non sappiamo, e possiamo spendere tutta la nostra vita in definizioni teoriche, ma ciò non cambierà nulla e non contribuirà alla nostra comprensione psicologica dell’idea. Sto ora cercando di stabilire alcuni principi che ci daranno una comprensione pratica di ciò. Potremmo trovare parecchie parole, ma le parole non ci porteranno da nessuna parte. Avete trovato la risposta a perché le influenze C non possono essere sprecate? Pensateci. Se rispondete a questa domanda, risponderete a parecchie altre domande. E ciò lo sapete: basta che mettiate due più due.
...
.
...
D. E perché, se una cosa del genere fosse soggetta a ricorrere, continuereste a sprecarla?
...
.
...
R. Questo è implicito, ma non è la risposta. Certamente, se è sprecata, e di nuovo sprecata, quale ne è l’utilità? Ma c’è una cosa che non vedete in tutto questo, eppure è la chiave di tutto. È una cosa semplicissima, non ha nulla di misterioso. Non è un enigma, è semplicemente questione di pensare. Cercate di pensare così: prendete una scuola ordinaria. Un ragazzo va a scuola e ogni anno comincia a imparare la stessa cosa. Studia qualcosa per un anno intero, poi torna a casa e dimentica tutto, e deve ricominciare a imparare la stessa cosa. Di nuovo studia per un anno intero, di nuovo torna a casa e dimentica, ancora una volta ritorna e impara la stessa cosa. Cosa gli diranno a scuola?
Questo è perché le scuole non sono ripetute, perché per le scuole non c’è ricorrenza. E questo è ciò che la gente vuole, vuole imparare di nuovo la stessa cosa. Invece la volta successiva voi dovete essere in una scuola superiore. Se non potete andare ad una scuola superiore non ci sarà alcuna altra scuola a questo livello, perché l’avete già oltrepassata.
...
.
...
D. Si potrebbe incontrare una scuola tramite l’influenza C? 
...
.
...
R. Scuola significa influenza C. Incontrate la scuola tramite influenze B.
...
.
...
D. Non si può andare in una classe superiore a meno che non si supera un esame?
...
.
...
R. Proprio così, ma potete superare l’esame e dimenticare tutto; accade spessissimo.
...
.
...
D. Ma, in una certa misura, non avete imparato a imparare?
...
.
...
R. Qualche volta sì, qualche volta no. Potete apprendere a imparare e potete apprendere a dimenticare.
...
.
...
D. Da quanto avete detto mi sembra che questa influenza C sia trasmutazione, il potere di trasmutare, e che tutto quanto è meno di questo non sia influenza C.
...
.
...
R. Giustissimo. Ci siete molto vicino, ma potete prendere l’influenza C anche semplicemente come una certa quantità di conoscenza.
...
.
...
D. Conoscenza che può essere usata?
...
.
...
R. No, questa è di nuovo una definizione. Ho detto conoscenza. Le definizioni non saranno di aiuto. È strano che voi non lo vediate, che voi non afferriate semplicemente cosa significa. Trasmissione della conoscenza significa influenza C, significa un determinato lavoro, ed essa non accade da sé, significa il lavoro di qualcuno, e il lavoro di qualcuno non può essere sprecato. Se esso dà risultati, può essere continuato, ma se non porta risultati, allora naturalmente si arresterà.
Ciò spiega perché la possibilità di ricorrenza deve essere limitata. Se uno viene a una scuola e non trae profitto dall’essere nella scuola, naturalmente egli non può continuare a venire per imparare la stessa cosa; egli deve trarne qualche profitto. Cercate di comprendere questo, perché senza la comprensione di questi principi è impossibile parlare della ricorrenza. Tutti i discorsi ordinari, basati sulla matematica o su qualsiasi altra cosa, la rendono troppo uniforme, e la ricorrenza non può essere uniforme.
Ricorderete che abbiamo parlato della materialità della conoscenza e del fatto che uno ha pochissime probabilità persino di cominciare, perché per ciò sono necessarie parecchie circostanze favorevoli. Dovete però comprendere che quando uno comincia a ottenere una certa conoscenza, le probabilità si riducono sempre più, in quanto se uno le usa, essa sarà sempre più difficile da ottenere, del tutto naturalmente. E la stessa cosa si applica alla nostra vita di ogni giorno, di ogni anno, a tutta la nostra vita: ciò è quanto va compreso. L’idea di ricorrenza è utile perché si riferisce a questa vita.
Se non facciamo qualcosa oggi come possiamo aspettarci di farlo domani? Se possiamo farlo oggi, dobbiamo farlo; nessuno può rimandarlo al domani, perché domani possiamo essere qualcosa d’altro. Riteniamo sempre di aver tempo.
...
.
...
D. Ciò significa che se non ascoltiamo ciò che voi dite oggi, non lo udremo domani?
...
.
...
R. Oppure può darsi che voi siate qui, ma che io non sia qui: come potete saperlo?
...
.
...
D. Possiamo fare progressi soltanto tramite voi?
...
.
...
R. No, siete completamente liberi di trovare qualche altro posto. Non siete affatto vincolati. Se conoscete qualche altro con cui potete fare progressi, dovrete certamente usarlo. Uno non deve perdere nessuna opportunità, se ha un’opportunità.
...
.
...
D. Intendevo: voi siete qui l’unico veicolo?
...
.
...
R. No, nessuno può essere l’unico veicolo. Se conoscete un’altra strada, ci può essere un’altra opportunità, ma se non conoscete alcun’altra opportunità, se non conoscete altri oltre me, allora dovete cercare di prenderla da me; se conoscete qualcun altro, potete prenderla da qualcun altro. Ciò è ben chiaro? Ricordate soltanto una cosa. Questo non può essere uno studio teorico; dobbiamo imparare in pratica come fare le cose più importanti per noi.
...
.
...
D. Le opportunità esistono sempre, soltanto che noi siamo troppo addormentati per notarle o usarle? 
...
.
...
R. Le opportunità possono essere differenti: esistono gradi diversi. Se uno non è venuto al lavoro, egli ha l’opportunità di accumulare conoscenze, materiale, tendenze. Queste possono non essere molto forti, ma esse possono tutte portare nella stessa direzione, oppure possono portare in direzioni opposte. Quindi, in ciò che chiamiamo ‘lavoro’, che significa influenza C o conoscenza diretta, studio diretto, le opportunità sono differenti, e le opportunità reali cominciano soltanto dal momento in cui uno le usa.
...
.
...
D. Nell’idea di ricorrenza le cose accadono di nuovo. Ma le scuole appaiono necessariamente negli stessi posti? Può darsi che nella mia ultima ricorrenza questo sistema non sia mai venuto in Inghilterra?
...
.
...
R. Questa è la difficoltà a proposito della ricorrenza, in quanto allorché le persone ne sentono parlare e cominciano a pensarci, esse pensano nell’ordinaria maniera formatoria, cioè nella maniera logica, o spessissimo esse pensano del tutto illogicamente o peggio. Ma anche se pensano logicamente non dispongono di materiale sufficiente, non sanno abbastanza per pensare a ciò.
È necessario comprendere prima di tutto che stiamo parlando di una teoria, e in secondo luogo che questa teoria deve essere sufficientemente piena: in essa ci deve essere sufficiente materiale. Quando pensiamo alla ricorrenza, pensiamo che ogni cosa si ripete, e questo è esattamente quello che rovina il nostro approccio a ciò. La prima cosa da comprendere circa la ricorrenza è che essa non è eterna.
Ciò sembra assurdo, ma in realtà è così, in quanto essa è talmente diversa in casi diversi. Anche se la prendiamo teoricamente, se prendiamo semplicemente persone nella vita meccanica, anche le loro vite cambiano. Soltanto determinate persone, in condizioni di vita completamente congelata, hanno vite che si ripetono esattamente nella stessa maniera, forse per lungo tempo.
In altri casi, persino nell’ordinaria vita meccanica, le cose cambiano. Se gli individui non sono così precisamente governati dalle circostanze, come grandi uomini che devono di nuovo essere grandi e nessuno può far nulla a riguardo, esistono variazioni, ma ancora una volta non per sempre. Non pensate mai che qualsiasi cosa sia per sempre.
È una cosa assai strana, ma sembra come se gli individui che non hanno alcuna possibilità, o a causa di certe condizioni, o per effetto del loro sviluppo insufficiente, o di qualche stato patologico, possono avere le loro vite che si ripetono senza alcun cambiamento particolare, mentre nel caso di individui con possibilità teoriche, le loro vite possono raggiungere determinati punti nei quali essi o s’imbattono nella stessa possibilità di sviluppo o cominciano a calare.
È una cosa o l’altra; non possono continuare a rimanere per sempre nello stesso posto, e dal momento in cui incontrano qualche vera possibilità, essi o riconoscono la possibilità di far qualcosa o la perdono e calano. Riflettete semplicemente su ciò e forse sarete capaci di formulare qualche domanda.
...
.
...
D. La capacità di riconoscere le possibilità dipende dal cambio di essere che può essere conseguito solamente dopo un lungo periodo di piccoli sforzi?
...
.
...
R. Ci sono due cose che dobbiamo comprendere a proposito di ciò. Le cose si trovano in una relazione differente riguardo alle possibilità: alcune cose, anche se non sono ancora accadute e anche se può sembrarci che possono accadere in una maniera o in un’altra, sono in realtà predestinate. Nulla può essere cambiato, in quanto cause così grandi stanno movendo queste cose che, anche se esse non sono ancora accadute, possono accadere soltanto in un modo. In relazione a qualche altra cosa la ripetizione non è così rigida. Esistono parecchie gradazioni e a fianco a fianco alle cose che possono accadere solamente in una maniera, ci possono essere altre cose che debbono ancora accadere, che possono succedere in una maniera o nell’altra. È necessario comprendere ciò come un principio, per comprendere perché le cose sono diverse e cosa è diverso in loro.
Prendete oggi. Determinate cose debbono accadere domani perché le cause risiedono nell’anno scorso o in dieci o venti anni fa. Ma se la causa di certe cose che accadranno domani sta in oggi, allora possono accadere in maniera diversa domani se qualcosa viene fatto in maniera diversa oggi. È quindi una questione della natura delle cause e di dove queste si trovino.
Potete guardarla così: supponete di vedere le cose accadere nella stessa maniera per lungo tempo: allora non vi potete aspettare un cambiamento improvviso senza una qualche ragione particolare. Altre cose possono essere relativamente nuove: è appena apparsa una certa tendenza e quindi essa può facilmente scomparire. Ma se la tendenza è andata avanti nella stessa direzione per lungo tempo è difficile scorgere una possibilità di cambiamento.
Questa è l’unica maniera in cui possiamo discutere ciò, in quanto non possiamo conoscere nulla di preciso su queste cose. Dovete ricordare un principio in rapporto a ciò: le cose non sono le stesse. Se dite che alcune cose possono essere cambiate e applicate ciò a tutto, vi sbaglierete, in quanto le cose non stanno mai nella stessa relazione con la possibilità di cambiamento.
...
.
...
D. La possibilità di variazione nelle ricorrenze delle persone può significare che individui nati in una ricorrenza possono non nascere in quella successiva?
...
.
...
R. Questo è possibile soltanto in alcuni casi, ma non possiamo scendere in particolari di questo genere. Ciò che desidero comprendiate chiaramente è che finché le persone sono completamente meccaniche, le cose possono continuare a ripetersi quasi indefinitamente. Ma se le persone divengono più consapevoli, o se appare la possibilità di divenire consapevoli, il loro tempo si fa limitato. Esse non possono aspettarsi un numero illimitato di ricorrenze se hanno già cominciato a conoscere qualcosa e ad apprendere qualcosa.
Più esse imparano, più breve diviene il loro tempo. Gli individui dimenticano sempre che esiste solamente un limitatissimo numero di possibilità per ognuno, quindi se uno perde una possibilità in una vita, nella vita successiva egli la perderà più facilmente. Più uno si avvicina alla possibilità di cambiamento, minore diverrà il numero delle possibilità, e se uno trova un’opportunità e non l’usa, egli può perderla del tutto.
È lo stesso principio di quello che si applica alla nostra vita. Come ricorderete, è stato detto che nel lavoro, in rapporto alla propria vita, il tempo è contato, e più la gente lavora seriamente, e più rigorosamente è contato il suo tempo. Se volete lavorare per due mesi e dormire per dieci mesi, viene contato che avete lavorato per dodici mesi, anche se in realtà avete lavorato soltanto per due mesi.
Ma i requisiti o condizioni sono per dodici mesi, e più uno lavora, più aumentano quei requisiti. Se uno lavora pochissimo, egli può rimanere nella stessa relazione con una determinata idea per uno o due anni; uno può comprendere qualcosa in maniera sbagliata e non perdere molto a causa di ciò in quanto c’è ancora un terzo anno. Ma se un uomo ha già cominciato a lavorare sul serio egli non può avere tre anni, perché ogni giorno è un esame ed egli deve superare un esame al fine di arrivare a un altro esame. Ciò va compreso, e lo stesso principio può essere applicato alla ricorrenza.
...
.
...
D. Le cose stanno in modo che se siamo completamente meccanici possiamo ricorrere esattamente nella stessa maniera, ma se siamo meno meccanici, le nostre ricorrenze sono minori?
...
.
...
R. Non è esattamente così. Come ho detto, esistono parecchie categorie diverse di persone. Ci sono persone le cui vite si ripetono automaticamente, esattamente nella stessa maniera. Altre persone possono avere differenti piccoli cambiamenti e modifiche, tutte allo stesso livello. Poi una terza categoria, per dirlo in maniera approssimativa, può avere qualche possibilità nel senso che i cambiamenti che accadono nelle loro vite sono completamente senza scopo, ma sono sempre più vicini all’influenza B. La quarta categoria poi si avvicina di più alla possibilità di incontrare una scuola. La cosa da comprendere è che la gente non è eguale in rapporto a queste possibilità. E, ovviamente, quelli che hanno già trovato qualche possibilità e l’hanno scartata, si dimostrano incapaci di sviluppo. 
...
.
...
D. Ancora non comprendo perché il tempo dovrebbe essere limitato per chiunque ha lavorato e non per uno che non ha lavorato?
...
.
...
R. Per uno che non ha cominciato a svegliarsi, il tempo non viene contato perché esso non esiste. Ogni cosa si ripete, sempre la stessa cosa, continuamente. Potete prenderla così: la conoscenza è limitata, ma dato che tali persone non prendono alcuna conoscenza, per esse non è limitata. Poi, come ho detto, potete fare un paragone con una scuola ordinaria: non è possibile rimanere nella stessa classe: uno deve o fare progressi o andarsene.
Vengono fatte determinate richieste, e se la gente non le soddisfa può perdere l’opportunità. Quindi se uno ha cominciato a lavorare, egli deve proseguire. Supponete che qualcuno cominci a lavorare e poi non riesca. Ciò mostra la sua incapacità di lavorare, e allora qual è il significato della sua esistenza? Cercate di riflettere su ciò da questo punto di vista.
...
.
...
D. Viene dato ad ognuno accesso a una delle strade in un ciclo o nell’altro?
...
.
...
R. Non so e non posso sapere tali cose; possiamo parlare soltanto di noi stessi. Noi abbiamo una possibilità, ciò è tutto quello che sappiamo, perciò dobbiamo pensare a noi stessi.
...
.
...
D. Il futuro nel lavoro sembra come fare del funambolismo. Si può sperare di raggiungere in seguito un altro livello di stabilità?
...
.
...
R. Ogni stato ha parecchie forme diverse, come le ha lo stato di sonno. Ci può essere sonno con possibilità di risveglio, sonno con minor possibilità di risveglio e sonno senza alcuna possibilità di risveglio.
...
.
...
D. Avere il ricordo di un’altra ricorrenza è necessario per cambiare qualcosa nell’essenza?
...
.
...
R. No, è necessario divenire consapevoli in questa vita. Avete soltanto questa vita. Potete dire a voi stessi: “Se sono vissuto prima, non lo ricordo. Ciò significa che se vivo di nuovo, di nuovo non ricorderò”. Se divenite consapevoli in questa vita, ricorderete, e ricorderete tanto quanto ricordate ora. Se non ricordate voi stessi ora, la prossima volta di nuovo non ricorderete voi stessi, perciò sarà lo stesso. La possibilità di cambiamento comincia solamente con la possibilità di cominciare a ricordare voi stessi ora. Tutte le altre cose sono soltanto parole.
...
.
...
D. Se la personalità muore con noi, quale effetto possono avere i tentativi di svegliarla nella futura ricorrenza?
...
.
...
R. Non occorre essere molto dogmatici su ciò; quando parliamo di ricorrenza, parliamo di ‘qualcosa’ che ricorre, e questo ‘qualcosa’ conserva in se stesso le tracce di tutte le tendenze create. Se è stata creata la tendenza di destare la personalità, essa continuerà; e se è stata creata la tendenza opposta, una tendenza a rafforzare la personalità, di nuovo essa continuerà. È perfettamente giusto che la personalità muore, ma se questo ‘qualcosa’ ricorre, allora le stesse cause produrranno gli stessi effetti.
Se sono state create certe tendenze nuove, anch’esse avranno il loro effetto. Di conseguenza un uomo che ha mostrato un vero amore per il sonno fin dall’infanzia può cadere addormentato anche prima.
...
.
...
D. Allora l’unica cosa che possiamo conservare è il cambiamento, se c’è, che facciamo nell’essenza?
...
.
...
R. No, prima dovete fare cambiamenti nella personalità.
...
.
...
D. Ma quella non durerà!
...
.
...
R. È l’unica cosa che possiamo fare. Soltanto pochissimi individui possono lavorare sull’essenza. Questo non è esattamente un vantaggio per gli individui che possono farlo, perché lavorare sull’essenza è difficilissimo, ma può accadere. Generalmente lavoriamo sulla personalità e questo è l’unico lavoro che possiamo fare. E se lavoriamo veramente esso ci porterà da qualche parte. Qualche volta le tendenze sono nell’essenza e qualche volta nella personalità, ma io non lo formulerei come ‘essenza’ e ‘personalità’. Direi semplicemente che dobbiamo indebolire certe tendenze e rafforzarne altre, indebolire le tendenze meccaniche e rafforzare le tendenze consapevoli. Questa è l’unica possibile formulazione; ogni altra cosa sarebbe fuori posto.
...
.
...
D. A me pare che personalità, corpo fisico e apparenza, sono troppo impermanenti per ricorrere.
...
.
...
R. Sì, ma sono stati tutti creati da certe cause e, poiché le cause saranno le stesse, esse naturalmente produrranno gli stessi effetti. Uno nasce nelle stesse circostanze, nella stessa casa, dagli stessi genitori, e ogni cosa crescerà lo stesso. Ci possono essere alcune deviazioni, ma alla fine tutto arriva alla stessa cosa. Supponete che uno nasca in una certa città e poi se ne vada per un certo tempo. In seguito, egli ritorna e si trova nella stessa situazione di prima, come se non fosse mai andato via. Questo illustra ciò che intendo con queste deviazioni. Uno torna sempre sullo stesso sentiero.
...
.
...
D. Cos’è che desidera tanto la ricorrenza e tuttavia la teme?
...
.
...
R. Questo non lo so: è materiale per il vostro studio. Certamente uno preferisce l’idea di ricorrenza all’ordinaria idea di morte. Tuttavia uno la teme perché, se egli è veramente sincero con se stesso, si rende conto che le cose si ripetono in questa vita. Se uno si ritrova costantemente nella stessa posizione, compiendo gli stessi sbagli, si rende conto che essere rinato non gli sarà di aiuto se continua ora a fare le stesse cose.
Un cambiamento può essere soltanto il risultato di sforzi. Nessuna circostanza può produrre un cambiamento. Questo è perché tutte le ordinarie credenze nel cambiamento delle circostanze esteriori non portano mai da nessuna parte: le circostanze possono cambiare ma voi sarete gli stessi a meno che lavoriate. È lo stesso nella ricorrenza.
Le vite delle persone possono apparire completamente cambiate dal punto di vista delle circostanze esteriori, ma il risultato sarà lo stesso: rimarrà il rapporto dell’essenza con la personalità. Vero cambiamento può accadere soltanto come risultato di lavoro-scuola, o se per varie vite successive uno accresce soltanto il centro magnetico e non incontra una scuola, allora il cambiamento sarà nella crescita del centro magnetico.
...
.
...
D. Credete che quelli che raggiungono uno stato sufficientemente alto non sono soggetti all’obbligo della ricorrenza?
...
.
...
R. Andate troppo lontano. Certe religioni cominciano con l’idea di cercare di arrestare la ruota della vita. Ma noi non possiamo parlare seriamente di ciò perché, come ho detto, l’idea della ricorrenza è soltanto una teoria: come possiamo quindi arrestare ciò che non siamo sicuri esista? Se volete fermare un treno, dovete sapere che il treno è in moto. Quale sarebbe lo scopo di cercare di fermarlo se non siete sicuri che è in moto?
...
.
...
D. La data della propria morte è predeterminata?
...
.
...
R. Non posso dirlo; esistono diverse teorie. Credo sia più sicuro dire che essa è predeterminata da un punto di vista, soltanto che entrano in ciò tante di quelle cose che il proprio tempo può essere accorciato o prolungato; sicché, sebbene essa sia predeterminata, non è una predeterminazione assoluta. O forse sarebbe meglio dire che essa cambia ad ogni momento, anche se è predeterminata. Ogni momento può apportare nuovi fattori e rendere la vita più lunga o più corta. Se nulla accade, allora essa è predeterminata.
...
.
...
D. Il lavoro-scuola influisce sulla lunghezza della nostra vita?
...
.
...
R. Ancora una volta vi aspettate troppo. Forse dopo varie incarnazioni potete trovar mezzi per prolungare la vostra vita; ma se ve lo aspettate immediatamente, pretendete troppo. In alcuni casi ciò può essere vero, quindi ritengo che debba essere diverso in casi diversi.
...
.
...
D. Ciò significa che io sto vivendo di nuovo la stessa vita? Sono rinato nel 1915 e rinascerò di nuovo nel 1915?
...
.
...
R. Sempre nel 1915: questa è l’unica cosa che non possiamo cambiare. E certamente siamo obbligati ad aver vissuto prima: non avremmo potuto venir fuori dal nulla, soltanto che non ricordiamo.
Anche coloro che ritengono di ricordare qualcosa, ricordano soltanto come bambini. Ma nella maggior parte dei casi essi dimenticano. Lo studio della ricorrenza deve cominciare con la mente dei bambini particolarmente prima che essi comincino a parlare. Se le persone potessero ricordare quel tempo, esse ricorderebbero cose interessantissime. Sfortunatamente, quando cominciano a parlare, divengono bambini veri e dopo sei mesi o un anno di solito dimenticano. Le persone assai raramente ricordano ciò che pensavano prima di allora, in età precocissima.
Ma psicologicamente è un fatto che nei primissimi ricordi dell’infanzia – e qualche volta le persone ricordano le cose dell’età di pochi mesi – esse hanno già una mentalità, una certa comprensione di persone, posti e cose. Come possiamo attenderci che bambini nati da così poco tempo abbiano tutto questo materiale? La nostra mentalità cresce assai lentamente, ma alcuni bambini hanno una mente da adulti. Non sono affatto bambini; poi divengono bambini.
Se ricordano la loro mentalità della prima infanzia, essi vedono che è la stessa mentalità che hanno gli adulti. Questa è la cosa interessante.
...
.
...
D. Sapete perché un bambino dovrebbe ricordare la sua mentalità da adulto e non la sua precedente mentalità da bambino?
...
.
...
R. Abbiamo troppo poco materiale per emettere un giudizio su ciò. Parlo solamente della maniera in cui ciò può essere studiato. Supponete che cerchiamo di ricordare ciò che ci è proprio, cercando di non fare intervenire l’immaginazione; allora, se troviamo qualcosa, questo sarebbe materiale. Nella letteratura troviamo assai poco, perché la gente non comprende come studiare ciò. Ma nella mia esperienza personale mi sono imbattuto in alcune cose interessantissime.
Anche alcune persone di mia conoscenza hanno avuto interessantissimi ricordi dei loro primi anni di vita, e tutte hanno avuto la stessa impressione che, cioè, la loro mentalità non fosse quella di un bambino o la loro psicologia quella di un bambino. Vedete ciò che intendo? Esse avevano una mente pronta, con reazioni completamente da adulto, e una maniera di osservare la gente e di riconoscerla tale che non poteva essersi formata nel corso di sei mesi di vita inconsapevole.
...
.
...
D. Perché essa dovrebbe sparire quando un bambino impara a parlare?
...
.
...
R. Il bambino comincia a imitare altri bambini e a fare esattamente ciò che gli adulti si aspettano da lui. Essi si aspettano che egli sia un bambino stupido ed egli diviene un bambino stupido.
...
.
...
D. Come è possibile sapere cosa ricorda un bambino? Credevo che uno nascesse con i propri centri completamente vuoti e che uno ricordasse con i centri.
...
.
...
R. Questa è una cosa strana. Come ho detto, alcuni individui che non differiscono molto da altri, hanno ricordi strani e ben precisi persino dei loro primi mesi. Essi credono di aver visto le persone come le vedono gli adulti, non come bambini. Essi non fanno immagini composte con elementi separati, hanno impressioni ben precise di case, persone, ecc.
...
.
...
D. Ancora non vedo come sia possibile ricordare una ricorrenza precedente. Credevo che la memoria dipendesse dai contenuti dei centri che si trovano nella personalità. Come può la personalità ricordare la ricorrenza?
...
.
...
R. Non potete ricordare se non ricordate voi stessi qui, in questa ricorrenza. Noi siamo vissuti prima; parecchi fatti lo provano. Il motivo per cui non ricordiamo è perché non ricordavamo noi stessi. Lo stesso è vero in questa vita. Se le cose sono meccaniche, noi ricordiamo soltanto che sono accadute; solamente col ricordare noi stessi possiamo ricordare i particolari. La personalità è sempre confusa con l’essenza. La memoria sta nell’essenza, non nella personalità, ma la personalità può presentarla in maniera completamente giusta se la memoria è sufficientemente forte.
...
.
...
D. Se ricorriamo nelle stesse circostanze, sembra che siano assai scarse le opportunità di avere qualcosa di diverso in tutta la nostra vita. 
...
.
...
R. Al principio della vita esse ci sono. Noi abbiamo una vita lunga e durante il suo corso possiamo acquisire qualcosa – conoscenza, comprensione – e questa comprensione può passare nell’essenza. Poi, se nei primi anni della nostra vita viviamo nell’essenza, questa comprensione può produrre su noi qualche impressione, qualche ricordo nell’essenza. Di regola ciò scompare nell’età successiva, ma i bambini qualche volta l’hanno per un tempo abbastanza lungo, fino all’età di otto o dieci anni.
...
.
...
D. Quando avevo tre o quattro anni ero solito cercare di ricordare me stesso per una specie di gioco.
...
.
...
R. Ciò è possibilissimo; può essere rimasto. Voi potete aver cercato di ricordare voi stesso in una vita precedente; non vedo niente di impossibile in ciò.
...
.
...
D. “In collegamento con l’idea della ricorrenza”, significa che se commettiamo un grave sbaglio questo continuerà a ricorrere?
...
.
...
R. Ci possono essere sbagli diversi, ma se c’è stato qualcosa di deliberato in questo sbaglio, se l’avete fatto perché desideravate farlo, allora molto probabilmente desidererete ancor più fare di nuovo lo stesso sbaglio.
...
.
...
D. Cose come le malattie ricorrono?
...
.
...
R. Possono o non possono ricorrere. Ciò è connesso con cose piuttosto complicate. È necessario dividere le malattie in quanto esse possono appartenere a categorie differenti. Alcune malattie possono influire sull’essenza, altre no. Parecchie malattie contagiose aprono gli accumulatori, sicché esse possono essere realmente utili. Poi gli accumulatori possono rimanere aperti o possono chiudersi di nuovo. Queste malattie possono avere la funzione di shock. Sono malattie accidentali e possono ripetersi o non ripetersi. Esistono poi malattie appartenenti al fato, malattie costituzionali.
...
.
...
D. Non credo di comprendere l’eterna ricorrenza.
...
.
...
R. Stiamo parlando di possibilità. Questa è una conversazione filosofica; non abbiamo materiale sufficiente nemmeno per parlare teoricamente. Come ricorderete, parlare filosoficamente significa parlare di possibilità. Quindi, se c’è ricorrenza, parliamo della maniera in cui le cose potrebbero accadere.
...
.
...
D. Allora l’intero problema va considerato come filosofico, o è passibile di verifica?
...
.
...
R. Non possiamo parlare di verifica. Credo che se alcuni trovano la verifica per loro stessi, questa sarà assai soggettiva. Essi non saranno capaci di trasferire quello di cui si sono resi conto ad altri. Gli altri possono o non possono crederli, ma ciò non avrà il carattere di prova. Però voi potete verificare determinate cose riguardanti la ricorrenza osservando le cose in questa vita.
...
.
...
D. Qual è stata l’origine dell’idea di ricorrenza?
...
.
...
R. Psicologicamente, ci sarà una risposta; matematicamente, un’altra risposta; storicamente, una terza risposta. Se intendete psicologicamente, credo che sia la sensazione assai persistente e assai precisa che qualche volta hanno i bambini che “è accaduto prima”. Per esempio, essi vanno in una nuova casa, o in un’altra città e hanno la sensazione che tutto questo è stato. Le ordinarie spiegazioni psicologiche mediante una “frattura nella consapevolezza”, come viene chiamata, e che noi possiamo descrivere molto meglio come il passaggio da un centro a un altro, non sono sufficienti, perché esse spiegano alcuni casi ma non spiegano tutti i casi.
...
.
...
D. Ciò significa che la ricorrenza è avvenuta durante l’esistenza di quella città?
...
.
...
R. Sì, certamente. Non è la stessa linea di tempo; è tempo parallelo. L’idea di ricorrenza richiede due dimensioni di tempo. La necessità di tre dimensioni di tempo viene soltanto con l’idea di lavoro. La seconda dimensione di tempo invece è veramente elementarissima. Non ci può essere alcun dubbio circa la sua esistenza, particolarmente nelle moderne idee matematiche e fisiche. Se accettiamo che la linea del tempo è curva, allora la curvatura ha due dimensioni, di conseguenza ci sono due dimensioni di tempo. 
...
.
...
D. Non comprendo che il tempo sia bidimensionale.
...
.
...
R. Prendete una cosa semplice. Navigate su un battello e camminate sulla tolda mentre la barca contemporaneamente procede. Questa è la seconda dimensione del vostro movimento. Voi avete un movimento; fate camminare voi stesso, e il secondo movimento è il movimento del battello.
...
.
...
D. Allora una spirale può portarci fuori dal nostro circolo presente?
...
.
...
R. Non credo che possiamo parlare di spirali dal punto di vista del sistema. Ma se ne parliamo in rapporto alla ricorrenza, allora nella ricorrenza ordinaria non c’è assolutamente alcuna spirale, è tutto allo stesso livello. Le ricorrenze possono differire una dall’altra in alcuni particolari, una può essere inclinata in un modo e un’altra in un altro modo: ma è soltanto una piccola deviazione e non c’è alcuna spirale. L’idea della spirale comincia con l’evadere dalla ripetizione costante delle stesse cose, o dal momento in cui viene introdotto qualcosa di nuovo.
...
.
...
D. L’idea dell’eterna ricorrenza è parte del sistema?
...
.
...
R. No, il sistema può essere compreso senza di essa, sebbene in seguito alcune cose nel sistema saranno più facili da comprendere se avete un’idea della ricorrenza. Il sistema indica la strada per svilupparsi ma non dice cosa accade quando lo facciamo. Se consideriamo il problema della sopravvivenza dopo la morte dal punto di vista del tempo – soltanto dal punto di vista del tempo – è ragionevole supporre che l’uomo 1, 2, 3 e 4 non ha vita dopo la morte, che in lui non c’è nulla di permanente.
Egli è talmente privo di permanenza che non può sopravvivere allo shock della morte. Se ha qualcosa di permanente, può sopravvivere. Ma secondo me è più importante esaminare questo problema in rapporto all’eternità. Questo non possiamo verificarlo, ma considerarlo in rapporto all’eternità significa che c’è ripetizione. La vita deve essere ripetuta, non ci può essere soltanto una vita. Cercate di comprendere il disegno della vita. Non potete comprenderlo se lo pensate come una linea retta, e se lo pensate come circoli vi accorgerete che il vostro cervello non può accettarlo. Tutto ciò che vive – vita organica, individui, ecc. – vive e muore e, in qualche misteriosa maniera che non comprendiamo, questa crea dei circoli; questi circoli sono collegati con altri circoli e l’intero disegno della vita ne è il risultato.
Ogni cosa, ogni piccola unità, continua a girare nel suo circolo, perché ogni cosa deve continuare a esistere. Se apparisse un intervallo, l’intera struttura sarebbe distrutta.
...
.
...
D. È perché manchiamo della necessaria categoria di pensare che non possiamo comprendere la ricorrenza, dato che sta nell’eternità?
...
.
...
R. Sì, se vi pare. Noi non possiamo visualizzarla, ma i nostri centri lo possono. Se lavoriamo, saremo capaci di pensare a ciò, ma solamente con l’aiuto dei centri superiori, non col nostro cervello ordinario. Ma prima di ciò dobbiamo accertarci che i nostri centri ordinari facciano tutto quanto possono, perché attualmente non usiamo in pieno i nostri centri ordinari. Prima di poterci aspettare di arrivare ai centri superiori, dobbiamo imparare a usare interamente tutte le parti dei centri ordinari invece che solamente le parti meccaniche.
L’idea di ricorrenza può avere parecchi difetti del tutto ovvi, ma matematicamente è giusta ed è certamente migliore di qualsiasi altra idea di questa natura, perché altrimenti, senza l’idea di ricorrenza, non ci sarebbe passato. Se non c’è passato, non c’è presente, e se non c’è presente, noi dove stiamo? Non possiamo vivere in un mondo in cui tutto il presente scompare. Molto tempo fa, ho scritto a questo proposito nel Tertium Organum: se viaggiamo in treno non possiamo aspettarci che tutte le stazioni che passiamo scompaiano, e che quelle in cui arriviamo siano costruite di nuovo; esse esistevano prima della nostra venuta e saranno là quando saremo passati. Sappiamo che tutto muore, quindi deve rinascere; ogni cosa è distrutta, quindi deve essere ricostruita; e la ricorrenza è l’unica teoria che può dare una risposta.
...
.
...
D. Se ogni momento è sempre coesistente, cos’è che ci fa sentire di essere in questo momento? 
...
.
...
R. I limiti della nostra mente. Certamente l’idea di tempo parallelo significa eternità del momento, ma la nostra mente non può pensare in questa maniera. La nostra mente è una macchina assai limitata. Dobbiamo pensare nella maniera più facile e far concessioni ad essa. È più facile pensare alla ripetizione che all’esistenza eterna del momento. Dovete comprendere che la nostra mente non può formulare correttamente le cose così come sono; dobbiamo avere soltanto formulazioni approssimative che sono più vicine alla verità del nostro pensare ordinario.
Questo è tutto quanto è possibile. La nostra mente e il nostro linguaggio sono strumenti molto, molto rozzi e noi dobbiamo trattare materie molto sottili e problemi sottili. Tuttavia non ci rendiamo conto che col semplificare le cose, coll’immaginare noi stessi in un mondo tridimensionale, rendiamo questo mondo non- esistente. Ci mettiamo in una situazione impossibile, perché se assumiamo, per esempio, il punto di vista ordinario del passato che scompare e del futuro non ancora esistente, allora non esiste nulla.
Ecco l’unica conclusione da questa idea che è logicamente possibile: o non esiste nulla o esiste tutto: non esiste terza alternativa, per così dire.
...
.
...
D. Potete dirci qualcosa circa il fatto se è possibile evadere dalla ricorrenza?
...
.
...
R. State facendo lo stesso sbaglio che fanno parecchie dottrine. Esse cominciano a pensare all’evasione prima di essere certe della teoria. Voi dovete prima sapere che la ricorrenza esiste realmente, mediante il ricordare, non teoricamente. Poi dovete stancarvi di questo, annoiarvi di ciò. Soltanto allora potete pensare all’evasione.
...
.
...
D. Come si può essere completamente certi che essa esista?
...
.
...
R. Come ho detto, solamente col ricordare. Se ricordate che avete vissuto prima, com’era la vostra vita prima, cosa è accaduto, allora saprete. Se non ricordate, non potete essere certi. La teoria parla in questo modo: se ricordate voi stesso in una vita, ricorderete nella prossima. Se siete inconsapevoli in questa vita, non ricorderete. Perciò prima dovete divenire consapevoli in questa vita.
...
.
...
D. Se uno potesse evadere dalla legge della ricorrenza, sarebbe ancora nello stesso tempo o l’uomo superiore è capace di evadere in altri tempi?
...
.
...
R. No, il tempo non ha nulla a che vedere con ciò. Il tempo si riferisce soltanto ad una sola vita. Fuori di una sola vita il tempo non esiste. Quella potete chiamarla eternità. E poi cosa intendete per evadere? Esistono parecchi modi per comprendere questa idea. Come potete evadere dal tempo? Esso è parte di voi; è lo stesso come evadere dalle vostre gambe o dalla vostra testa. Nondimeno l’idea di evasione ha significato: significa evadere dalla meccanicità, essere sempre un solo ‘io’, fare ciò che si vuole. Esistono parecchi gradi di evasione, ma questo è il principio. Voi prendete quest’idea con troppa semplicità. Cercate di pensare a cosa significhi evadere.
...
.
...
D. Non posso conciliare l’idea che il passato esiste, realmente vivente, con l’idea che torna di nuovo.
...
.
...
R. Non cercate di pensarci se vi è difficile. Mettetelo da parte. Questo è il motivo per cui dobbiamo parlare della ricorrenza in forme semplificate; la nostra mente non può pensare in alcun’altra maniera. Quest’idea è in realtà per il centro mentale superiore che può pensare correttamente. È quasi inutile parlare della ricorrenza, perché ciò diventa filosofia, ma esistono determinate cose che possiamo dire a suo riguardo anche con la nostra attuale conoscenza, e ciò è che in rapporto alla scuola qualcosa rimarrà.
Anche se uno ha soltanto cominciato, riterrà qualcosa. Uno non può dimenticare questo; può darsi che uno ricorderà prima e ciò può aiutarlo da un ciclo all’altro, sicché se uno può venire a una scuola una volta, egli si può attendere di incontrare una scuola presto, il che può essere di aiuto. Quindi anche con l’essere associati a queste idee abbiamo guadagnato qualcosa. In ogni caso cominciamo con i vantaggi del sistema. Questa è l’unica cosa che viene assicurata; tutto il resto dipende dal nostro lavoro.
...
.
...
D. Come può la ricorrenza essere vantaggiosa per l’uomo? 
...
.
...
R. Se uno comincia a ricordare e a cambiare, invece di girare ogni volta nello stesso circolo, se uno comincia a fare ciò che vuole e a pensare al meglio, allora essa è vantaggiosa. Ma se uno non ne sa nulla, o anche se uno sa e non fa nulla, allora in essa non c’è assolutamente alcun vantaggio. Allora ciò significa le stesse cose ripetute e ripetute. Le cose si ripetono nella nostra vita, quindi col semplice ricordare come le cose sono accadute ieri potete evitare certe cose domani. Ognuno vive in un circolo chiuso di avvenimenti: a una persona accade un tipo di cose, a un’altra persona un altro tipo. Dovete conoscere i vostri tipi di avvenimenti, e quando li conoscete, potete evitare parecchie cose.
...
.
...
D. Uno che ha incontrato il sistema in una ricorrenza, lo incontrerà di nuovo in quella successiva?
...
.
...
R. Ciò dipende da cosa egli ha fatto col sistema. Uno può incontrare il sistema e dire: “Che stupidaggini stanno dicendo queste persone!”. Dipende dallo sforzo che uno impiega. Se uno effettuasse sforzi, egli potrebbe acquisire qualcosa, e ciò potrebbe rimanere, se non fosse soltanto nella personalità superficiale; se non fosse soltanto formatorio.
...
.
...
D. Uno segue necessariamente qualche linea di azione in ogni ricorrenza?
...
.
...
R. Come ho detto, tutte le tendenze acquisite sono destinate a ripetersi. Una persona acquisisce una tendenza a studiare o a essere interessata in determinate cose. Essa sarà interessata di nuovo. Un’altra acquisisce una tendenza a fuggire da determinate cose. Allora essa fuggirà di nuovo.
...
.
...
D. Queste tendenze divengono più forti?
...
.
...
R. Possono divenirlo, oppure possono svilupparsi in una direzione differente. Non c’è garanzia: finché uno non arriva a qualche azione consapevole, in cui egli ha una certa possibilità di fidarsi di se stesso. Se avessimo materiale sufficiente potremmo rispondere a parecchie domande a proposito di ciò. Perché, per esempio, strane tendenze appaiono nei bambini, completamente contrarie alle loro circostanze ambientali, completamente estranee alle persone tra le quali essi vivono.
Qualche volta sono tendenze fortissime che cambiano la loro vita e li fanno andare su strade completamente inattese, mentre non c’è nulla nell’eredità che le produca. Questa è la ragione per cui accade in moltissimi casi che i genitori non comprendono i loro figli e i figli non comprendono i loro genitori. Essi non possono mai comprendersi a vicenda in maniera sufficiente o giusta. Sono individui completamente differenti: stranieri gli uni agli altri; succede che essi si incontrino accidentalmente in una certa stazione, poi di nuovo vanno in direzioni differenti.
...
.
...
D. Quando dite “studiate i bambini” cosa intendete?
...
.
...
R. Questo è quello che è così difficile. Se osservate le tendenze su grande scala, potete scoprire cose del tutto inattese. Potete dire di questa o quella tendenza che è il risultato dell’ambiente o scoprire un’altra ragione per essa, tuttavia tendenze del tutto inaspettate possono apparire nei bambini; non le tendenze occasionali che appaiono e scompaiono, ma tali che continueranno per tutta la vita. In base a questa teoria, queste possono essere tendenze acquisite in una vita precedente in anni molto tardi, e poi appaiono molto presto.
...
.
...
D. Dal punto di vista della ricorrenza, allora, può non essere che alcune azioni importanti che abbiamo fatto in una vita precedente siano responsabili ora delle nostre tendenze?
...
.
...
R. Possibilissimo. C’è soltanto una cosa: questo lavoro non esisteva prima. Può darsi che esistesse qualche altro lavoro – ce ne possono essere parecchi tipi diversi – ma non questo. Questo lavoro non esisteva prima, di ciò sono perfettamente certo.
...
.
...
D. Quello che intendevo era che sembra un’idea così grande pensare che tra ora e il tempo in cui moriamo facciamo le fatali azioni che ci daranno tendenze per la prossima volta.
...
.
...
R. Certamente. In ogni momento della nostra vita possiamo creare tendenze di cui non possiamo essere capaci di liberarci per dieci vite. Questo è perché nella letteratura indiana viene messo sempre l’accento su questo punto. Può esser detto sotto forma di una favola, ma il principio è lo stesso.
...
.
...
D. Avete detto che questo lavoro non è avvenuto prima. Ciò significa anche che non avverrà di nuovo?
...
.
...
R. Non c’è garanzia. Per voi stessi dipenderà da voi. Indubbiamente una cosa può esser certa: non avverrà nello stesso modo. Forse ci saranno gruppi e scuole, soltanto non nella stessa maniera e non nello stesso tempo. Il lavoro è l’unica cosa che non è soggetta alla legge della ricorrenza, altrimenti esso non sarebbe lavoro. Se è un po’ consapevole, non può ricorrere nella stessa forma. Se prendiamo questo particolare lavoro, parecchie cose in esso possono accadere in maniera completamente diversa. Per esempio, ciò che è accaduto ora in un certo tempo può cominciare forse vent’anni prima.
...
.
...
D. Se le scuole non ricorrono nella stessa maniera, ciò significa che una persona può incontrare solamente una scuola in una vita?
...
.
...
R. No, ciò significa introdurre un’altra idea. È più semplice di questo. La ricorrenza, se esiste, è meccanica e basata sulla meccanicità. Una scuola non può essere meccanica, quindi deve essere soggetta a leggi diverse, anche se è una scuola elementare. Se una scuola esistesse una volta in una forma, la volta successiva potrebbe non essere nello stesso posto, nello stesso tempo e nella stessa forma. È impossibile dire come cambierebbe, però non può essere la stessa cosa, altrimenti sarebbe meccanica, e se è meccanica non è una scuola.
...
.
...
D. Allora ciò significa che un individuo il quale si è imbattuto in una scuola potrebbe non trovarla la volta successiva?
...
.
...
R. Egli ne può trovare un’altra, forse una migliore, oppure non può trovar nulla. Il tipo di scuola che uno può o non può trovare la volta successiva dipende da parecchie ragioni sconosciute, ma solamente le cose completamente pietrificate possono essere ripetute più volte senza cambiamento. Le cose che sono vive non possono mai essere le stesse. Potete fare assegnamento che ricorra qualcosa come Trafalgar Square, ma non potete fare assegnamento sulle scuole dal punto di vista della ricorrenza.
...
.
...
D. Allora, dato che le scuole non sono macchine, se noi ricorriamo non c’è assicurazione che potremo mai trovare di nuovo questo sistema?
...
.
...
R. Nessuna assicurazione, proprio così, ma esistono parecchi aspetti di ciò. È perfettamente vero che le cose non ricorrono esattamente nella stessa forma, tuttavia uno non può perdere nulla di quanto ha acquisito. Ciò significa che se uno perde una possibilità ne può trovare un’altra. Uno può perdere soltanto per colpa propria, non per colpa delle cose, anche se è necessario comprendere e ricordare che le possibilità non sono illimitate. C’è ricorrenza in un senso, almeno ci può essere, ma, come ho detto, non ci può essere ricorrenza ‘eterna’ nel senso letterale della parola per ogni cosa, sia essa grande o piccola.
Esistono manifestazioni diverse e ciò che ci aspettiamo essere eterno può non essere affatto eterno. Ognuno ha solamente un numero limitato di opportunità. Se gli individui vivono una vita ordinaria e non accumulano le influenze giuste, non formano un centro magnetico, allora dopo qualche tempo essi perdono persino la possibilità di formarne uno. Essi possono estinguersi perché c’è grande concorrenza. Ci sono parecchie cose che non conosciamo affatto riguardo a tutto ciò, ma la prima cosa che va compresa circa la ricorrenza è che non è eterna. Mi accorgo dalle domande delle persone che alcune di esse non si rendono conto di quanto sia veramente rara la possibilità di sviluppo e di come ci siano parecchie persone che non l’avranno mai.
Ed esse non si rendono nemmeno conto di quanti pericoli, sia esterni che interni, circondino questa possibilità. Per quanto riguarda la possibilità di incontrare di nuovo la stessa scuola, ho avuto l’impressione che le persone fossero addirittura sbalordite per il fatto che non avrebbero potuto incontrarla, che questa possibilità non esistesse per sempre.
In realtà, tutto quanto si riferisce alle scuole è destinato ad essere fuori dalle leggi ordinarie, sicché nulla può accadere esattamente nella stessa maniera. Ciò non significa che non ci saranno altre possibilità, ma bisogna essere preparati per esse. La scuola non può fuggire da un individuo; l’unica persona che può fuggire siamo noi stessi, ma dobbiamo essere preparati a incontrarla, dobbiamo preparare noi stessi, anche se ci sono diecimila vite.
Nulla viene da sé. Se viene da sé, uno la perderà. Uno può ottenere soltanto tutto quello per cui è preparato, e uno può essere preparato solamente mediante i propri sforzi. In questo lavoro non esistono garanzie. Non ricevete gradi per la lunghezza del tempo durante il quale siete rimasti al lavoro. Ogni giorno passate un esame e ogni giorno potete o superarlo o cadere.
...
.
...
D. Dato che è così raro e difficile trovare una scuola, temo molto di poter ricorrere in condizioni che lo rendano impossibile.
...
.
...
R. Penso che ci siano scarse possibilità di ciò perché, se accettiamo questa teoria della ricorrenza, nasceremo nelle stesse circostanze, nello stesso tempo, nello stesso periodo. Anche se per qualche ragione le cose non si ripetono esattamente, troverete qualcosa d’altro, specialmente se ricordate qualcosa della vostra vita passata. In ogni caso ci saranno più opportunità che se non sapeste nulla.
...
.
...
D. È vero che nessuno di noi ha mai incontrato prima questo sistema?
...
.
...
R. Credo che sia verissimo. Ma probabilmente avete incontrato qualcosa di simile. Comunque, il fatto che io lo creda non significherà nulla per voi; dovete scoprire per voi stessi perché io pensi così.
...
.
...
D. Esiste una qualche certezza che se si comincia il lavoro in una vita si sarà capaci di continuarlo in seguito?
...
.
...
R. Di nuovo, parlando teoricamente, comincerete dallo stesso posto da dove avete lasciato. Più ottenete ora, più vi sarà facile cominciare. È la stessa cosa che spostarlo da un giorno all’altro; la relazione è la stessa. Per esempio, cominciate a imparare qualcosa oggi, e domani continuate: non avete bisogno di cominciare di nuovo da principio. Ma se fingete soltanto di stare imparando, se guardate il libro e invece vi abbandonate ai sogni, allora la prossima volta dovrete cominciare da principio.
...
.
...
D. Il cambio di essere in questo tempo aumenta il centro magnetico nel tempo successivo?
...
.
...
R. No, il centro magnetico deve essere fatto nella personalità, perciò dovrete rifarlo la prossima volta. Non potete riceverlo bello e fatto dalla vita passata.
...
.
...
D. Una tendenza in una ricorrenza potrebbe diventare un’abitudine in quella successiva?
...
.
...
R. Dipende dalla tendenza. Se essa è meccanica, diverrà un’abitudine. Se è consapevole, non può divenire un’abitudine, perché sono due cose differenti.
...
.
...
D. Ripensando alla mia vita vedo certi incroci in cui sono state prese delle decisioni che ritengo fossero sbagliate. Esiste qualcosa di speciale che posso fare in questa ricorrenza allo scopo di non ripetere gli stessi sbagli in quella successiva?
...
.
...
R. In una certa misura; ogni cosa è in una certa misura. Se ci guardiamo indietro possiamo trovare momenti che possiamo chiamare incroci. Se non li studiamo, possiamo commettere errori e prendere per incroci punti che non erano realmente incroci e in tal modo perdere i veri incroci. Uno può pensare, uno può cambiare ora per quanto riguarda questi punti particolari, e se egli è particolarmente profondo, ricorderà; se non è abbastanza profondo, potrà ricordare. In ogni caso esiste una possibilità che col tempo uno possa non fare di nuovo le stesse cose, in quanto questa questione di girare inevitabilmente da una parte o dall’altra può essere più inevitabile o meno inevitabile.
...
.
...
D. Se percepiamo questi incroci, possiamo usarli?
...
.
...
R. Non è questione di usarli. È questione di studiarli nel passato, non nel futuro. Non sappiamo abbastanza per pensare a ‘fare’. È soltanto il pensare formatorio che comincia sempre con l’idea di ‘fare’.
...
.
...
D. Se possiamo fare qualsiasi scelta, come ciò può influenzare la ricorrenza?
...
.
...
R. La ricorrenza non può essere influenzata direttamente. Secondo l’idea della ricorrenza niente cambia, cambiate soltanto voi. Se cambiate voi, allora parecchie cose possono cambiare nella ricorrenza. Parecchie idee e cose possono passare da una vita all’altra in questa maniera. Per esempio, qualcuno ha chiesto cosa uno potrebbe ottenere dall’idea di ricorrenza. Se uno divenisse intellettualmente consapevole di questa idea e se essa divenisse parte della sua essenza, parte cioè del suo generale atteggiamento verso la vita, allora egli non la dimenticherebbe e sarebbe un vantaggio saperlo presto nella prossima vita.
...
.
...
D. È giusto pensare che non possiamo continuare a vivere per sempre, vale a dire a morire e rinascere?
...
.
...
R. Giustissimo. Gli individui con una vita completamente meccanica hanno un tempo più lungo, e quelli che divengono consci hanno un tempo più corto; questa è l’unica differenza. Sembra assai ingiusto, tuttavia gli individui meccanici possono imbattersi in circostanze sgradevolissime. Supponete che per effetto di qualche accidente esterno connesso con eventi storici, come guerre o qualcosa del genere, qualcuno muoia giovanissimo e ogni volta continui a morir giovane, allora soltanto una eccezionalissima combinazione di circostanze può introdurre un cambiamento nel suo caso.
...
.
...
D. Nel caso in cui un accidente influenzi l’intera nostra vita, questo ricorrerà?
...
.
...
R. Sì, lo stesso tipo di accidente può ripetersi. Non dovete dimenticare che stiamo parlando solamente di una teoria, ma una teoria può essere migliore o peggiore, più vicina o più lontana da fatti possibili. Nella vita meccanica anche le cose che accadono non portano nessun cambiamento pratico. Le cose sono importanti soltanto quando un uomo comincia a svegliarsi. Da quel momento le cose divengono serie. Perciò, state chiedendo sulla ricorrenza meccanica o sul principio del risveglio?
...
.
...
D. Avevo in mente la possibilità di incontrare una scuola la prossima volta.
...
.
...
R. Come ho detto, le scuole sono più libere dalla ricorrenza in confronto alle cose della vita. Parecchie cose possono essere ripetute esattamente come sono ora, e alcune possono cambiare. È lo stesso che, quando, andando in giro, vedete cose diverse: persone, alberi, autobus, macchine, case, lampioni; alcune cose stanno ferme, altre si muovono. Le guerre, le rivoluzioni ed altre cose del genere sono come lampioni, mentre le cose consapevoli sono come le luci dei fari delle macchine che passano. Se andate fuori, vedrete sempre gli stessi lampioni, ma non è probabile che vediate le stesse macchine.
...
.
...
D. È vero che l’opportunità non si presenta mai due volte?
...
.
...
R. Non la stessa opportunità, sarebbe una perdita di tempo. Quando le persone s’imbattono in certe opportunità, esse divengono responsabili dell’energia spesa in esse. Se non se ne servono, essa non ricorre. I lampioni rimangono fermi; le macchine non stanno ferme, non sono state fatte per stare ferme ma per muoversi. È utile pensare che la stessa opportunità possa non ricorrere la prossima volta. Noi ci aspettiamo che le cose siano le stesse, invece possono essere differenti. Ciò può dipendere da altre persone; altre persone possono cominciare più presto. Per esempio, io ho cominciato queste conferenze in Inghilterra nel 1921, ma la prossima volta posso cominciare nel 1900, voi sarete preparati solamente per il 1921, ma nel 1921 non ci può essere più un’opportunità per voi. Ciò non va preso alla lettera; è semplicemente un esempio su cui riflettere.
...
.
...
D. È assai difficile pensare alla preparazione per incontrare un sistema più presto.
...
.
...
R. Voi non potete preparare nulla, ricordate semplicemente voi stessi e ricorderete la prossima volta. Tutta la difficoltà sta nelle emozioni negative; ci piacciono talmente che non abbiamo alcun interesse in nessun’altra cosa.
...
.
...
D. Il punto di partenza nel lavoro è lo stesso per ognuno, o abbiamo punti di partenza differenti?
...
.
...
R. Molto, molto differenti; gli individui cominciano a livelli differenti. Noi non conosciamo la nostra storia nel senso delle vite passate. Alcuni individui hanno già fatto un po’ di lavoro, anche se è impossibile dire in quale forma. Altri individui cominciano soltanto mentre altri hanno già parecchi sforzi dietro di sé, sicché ognuno comincia in maniera diversa. Nella scuola però tutti devono passare attraverso le stesse cose e qualche volta per gli individui che hanno più materiale è più difficile che per quelli che ne hanno meno.
Individualmente ciò è assai diverso. Alcuni individui possono non essere responsabili per qualche tempo, altri possono. Alcuni possono lavorare con nuove persone, altri possono solamente ascoltare per lungo tempo.
...
.
...
D. È di utilità pratica pensare agli eventi della propria vita quando si cerca di ricordare se stessi, avendo di mira il fissarli per la ricorrenza futura?
...
.
...
R. No, questo non è pratico. Prima, come ho già detto parecchie volte, è necessario esser certi della futura ricorrenza; e in secondo luogo, è necessario esser certi di ricordare se stessi. Se voi la mettete nella maniera in cui l’avete messa, essa si trasformerà semplicemente in immaginazione. Ma se prima cercate di ricordare voi stessi senza aggiungere nulla a ciò e poi, quando potete, cercate anche di ricordare la vostra vita passata – ricordate che ha parlato di cercare di trovare incroci – allora in combinazione ciò sarà utilissimo.
Soltanto non pensate di poterlo fare di già, perché non potete. Esistono parecchie maniere di cercare di pensare alla propria vita in quattro dimensioni. Ora possiamo prender ciò soltanto psicologicamente, in rapporto alla nostra stessa vita. Supponete di portarvi indietro di dieci anni e di trovare che ricordate benissimo certi momenti. Poi immaginate di sapere tutto quello che succederà, e che dovete riviverlo tutto di nuovo, conoscendolo tutto: viverlo attraverso tutti gli sbagli, tutte le sciocchezze, ecc. Allora avrete una visione diversa dell’intera cosa.
Ogni cosa è in voi ora se studiate la vostra vita andando indietro e poi tornando avanti. Usando la vostra immaginazione, lo farete consapevolmente. Ma non dovete cercare di cambiar nulla. Allora rivivrete quei dieci anni e vedrete che ogni cosa accade nella stessa maniera di prima, e tuttavia sapete che ogni cosa deve accadere nella stessa maniera.
...
.
...
D. Come si può ricordare sufficientemente bene?
...
.
...
R. È necessario trovare momenti che ricordate bene. Alcune persone ricordano meglio di altre. Ma alle persone che non ricordano bene ciò sarà particolarmente utile, in quanto tutta la vita deve essere assolutamente chiara. Questa è una camera anatomica; soltanto che nelle ordinarie camere anatomiche essi hanno a che fare con cadaveri mentre qui non potete avere a che fare con altre persone finché non conoscete tutto di voi stessi.
...
.
...
D. Cosa si può fare quando si arriva a un momento in cui si dimentica quello che è accaduto?
...
.
...
R. In noi c’è il ricordo completo di tutto, ma ciò potrebbe essere quello che uno può chiamare “essere intimorito”. Comunque, se insistete, allora, a poco a poco, le cose appariranno e voi scoprirete che potete pensare a parole, umori, sentimenti e persone. Ciò dimostra che la psicologia non può essere studiata indipendentemente da voi stessi. Nello studio di tutta la vostra vita avete davanti a voi un intero museo. 
...
.
...
D. Pochi minuti fa avete detto che uno proseguiva dal punto in cui aveva lasciato in un’altra vita. Ciò significa che se si diviene uomini n. 4 in questa vita si rinascerà n. 4 nella prossima?
...
.
...
R. Questo non lo so. Ritengo che sia meglio dire che sarà più facile divenire n. 4. Vedete, con un grosso cambiamento di essere quale quello del passaggio da un grado a un altro, uno è soggetto a parecchie leggi nuove. Come ciò funzioni, non so. Possiamo parlare solamente della nostra situazione perché quella conosciamo, e possiamo dire che possiamo attenderci cambiamenti relativamente piccoli: maggior conoscenza, maggior consapevolezza e, se abbiamo fortuna, un po’ più di coscienza o brama. Ma non possiamo parlare di grandi cambiamenti come il passare da un grado all’altro.
Tuttavia, anche un lieve cambiamento è un cambiamento, ed è meglio pensare a piccoli cambiamenti che possiamo misurare. Vedete, in relazione a questi problemi, è utilissimo renderci conto di ciò che possiamo sapere. Queste domande vengono fatte come se potessimo sapere le risposte, ma appena cinque minuti di riflessione mostrerebbero che non possiamo, perché se potessimo, probabilmente avremmo avuto le risposte parecchio tempo fa.
Allo scopo di rispondere praticamente a queste domande è necessario avere uno strumento migliore. Se potessimo usare questo strumento più potente, forse avremmo risposte concrete, ma non col cervello ordinario che abbiamo ora.
...
.
...
D. Non comprendo il nesso tra cambiamento di stato e cambiamento di circostanze.
...
.
...
R. Essi sono differenti. Le circostanze cambiano da sole e lo stato cambia soltanto come risultato del lavoro, e parecchie cause mediante le quali lo stato può cambiare non dipendono dalle circostanze. Bisogna comprendere come accadono le cose. È utile pensare a queste cose, ma è facile commettere errori. Un errore è quello di pensare che le cose potrebbero essere diverse. Questo è vero soltanto di noi stessi. Tutte le cause che governano i grandi eventi esterni sono state create molto tempo fa, e in realtà esse non sono il nostro argomento: non abbiamo tempo per studiare queste cose nei particolari. Ma dobbiamo studiare noi stessi nei particolari.
...
.
...
D. Se una persona cessa di nascere nel suo periodo particolare, cosa accade di tutte le altre vite con cui egli è a contatto?
...
.
...
R. Questo è uno dei problemi difficilissimi da comprendere. Nei limiti in cui possiamo vedere in questa teoria, uno non può cominciare essendo nato immediatamente. Nascere è anch’esso un processo come ogni altra cosa: uno svanisce a poco a poco, e questo svanire non produce alcun grosso effetto. Alcuni individui possono svanire, altri possono restare, come individui connessi con eventi storici e cose del genere. Essi si trovano in una posizione sgradevolissima, continuano a girare attorno e la maggior parte di loro è completamente morta.
...
.
...
D. È quindi impossibile per i grandi uomini nei movimenti storici evadere dalla vita?
...
.
...
R. Nella maggior parte dei casi è troppo tardi per loro evadere; essi sono già morti, essi stanno quasi perdendo le loro ossa per la strada ma debbono continuare ad esistere e a girare attorno. Questo è uno dei misteri della vita: essa è governata da gente morta.
...
.
...
D. Non vedo perché grandi figure storiche siano così importanti da dover continuare a ricorrere anche quando sono morte. Non sarebbe più facile trovargli dei sostituti?
...
.
...
R. Facile per chi? Evidentemente essi trovano posto in alcune condizioni e quindi continuano a girare attorno nella stessa maniera anche se muoiono e la gente li prende per esseri viventi. Forse è la loro principale caratteristica di essere morti, perché allora non possono commettere sbagli: essi continuano a fare sempre le stesse cose.
...
.
...
D. Voi parlate di persone morte che ricorrono, mentre io pensavo che l’essenza non potesse morire.
...
.
...
R. Essa può morire relativamente, nel senso che non si può sviluppare. Meccanicamente può esistere, ma non può crescere, può soltanto deteriorarsi nel tempo. L’essenza può morire in parecchi modi diversi. Può morire soltanto per questa vita o può morire completamente. Può morire completamente soltanto come risultato di un lungo periodo di azioni sbagliate, azioni contro la coscienza. Uccidere l’essenza significa uccidere la coscienza. Oppure può morire in questa vita e rinascere, sana e salva, in quella successiva.
Per esempio, uno può cadere sulla testa e l’essenza può morire nel senso che non si svilupperà più. Ma nella vita successiva vivrà di nuovo. Perciò nel parlare della morte dell’essenza dobbiamo sapere quale caso intendiamo, se accidentale o intenzionale. Nel pensare alla vita dimentichiamo che parecchi individui sono morti e che gli individui addormentati cadono facilmente sotto l’influenza dei morti.
...
.
...
D. La maggior parte delle persone è morta?
...
.
...
R. Questo problema è stato discusso nel nostro gruppo a Pietroburgo. Alcuni pensavano che la maggior parte della gente fosse morta, ma io sono sempre stato contrario a ciò. Ognuno è addormentato, ma anche nella vita potete trovare persone piacevoli che possono non lavorare a causa di pigrizia, mancanza di opportunità, o qualcos’altro. Ma essi non sono morti.
...
.
...
D. Come possono i morti influenzare gli addormentati?
...
.
...
R. In confronto agli addormentati essi sono fortissimi perché non hanno né coscienza né vergogna. Cosa rende debole la gente ordinaria? Coscienza e vergogna. Inoltre se le persone sono addormentate può accadergli qualsiasi cosa, possono essere rapite dai loro letti. Tutte le persone nella vita sono addormentate, ma non tutte sono morte: ancora. Nondimeno, se uno non può accettare e usare affatto l’influenza B, non c’è nulla che possa impedirgli di morire presto o tardi. Le influenze B vengono inviate per impedire agli uomini di morire, anche se sono addormentati. Ma se essi le respingono, non c’è nulla che possa impedirgli di morire.
Gli individui non sono eguali in rapporto all’evoluzione. Alcuni possono evolversi, altri non possono. O hanno perso la possibilità di evolversi o non hanno fatto nulla per meritarsela.
...
.
...
D. C’è qualche differenza tra chiaroveggenza e ricordo della ricorrenza?
...
.
...
R. La vera chiaroveggenza, indipendentemente dalle descrizioni fantastiche, è una funzione del centro emozionale superiore, il che significa una funzione dell’uomo n. 5. Tutto quanto sta sotto è o bugia o immaginazione. È possibilissimo avere qualche volta barlumi dei centri superiori, ma non è una cosa sicura e nessuno può controllarla tranne l’uomo n. 5: e questo deve essere un completo n. 5. Se un uomo si cristallizza e diviene quasi n. 5, ma senza essere stato uomo n. 4, egli non è completo e non può fare uso completo di questo potere. Ma se uno raggiunge il terzo stato di consapevolezza, questo sviluppo della consapevolezza significa il funzionamento del centro emozionale superiore che ha un maggior campo di visione della nostra visione ordinaria.
...
.
...
D. È possibile avere una qualsiasi comprensione della ricorrenza se non si possono afferrare i problemi delle dimensioni e dei tempi diversi?
...
.
...
R. Credo che è possibile comprendere, ma prima dobbiamo metterci d’accordo sui termini. Come teoria essa ha un lato psicologico, un lato matematico e quello che possiamo chiamare un lato fisico, e io ritengo che il lato psicologico può essere compreso senza comprendere necessariamente le idee di dimensione e di spazio.
Dopo tutto, ciò che è importante non è il lato matematico: esso è soltanto una teoria della vita che è, per così dire, matematicamente valida. Ma non possiamo parlarne come di un fatto. Essa può essere spiegata in un’altra maniera. L’idea di ricorrenza può essere collegata con la vita dell’umanità. Il tempo individuale termina e uno diviene collegato con la vita di un’entità più grande: l’umanità.
Ciò significa solamente una cosa: se l’uomo rimane meccanico, egli può ricorrere diecimila volte e non trarre profitto da ciò. Il fatto della ricorrenza non cambia nulla da solo. Ma se uno comincia a lavorare, esso diviene enorme; è l’unico principio che può spiegare determinate cose. Ma da solo diecimila vite o una sola vita sono esattamente lo stesso.
...
.
...
D. Tutti gli avvenimenti della storia, quali guerre e rivoluzioni, vengono di nuovo?
...
.
...
R. Ora stiamo parlando della ricorrenza individuale; non possiamo passare direttamente da ciò agli eventi storici. Tuttavia possiamo dire che queste cose si ripeteranno. Sono prodotte da forze meccaniche e da persone meccaniche, quindi quelle persone si troveranno esternamente nelle stesse condizioni di prima. La cosa che dobbiamo comprendere è che se nulla cambia ora, nulla cambierà di nuovo.
Supponete che esistano individui che ricordano; cosa possono fare? Altri non ricordano, ed essi sono più sicuri delle loro opinioni e meno inclini ad ascoltare la ragione. E il ricordare gli avvenimenti dipende dal ricordare se stessi. Se divenite consapevoli ora, poi, se c’è un’altra vita, ricorderete quello che è accaduto. Se non ricordate voi stessi, come potete ricordare le cose e gli avvenimenti?
...
.
...
D. Ciò significa che la situazione del mondo sarà per me sempre la stessa?
...
.
...
R. Dovete comprendere che ciascun mondo, dal punto di vista della ricorrenza, sta dentro a un altro mondo. La situazione può mutare in uno dei mondi più grandi e influenzare il mondo che ha dentro. Esistono parecchie cose in rapporto a ciò che la nostra mente è incapace di pensare nella maniera giusta. Se potessimo pensare più precisamente e chiaramente potremmo vedere di più. C’è una cosa che desidero aggiungere in relazione ai mondi. Finché esiste l’Assoluto, devono esistere tutte le altre cose; esse non hanno il diritto di morire.
Anche se muoiono, vengono continuamente ripetute finché esiste l’Assoluto. Ma tutto ciò è teoria. Nel sistema la ricorrenza non è necessaria. Può essere interessante e utile; potete addirittura cominciare con questa idea, ma per il reale lavoro su voi stessi essa non è necessaria.
Questo è il motivo per cui non ci viene data questa idea nel sistema. Essa è venuta dall’esterno, da me, dalla letteratura. Essa si adatta al sistema, non contraddice il sistema, ma non è necessaria perché tutto ciò che possiamo fare lo possiamo fare soltanto in questa vita.
Se non facciamo nulla in questa vita, la prossima vita sarà esattamente la stessa, oppure ci saranno lievi variazioni ma non cambiamenti positivi. Se la ricorrenza esiste, non possiamo cambiarla. Esiste una cosa soltanto che possiamo cambiare: possiamo cercare di svegliarci e sperare di rimaner svegli. Se dobbiamo tornare indietro, non possiamo fermarla. Ci troviamo in un treno, il treno deve andare da qualche parte.
Tutto ciò che possiamo fare è trascorrere il tempo in treno in maniera diversa: fare qualcosa di utile o spenderlo del tutto inutilmente.
...
.
...
FINE.